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(Massimo Scaligero)

[Chi si è accorto che da decenni siamo governati da alterati mentali, legga questa pagina. Troverà il motivo scientifico-spirituale del perché le cose stanno proprio così - ndr]. Come si è veduto, l'alterazione mentale può prodursi senza possibilità di identificazione clinica: può essere un fatto semplicemente «funzionale», non riferibile ad obiettive lesioni dell'organo cerebrale; ma proprio per questo essa, non avendo possibilità di espressione neppure in altri organi, giunge alla manifestazione neuropsichica. Questa, nei soggetti meno provveduti, assume le forme psichiatricamente riconoscibili, come istero-nevrosi, paranoia, ecc., mentre nei soggetti mentalmente provveduti, in quanto dotati di apparato logico, del tipo attuale, esplode nel ferreo e sistematico dialettismo: ferreo perché l'alterazione mentale, in forza della sua base fisiologica, avendo il carattere della persistenza, si proietta come contenuto psichico nel tema dialettico, imprimendogli l'impulso della persistenza: l'ossessione.

Si deve ritenere il problema più serio di questo tempo il fatto che l'alterato mentale possa comunicare la propria alterazione mediante l'architettura formale del discorso, avendo modo di assumere in tale legittima guisa qualsiasi tema, dal dominio fisico allo psichico e allo spirituale. L'ora dei dialettici estremamente persuasivi coincide con quella degli alterati mentali.

Come male della mente, l'alterazione dell'organo cerebrale diviene difficilmente riconoscibile, allorché riesce a proiettarsi nella forma logica e scientifica, perché con tale forma essa non si obiettiva in un'alterità che possa valere al soggetto come un segno del proprio male, ma si esprime a confermare se stessa. Si serve infatti di un linguaggio che è il linguaggio legittimo dell'epoca, giunto a valere più che il contenuto, del quale si serve come di un pretesto, il reale contenuto essendo psichico, esigente dialettica, non pensiero. È la forma necessaria all'alterazione mentale, operante secondo un piano che sfugge alla coscienza del soggetto e, dato il livello mentale da esso reso regolare, sfugge alla generale coscienza umana.

L'epoca è pericolosa perché gli errori di pensiero si alimentano dell'impeccabile dialettica degli alterati mentali in ogni campo. La legittimazione del male è possibile mediante le forme nuove del discorsivismo, che circolano in ogni ambiente di cultura: sono in particolare le forme cui ha dato luogo il razionalismo, divenendo ultimamente analisi linguistica e ricerca di sistemi esatti del processo inferenziale.

La metodologia non giunge ancora ad essere fine a se stessa, ma sul piano delle teorie matematiche esprime una sua autonomia in qualche modo legittima. Purtroppo i linguisti e i logici in vena filosofico-matematica credono poter far valere una similare autonomia applicando il logismo matematico a temi «reali», sino a farlo apparire in sé più importante di questi, malgrado lo assumano come una mediazione per essi. In tal senso il metodo sopraffà il contenuto, per il quale unicamente è sorto: la produzione metodologica giunge ad avere una sua autonoma necessità anche fuori del campo della matematica. Riguardo ai diversi problemi, ormai non si assiste che ad esposizioni o conferenze di ispirazione metodologica. I profani ne rimangono abbagliati. Attraverso la deduzione sopraffacente, opera l'induzione psichica, il principio dell'alterazione mentale: senza che sia conseguito contatto con un effettivo contenuto di pensiero, né da parte dell'espositore né dei lettori o ascoltatori.

L'illusione è che vi sia un contenuto, in quanto un tema venga formalmente svolto. Ma il contenuto non può essere presente solo per il fatto che venga usato il suo nome. Quando il nome in quanto tale diviene significante, in effetto ha perduto il contatto con il pensiero, perciò asserve a sé una forma inferiore di pensiero, rispondente a un contenuto ben diverso da quello cui sembra riferirsi. Il contenuto psichico ha la possibilità di sembrare pensiero, facendosi immediatamente nominalismo logico. Possono venir affrontati dei problemi senza che in realtà la loro sostanza sia minimamente sfiorata. L'apparenza della massima determinazione diviene la veste dell'assenza di pensiero, perciò dell'assenza di contenuto.

Questa non vuoi essere la critica alla logica simbolica, ma alla sua possibilità di prestarsi ad un illegittimo uso da parte degli intellettuali di questo tempo: uso per il quale occorre sempre meno essere pensatori. Non c'è niente di più penoso, per esempio, che una storia della filosofia condotta secondo il metodo analitico-strutturale. Lo strutturalismo, di filiazione formale-deduttiva, divora qualsiasi indagine non abbia come oggetto quantità e misurazioni.

La coincidenza della massima raffinatezza logica con l'automatismo mentale diviene possibile sulla linea di una tecnica del formalismo discorsivo, priva di effettiva penetrazione del contenuto: che c'è, ma solo come alibi. La dialettica diviene veste esatta dell'automatismo mentale, ossia codificazione del male, di cui il soggetto non può liberarsi, perché l'espressione dialettica non è una catarsi, come può essere talora l'attività estetica dell'artista riguardo a un contenuto istintivo-emotivo. Nel fenomeno contemplato, l'espressione dialettica non è l'obiettivazione o l'espulsione di un processo riguardo a cui sia mantenuto un minimo d'indipendenza. Non è la liberazione dal male, ma la giustificazione, anzi l'azione stessa del male.

Così nel campo dell'arte, altro è che il «demoniaco» l'«orrido» e il «caotico» vengano ravvisati e obiettivamente proiettati in imagini, mediante cui una forza creatrice li incanta nella forma che li redime, altro è che la produzione artistica sia essa medesima l'espressione di un «orrido» o di un «demoniaco» o di un «caotico», di cui non si sa liberare e a cui anzi assicura legittimità estetica.

(Automatismo formale e paranoia in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 4.1, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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