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(Massimo Scaligero)

L'uomo crede di pensare le cose e le situazioni e di assumerle logicamente: in realtà, salvo taluni rari casi di esercizio della pura razionalità, egli normalmente pensa ciò che il suo «sentimento» e il suo desiderio proiettano in esse, senza possibilità di avvertirlo. L'automatismo discorsivo è pronto a trarre innanzi il pensiero lungo un sentiero segnato: che in effetto viene percorso dall'istinto o dal sentimento, seguiti dal pensiero divenuto inerte. Si crede di essere freddi razionalisti, ma in realtà si è infantilmente istintivi. Situazione psicologica tipica, della cui lineare e pratica conoscenza l'umanità e stata privata dal fatto che la psicanalisi si è facilmente impossessata dell'argomento. È stata in tal modo perduta la possibilità che un'impostazione obiettiva e, diremmo, pragmatica del problema soccorresse l'uomo.

La psicanalisi e la psicologia analitica hanno fissato tale problema nel suo stato di insolubilità, necessario allo sviluppo della loro dialettica, complicandolo mediante interpretazioni prive di percezione dell'oggetto di cui presumono essere indagine, in quanto si arrestano alla serie di imagini di tale oggetto, senza consapevolezza di produrla esse mediante la loro attività riflessiva, come qualcosa che ha altrove, non in sé, fondamento: onde, indicando l'«inconscio», esse inconsciamente indicano il fondamento da cui sono possedute, senza possibilità di identificarne la reale natura.

E questa possessione elaborano secondo una problematica che, dal regolare sviluppo dialettico alla formulazione dei metodi terapeutici, la esprime con organica progressione, conferendole i caratteri di un autentico «universale», alla cui autorità si sente che esse non potranno più sottrarsi.

Il caso di un tema svolto e descritto come fosse «universale», senza garanzia di esperienza basale, d'ordine noetico o gnoseologico, di quel che si deve intendere per universale, rivela il senso dello pseudo-fondamento del pensiero, che equivale matematicamente alla possessione del pensiero, non tanto da parte di un personale istinto, quanto da parte di un ente impersonale, recante i caratteri tipici di una demonicità di cui, per esempio, lo psicanalista compenetrato di presenza dell'«inconscio» e lo psicanalizzato subiscono il movimento, senza possibilità di coglierne l'identità epperò l'assoluta estraneità alla vita della coscienza.

Se il tema fosse semplicemente logico-analitico, la possessione sarebbe meno pericolosa di quella possibile mediante il tema psicoanalitico, la cui espressione dialettica non chiama in causa un elemento formale ed un procedimento parimenti formale, come il tema logico-analitico, bensì il contenuto stesso che opera come premessa, o assioma primo: l'inconscio.

L'assenza di fondamento nel processo riflessivo psicanalitico e nella sua applicazione, viene occultata dal linguaggio specifico e dall'apparato dialettico che senzamediazione trapassa in metodo terapeutico: in cui non viene perpetrato inganno per deliberato proposito, ma per insufficiente coscienza del rapporto tra pensiero e presunto oggetto peichico. L'assenza di espericnza di tale oggetto viene compensata dal meccanismo della terapia dialettica e dal fatto che la sicurezza di tale meccanismo suscita l'immediatezza di una temporanea fiducia nel paziente, incapace di trarre fiducia da altra fonte.

La psicanalisi di Freud e di Jung, credendo di scoprire l'«inconscio», o per lo meno di interpretarlo e in qualche modo di operare su esso, è essa stessa espressione dell'inconscio, ma non di quello che essa dottrinariamente descrive e mitizza, bensì di quello che possiede i suoi espositori, in quanto questi, non padroneggiando il pensiero, lasciano operare su sé qualcosa che non è pensiero, ma sentimento, v.d. oscura intuizione immediatamente trapassante in determinazione di pensiero.

La dialettica è il pensiero manovrato dal sentire subconscio, onde come pensiero perde la virtù penetrativa ideale, alla quale sostituisce una dinamica associativa e pseudo-intuitiva che appartiene al sentimento. Una simile situazione viene efficacemente mascherata dalla codificazione scientifica e dal sempre pronto conio terminologico.

Questo sentire subconscio, che è potuto divenire scienza della psiche, osservato da un soggetto cosciente, non può essere confuso con la scaturigine delle pure intuizioni intellettuali, né con il vero sentire: bensì viene ravvisato come il risonare psichico del sistema nervoso e in particolare del sistema neurovegetativo. Le minime alterazioni del sistema nervoso e l'irregolare rapporto neurovegetativo con il sistema del ricambio si ripercuotono in una gradazione di mali che vanno dalle forme lievi di nevrosi alle forme paranoiche e psicotiche tipiche.

La psicologia, avendo rinunciato alle sue basi noetico-speculative, ha perduto tra l'altro la possibilità di essere positivamente integratrice o cooperatrice della psichiatria: è giunta a mitizzare psicanaliticamente fenomeni riducibili a fatti corporei, per la sua incapacità di distinguere l'«inconscio» come zona di dipendenza della psiche da inerenze neuro-sensorie, dalla reale vita della psiche e dei suoi rapporti con le forze autonome della coscienza.

("Forme logiche del declino interiore" in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 2.4, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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