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(Massimo Scaligero)

Il dialettismo è la situazione mondiale della cultura contemporanea: per la quale sta venendo meno la possibilità di concepire valori metafisici o morali, che non siano vuote astrazioni. La lezione della logica matematica in tal senso ancora non insegna nulla, nemmeno a coloro che la coltivano, se credono che tale logica e il pensiero che si esprime in essa siano la stessa cosa. Proprio un tale pensiero è quello che sfugge al logico-matematico, e sfugge insieme con il senso della sua ricerca.

Il dialettismo è in sostanza un generale filosofare analitico che in ogni campo oggi invale presumendo la stessa esattezza dei sistemi deduttivi, riguardo a temi non immediatamente sensibili né implicanti relazioni tra grandezze, salvo taluni loro particolari aspetti, mancando perciò di possibilità di logica del proprio contenuto - che pertanto si prospetta sempre come «scienza reale» - ma parimenti, dato il suo realismo antimetafisico, mancando della logica del proprio processo cognitivo, i. e. essendo privo, così come il logismo analitico, di consapevolezza del canone del pensiero messo in atto: quello che un tempo, a cominciare dal pensiero platonico, giustificò il METODO della dialettica.

È la ragione per cui questo filosofare analitico manca di capacità di sintesi: non di sintesi delle proprie proposizioni, ma del senso sintetico che è il canone interno del pensiero chiamato in causa: canone interno che nemmeno suppone. Tutto può essere dimostrato, allorché manca il supporto obiettivo proprio alle scienze fisiche, ossia non essendo possibile formalismo rigoroso, ma solo formalismo relativo ad oggetto non sensibile, privo però di interno moto dialettico. Ogni sofisma può essere assunto come verità, secondo la regolarità di quell'automatismo discorsivo, che si è mostrato riferibile necessariamente al fenomeno dell'alterazione mentale.

Tipico è il caso del cosiddetto «materialismo dialettico». Strada facendo, esso è divenuto ben ltro da ciò che intese inizialmente Marx, non supponendo le conseguenze dei processi metamorfici impliciti all'autocompatibilità del sistema: processi dietro ai quali ha operato criptogeneticamente il reale contenuto: quello che in effetto doveva essere, ossia quello che, nuovamente dialettificato per penetrare meglio nella cultura mondiale oggi può incontrarsi per affinità occulte con lo pseudo-cattolicesimo [cattolicesimo confessionale imperante - ndr], con le pseudo-democrazie [democrazia partitocratica imperante - ndr], con tutto il mondo che ha rotto con le sue tradizioni [tradizioni dell'universalità del pensare - ndr].

Comunque questo dialettismo proceda, le sue sintesi non sono reali, in quanto presuppongono una teoretica che potrebbe risultare vera solo se si elaborasse come una metafisica del conoscere, la quale significherebbe però eliminazione degli enunciati basilari del sistema. Ma appunto il dialettismo post-marxista ha provveduto esso stesso a eliminarli, non per virtù di superamento, ma in forza di una conseguenzialità pragmatica con l'impulso di cui quelli erano espressione. Infatti, rifiutate la speculazione, la metafisica e la trascendenza dell'essere originario del pensiero, epperò del suo canone [canone logodinamico, come rilevato da Lucio Russo, cfr. il video "Sulla logodinamica del pensare vivente" - ndr], il sostegno logico

 

 

del contenuto si è enucleato come sistema semiformale di assiomi, mediante una formulazione logico-analitica che, tuttavia, si è determinata escludendo la possibilità d'esperimentazione interiore del tema (sociale-economico e scientifico-storico), del quale ha dovuto via via costituirsi perciò come una teoretica dogmatica non dotata di altro rapporto con esso, se non quello di considerazione razionale di un suo aspetto sensibilmente controllabile. Del quale, pertanto, la reale esperienza susciterebbe ben diverso pensiero, se il pensiero non fosse preventivamente sequestrato dal dogma: che è l'impulso originario persistente attraverso tutte le triturazioni e i rimpasti dialettici del sistema. Ma, anche ammesso che al materialista-dialettico sia possibile l'esperienza cui risponda obiettivo pensiero, in verità neppure per l'economia si può dire che l'aspetto fisico-matematico ne esaurisca il contenuto. Mentre è evidente che il contenuto della ricerca fisica, essendo esperienza obiettiva, comporta formulazione metodologica. Le scienze deduttive, quando si riferiscono a una determinata ricerca «reale», hanno una loro indubitabile ragione d'essere.

In altre parole: finché si tratta di conoscenze riguardanti quantità e grandezze, le operazioni sintetiche sono rese possibili dalle regole stesse della deduzione, mentre nel caso di entità astratte come «materia», «capitale», «merce», «storia», «natura», ecc., la possibilità di verifica e di connessione logica deve venire dall'obiettivo potere sintetico del pensiero, prima che da un controllo formale. Il potere sintetico del pensiero, però, è quello che viene preventivamente eliminato dall'enunciato dialettico-materialista. La sua negazione del canone sovrasensibile del pensiero è la negazione stessa di ogni sua possibile teoretica. Ciò che invero da' da pensare è il fatto che la filosofia della fine dello scorso secolo e del principio di quello presente, non sia stata capace di identificare nettamente una simile infrazione delle LEGGI DEL CONOSCERE [il maiuscolo è mio - ndr]. Neppure l'idealismo post-hegeliano è stato capace di questo.

L'insufficienza logica del sistema materialistico-dialettico e la simultanea capacità di utilizzare ogni forma logica, vera o falsa, ogni argomentazione, ogni fatto, adeguando ad ogni occasione la dialettica e usando dialetticamente anche le proprie contraddizioni, i sofismi e i paralogismi, secondo un funambolismo discorsivo che non lascia il tempo ai suoi seguaci di vedere l'insieme e di paragonare la dialettica iniziale con l'attuale, non possono che rimandare a un impulso extra-individuale, a un fatto che, mentre è identificabile nella sua natura psichica, rimanda ad una direzione trascendente.

La ricerca del vero impulso che manovra tutto il fenomeno sin entro le istituzioni democratiche e conservatrici, sin entro le sacrestie, va condotta oltre la dottrina. Questa, dal momento che sul piano discorsivo-analitico l'errore non può essere identificato da un pensiero che ignora il canone cui fa appello, non trattandosi di contenuti fattuali e misurabili, procede in realtà secondo l'impulso interno alla propria analisi priva di contatto con il preteso contenuto sociale-economico e scientifico-storico, sino a costituirsi come un'analitica illimitata, tale da dare l'impressione di un imponente sistema logico: che però, dinanzi a un pensiero ancora capace di sintesi e di vera logica, va in pezzi. Ma anche se va in pezzi, ciò che dietro rimane intatto e comunque continua ad agire, è l'impulso che va identificato.

Il problema oggi non è tanto il fatto che nel filosofare e nel riflettere logico venga meno il pensiero capace di attuare il proprio interno canone, quanto l'urgenza di riconoscere come nel caso specifico dell'analisi dialettico-materialista, che ormai vive di virtù propria, estranea alla realtà del tema a cui presume riferirsi, operi un trascendente impulso di cui essa non reca coscienza e che ha la forza di eliminare altresì la possibilità che sia riconosciuto il suo servirsi, per la propria azione, della tipica strumentalità del mentale alterato. Si tratta di un ENORME APPARATO DOTTRINARIO SORREGGENTESI UNICAMENTE SULLA IRRELAZIONE CON IL TEMA CHE PRESUME TRATTARE: QUELLO SOCIALE ECONOMICO [ne è un chiaro esempio la pretesa del presidente del consiglio Renzi - ma non solo sua bensì della maggior parte di coloro che oggi "fanno politica" - di voler creare posti di lavoro, come se il lavoro fosse un'astrazione mentale non collegata con l'ideazione e con la sperimentazione umane, comportanti sudore e rischio d'impresa, ma solo e soltanto con la burocrazia economico-politica - ndr].

La logica del materialismo dialettico, come di ogni dottrina affine o filiata da essa, non solo non può disporre di procedimento matematico - se si escludono i riferimenti fisici o aritmetici di talune parti della sua strnttura - ma manca altresì di contenuto speculativo in quanto nega validità alla speculazione come attività indipendente dai prorocessi sensibili: perciò in realtà, sotto l'apparato delle coerenze discorsive è vuoto di contenuto. Come si è mostrato, il suo contenuto è psichico. Ma, come tale, mentre rimanda al mentale alterato, può rivelare parimenti l'azione di un'intelligenza extraindividuale [partitocratica nell'esempio sopracitato - ndr], che ha bisogno appunto del mentale alterato per operare nel mondo secondo un piano preciso, che gli uomini attuano credendo esserne autori. È l'identico senso riconoscibile all'automatismo discorsivo coltivato dalla logica deduttiva moderna, allorché presume tagliare i ponti con il pensiero speculativo e la logica tradizionale [cioè organata nei suoi principali quattro aspetti: formale matematico, immaginativo, ispirativo e intuitivo - ndr], per costituirsi come INTEGRALE [il maiuscolo è mio - ndr] strumento del sapere.

Dietro una simile situazione, come dietro quella materialistico dialettica, si può ravvisare l'occulta pressione verso una mistica della realtà fisica: la graduale elevazione della realtà materiale obiettiva, totalitariamente automata e ciberneticamente articolata, a un livello sopraindividuale tale che una volta per tutte si possa credere in essa: con il soccorso di una conoscenza pianificata e sicura, nella quale alfine il pensiero riposi, perché essa funzioni in luogo del pensiero. Una conoscenza alla quale possa infine essere dedicata la crepuscolare fede che ha costruito il mito della materia e ora accarezza la visione di una società meccanizzata e sincronizzata come un mondiale impero di termiti [il "bestialismo materialistico pratico" di cui parlava il comico Bracardi - ndr].

("Precarietà dialettica e analitica" in "La logica contro l'uomo". Il mito della scienza e la via del pensiero", 3.6, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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