Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

(Massimo Scaligero)

L'organo cerebrale alterato determina l'automatismo tipico del pensiero, esigente veste logico-analitica; ma simultaneamente, a sua volta, l'organo cerebrale viene alterato dal pensiero che non si conforma alle proprie leggi. Il guasto è reciproco. Naturalmente tale situazione non riguarda tanto l'obiettivo processo della logica analitica, quanto l'uso poco consapevole e perciò retorico del suo metodo.

Le leggi del pensiero, non essendo fisiche, esigono dal pensiero un rapporto con l'organo fisico, che sia l'uso di esso secondo l'ordine a cui ha obbedito la sua formazione biologica: onde l'uso del cervello da parte del pensiero, per essere giusto in senso fisico, non può che essere metafisico. Ed è tale, infatti, nel suo movimento predialettico, senza il quale non potrebbe esservi movimento dialettico: di cui però il mero pensiero dialettico non può avere adeguata coscienza. Il guasto si verifica appunto là dove il processo dialettico, attuandosi mediante l'organo cerebrale, non ha la capacità di operare secondo il principio adialettico dal quale muove: perde la forza di tale principio, che è dire l'autonomia rispetto all'organo: perciò non ha che un'astratta coscienza di sé.

Le ragioni della perdita dell'autonomia del pensiero, in senso metafisico e di conseguenza culturale-storico, non possono rientrare nell'ambito della presente trattazione. Esse sono state argomento di altri nostri studi, a cui rimandiamo il lettore. A noi interessa ora rilevare che una delle ragioni del prevalere del processo cerebrale su quello pensante - inizio dell'alterazione mentale, che si codifica mediante la persuasione scientifica che il cervello pensi, o sia l'organo del pensiero - è l'eccesso del risonare nella mente umana delle percezioni sensorie, senza adeguata controparte cosciente. Nell'epoca della linguistica e della semantica rigorosa, questa insufficienza di coscienza è un fatto grave. L'eccesso si verifica sia nella forma dell'esperienza quotidiana, in ordine al livello pragmatico-tecnico dell'attuale civiltà, sia in quella propriamente scientifica incentrata nell'esclusivistica fattualità dei fenomeni. In ambo i casi l'esperienza sensoria non è integrata da corrispettiva attività interiore, ossia da qualcosa di più che una semplice consapevolezza metodologica. Si tratta infatti dell'attività interiore sollecitata dall'esperienza sensoria stessa, nel suo darsi.

L'eccesso di sensazioni e di rappresentazioni ad esse legate, non può venir bilanciato da un pensiero che, analiticamente e speculativamente, è l'astrattificazione di tale rappresentare, non il suo superamento o la sua integrazione. Dal punto di vista della percezione, è inevitabilmente una continua carica di impressioni esteriori senza risposta interiore, e, dal punto di vista della rappresentazione, il proseguimento dell'unilaterale cerebrazione non ripercorsa dalle forze pensanti messe in atto. La cerebrazione diviene automatismo e, come tale, comincia a produrre l'alterazione mentale.

Nell'intellettuale tale alterazione può assumere diverse forme di espressione compensatrice, che egli riterrà arte nuova, o pensiero d'avanguardia, o scienza cosmica, o nucleare, ma sarà il male messo in condizione di continuare pacificamente ed eticamente la sua opera. Non è un risanamento, bensì l'espressione intellettuale del male. D'altro canto l'automatismo mentale, ove trovi precise possibilità di estrinsecazione razionalistica, necessariamente si presenta come monoideismo persistente secondo il tematismo sociale, o politico-sociale, o psicologico, o filosofico assunto, sino ad una ossessività il cui carattere patologico non si tradisce, grazie all'apparato logico-linguistico di cui dispone.

(Automatismo formale e paranoia in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 4.6, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

Condividi post

Repost 0