Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

(Massimo Scaligero)

Chi ritenesse risalire dagli orientamenti della cultura a ciò che li determina, ossia alla politica e allo spirito propagandistico-pubblicitario che le è congeniale, non incontrerebbe qui reali cause. Si troverebbe dinanzi alla necessità di risalire ad ulteriori cause, che spiegassero l'universalità del fenomeno politico-propagandistico e la sua capacità di influenzare persino taluni indirizzi della scienza.

Indagine più pratica a un determinato momento risulterebbe quella che potesse rivolgersi alla genesi psicologica o al processo interiore della cultura: che non potrebbe infine non rimandare a una condizione mentale peculiare dell'uomo di questo tempo.

Dalla dialettica, che, di là dal senso che ebbe da Platone agli ultimi idealisti occidentali, oggi è una struttura analitica mondiaimente valida attraverso espressioni varie, e, sul suo piano, accessibile solo a un indagine critica di analogo tipo, ossia inevitabilmente legata alla forma discorsiva del proprio assunto come a un "principium negationis", si dovrebbe risalire al fatto mentale tipico che la rende possibile. Questa è la prima condizione di un'indagine che non rischi di far parte del fenomeno che intende identificare.

Credere di controllare una dialettica con altrettanta dialettica è l'illusione di chi, in altro modo, è avvinto allo stesso errore della dialettica che presume controllare. D'altro canto, è difficile a meno che non si sia padroni del proprio pensiero, avvertire un errore logico senza prima ripeterlo in sé e perciò senza essere obbligati a ripercorrere determinate involuzioni del pensiero, per poterle riconoscere tali: senza rischiar di essere presi dall'errore prima di giungere ad avvertirlo.

Né l'errore di pensiero si presenta necessariamente come errore logico, onde avvertirlo come errore è moto del pensiero indipendente dal costrutto logico: moto in sé più importante della possibilità di confutazione dell'errore accettato come verità perché in regolare forma logica. Colui che da tale forma logica venga persuaso, è tendenzialmente portato all'errore; non è la logica che lo persuade, anche se crede che sia questa e si giova di questa per sostenere la sua professione di fede: non il suo pensiero, che non c'è.

Dietro il dialettismo di questo tempo è possibile intuire che cosa veramente agisca, se non si cade nella fede empiristico-logica di potersi far dire tutto dal costrutto del discorso: fede che non appartiene solo ai logisti, ma a tutti gli attuali raffinati del costrutto discorsivo. Si da' infatti il caso che questo costrutto normalmente vi sia, ma appunto sia fatto di parole: non di idee. Si tratta allora di capire che cosa si sia sostituito al pensiero, per cui ormai si possa indicare la dialettica attuale come il formalismo sempre più sapiente, appunto perché privo di pensiero.

È impresa ardua risalire al pensiero di chi ha ben costruito un discorso valido esclusivamente nelle correlazioni delle parole, perché esso conduce il pensiero che lo ripercorre, fuori del proprio movimento, entro la trama delle correlazioni stesse, da cui difficilmente può uscire, anche se può indefinitamente «procedere» mediante esse.

O il pensiero che le ripercorre è autonomo e allora avverte l'irretimento, ma deve compiere un atto decisamente intuitivo, per afferrare che cosa invero muova dietro il ben costruito discorso; oppure il pensiero manca di autonomia e in tal caso viene afferrato dal meccanismo relazionale-associativo, che lo obbliga al proprio movimento. In questo secondo caso il pensiero perde persino la possibilità di avvertire la cessazione della propria autonomia.

In realtà il costruttore del discorso valido - come tessitura logico-astratta - a condizione di escludere l'autonomia del pensiero del lettore, che sola potrebbe identificarne l'interna miticità, è mosso da un impulso che non è il suo pensiero, ma un ente impersonale, il vero costruttore del discorso. Sembra che tale impulso sappia come non suscitare pensiero, ma comunicare solamente se stesso mediante la progressione delle parole con marchio logico, che è la parvenza del pensiero: procedimento che, per prodursi, deve necessariamente asservire a sé il pensiero, espellendone la coscienza.

In tal modo l'uomo, mediante un dialettismo illegittimamente formale, viene educato ad accogliere le sollecitazioni rivolte al suo automatismo pensante, piuttosto che al suo reale pensiero. Il reale pensare diventa sempre più faticoso, mentre la loquela progressiva fondata sui meccanismi discorsivi facilita il pensiero a cui non importi intendere, bensì codificare la propria inerzia.

Non deve trarre in inganno il fatto che questo pensiero possa percorrere sentieri della filosofia o della scienza: perché, come sarà mostrato, non è pensiero capace di consapevolezza nel proprio movimento, ma solo in ciò che si determina come imitazione del movimento: la relazione delle parole, in stato di sonnambulismo avvincendosi a tale relazione come a una sicurezza di coscienza, che con il tempo si consolida sino a divenire impulso di cultura.

("Forme logiche del declino interiore" in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 2.2, Ed. Tilopa, Roma, 1967)

Condividi post

Repost 0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: