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(Massimo Scaligero)

Alterazione obiettiva del sistema cerebrale è quella clinicamente identificabile nell'organo fisico stesso, come nelle sue manifestàzioni neuro-psichiche. Un'alterazione funzionale non risulta clinicamente; non è afferrabile all'indagine psichiatrica, se non da' luogo ai fenomeni previsti nel quadro della psicopatologia.

Senza pretendere di risalire alle cause di un simile tipo di alterazione, rinviante parimenti al cervello come al pensiero e alla loro reciproca influenza, ci sia per ora sufficiente osservare che, in quanto affetto da un simile tipo di alterazione, il cervello non può non venir meno alla sua funzione di strumento del pensiero. Di conseguenza, se il pensiero reca in sé speciale attitudine discorsiva, può verificarsi una tipica inversione di rapporto: il cervello usa il pensiero razionale come strumento, per l'espressione del proprio stato di fatto. Naturalmente non si tratta del pensiero in quanto consapevole mediazione, bensì del suo stato riflesso, che solo può prestarsi a dare all'alterazione veste di regolarità formale, da cui la reale mediazione pensante è esclusa. La manifestazione patologica è possibile in forma mentale-dialettica per il fatto che l'espressione riflessa, tolta senza residui al pensiero, si esprime come fosse pensiero ed opera con l'autorità del pensiero. Ma non lo avverte né colui che è affetto dall'alterazione, né coloro che si lasciano persuadere dalla sua forma razionale.

La manifestazione neuropsichica non segue la via emotivo-istintiva, bensì quella dialettica. L'alterazione si manifesta sulla linea di un automatismo intellettuale-logico, che da' luogo a forme non riconoscibili come manifestazioni psicopatiche, poiché la distinzione riguardo ad una simile fenomenologia può essere operata unicamente da un pensiero che valga come un «occhio clinico»: pensiero che, anche se c'è, può ben poco sul piano della generale espressione analitico-dialettica, ove, come confusione dell'essenziale con l'inessenziale, regna ormai quella notturna ombra in cui «tutte le vacche sono nere».

La distinzione sul piano discorsivo tra la produzione di un mentale alterato e quella di un mentale sano diviene sempre meno possibile, per il fatto che il fenomeno del dialettismo dell'attuale cultura si può ravvisare esso stesso come un prodotto del mentale alterato.

Nelle pagine che seguiranno si vedrà come l'automatismo mentale rilevabile nelle attività logico-discorsive di tipo monoideistico, sia nella maggior parte dei casi da assumere quale segno dell'alterazione mentale. Non si tratta di visione monistica, o universalistica, bensì di riduzione d'ogni argomento ad un unico tema, secondo una ossessività dialettica che si spiega con la persistenza fisiologica dello specifico fatto cerebrale.

Si tratta di rendersi conto come certi sistemi nascano non in base a pensiero, ma in base a mentalismo fisiologico, e come sia inevitabile da parte di coloro che, essendone affetti, in pari tempo dispongano di particolare attitudine logico-dialettica, interpretare la cultura, l'uomo, il mondo, secondo una monocorde e ossessiva tematica: in chiave materialistico-dialettica, oppure psicanalitica, o semantica, o tecnologica ecc. Ormai da oltre mezzo secolo l'umanità probabilmente procede secondo le influenze di una cultura che è in gran parte il prodotto dell'alterazione mentale. Tale cultura può rendersi accettabile non soltanto in quanto esige automatismo razionalistico e previene formalisticamente l'iniziativa del pensiero, ma anche grazie alle sue parziali verità. Il vero errore non è mai patente, perché sarebbe subito scoperto, ma dispone di quel tanto di verità che gli occorre per farsi passare per verità.

("Precarietà dialettica e analitica" in "La logica contro l'uomo". Il mito della scienza e la via del pensiero", 3.2, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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