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(Massimo Scaligero)

Con il declino della filosofia speculativa e l'avvento della filosofia analitica, ciò che si è dialetticamente sviluppato, allato alla rigerminazione della logica formale e delle ricerche linguistiche, in effetto è una generale dialettica di tipo esclusivamente discorsivo, perché priva del sostanziale pensiero che da Platone a Gentile l'aveva giustificata.

È una situazione che diviene sempre meno comprensibile, soprattutto ai professionisti della filosofia, e ad opera di essi. Ed è giustificabile, se gli stessi autori di sistemi che hanno acquisito autorità filosofica nel mondo attuale, mostrano tutti invariabilmente di aver perduto l'esperienza del concetto: come dire che la loro produzione ideale manca dell'attività dell'idea, della percezione dell'idea, epperò della possibilità di considerare come reale l'essere dell'idea. E la contraddizione è appunto che sempre un potenziale d'idea anima lo stato interiore da cui scaturisce simile pseudo-filosofia.

È un filosofare che, sotto la veste logico-dialettica, mostra, accanto alla perdita del processo ideale mediante cui continua a ideare, tali ingenuità che sembra che per simili filosofi sia svanita nel nulla l'esperienza di secoli di filosofia. Basta guardare come vengono riproposti il problema dell'«essere», il concetto dell'esistere, il tema dello spazio e del tempo, della natura e della storia, il problema logico: non con una capacità di ricominciare attingendo ai principi reali del conoscere, ma di ricominciare con la parola già fatta discorso, epperò con il discorso gravido di annoso sapere filosofico e in tal senso raffinato sino al virtuosismo, e tuttavia con un contenuto ideale che, sfrondato della dialettica, risulta inconsistente.

Occorre precisare che, indicando l'esperienza del concetto e la validità del mondo delle idee, non si intende rivendicare alcuna posizione speculativa o idealistica, bensì ci si riferisce a un'ESPERIENZA DELLE IDEE, nella sua concretezza, separabile da qualsiasi assunzione filosofica, anzi valida appunto in quanto non si identifichi con alcuna filosofia. È l'esperienza nella quale sarebbe dovuto sboccare il secolare processo della filosofia, ma alla quale essa è mancata. In ciò che oggi circola come filosofia si può ravvisare la serie dei prodotti di un simile mancamento.

In realtà si sono impossessati della filosofia i meno qualificati, che appena riescono a sillabare il pensiero, hanno il discorso filosofico facile proprio in quanto non credono alla realtà delle idee, ossia non credono a ciò che fanno, onde possono senza controllo ideale darsi all'argomentare dialettico-logico, attenendosi unicamente alla conseguenzialità formale [logica formale; cfr. i principali quattro tipi di logica in "Il diritto reale non è solo logica formale" - ndr] che come idee assume serie di astrazioni, ossia il nulla discorsivo.

Questo nulla discorsivo oggi costituisce un mondo d'intelligenza dominante, con interne coerenze di articolazioni, consistenti della riflessità a sé identica e a sé sufficiente, che può trattare tutti i problemi dell'uomo senza effettiva relazione con il contenuto, in quanto l'uomo non è presente in essa: non potendo l'Io avere vita nel pensiero riflesso.

("Precarietà dialettica e analitica" in "La logica contro l'uomo". Il mito della scienza e la via del pensiero", 3.3, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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