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[Solo per questa pagina, pubblicata nel lontano 1967, Massimo Scaligero dovrebbe essere considerato un profeta - ndr]

(Massimo Scaligero)

Va tuttavia relevato che la situazione ultima del materialismo dialettico è tipica e in qualche modo simbolica. Essa non è un caso particolare della cultura di questo tempo, bensì la sua veridica espressione, naturalmente contrastata dalle espressioni formalmente diverse, ma di contenuto identico, risultando tutte parimenti dal comune processo dialettico riflesso e dalla devozionale fiducia nella razionalità e nella infallibilità della scienza.

È inevitabile che il sostanziale materialismo della cultura, sul piano economico gradualmente si converta [oggi questo processo è già in atto - ndr] in automazione totale del procedimento produttivo e nell’aggruppamento univoco e acefalo dei complessi economici secondo organizzazione meccanica non più mossa da idee ma da metodologia, tecnologia e psicotecnica, sostituenti in ogni settore l’elemento individuale della responsabilità e della creatività. L’aggruppamento acefalo attua l’irresistibile tendenza a strutturarsi in forma statale o secondo potere statale, per rimpiazzare mediante normazione giuridica l’assenza di virtù intuitiva organatrice e simultaneamente per imporsi come dominio a cui non abbia a sottrarsi individuo libero. Con ciò l’ideale marxista può infine fondersi, mediatrice la dialettica post-marxista, con l’ideale borghese: la fede tecnologica li accomuna.

La possibilità di operare secondo una realtà diveniente, ogni volta dinamicamente intuibile, viene eliminata dalla necessità di produrre secondo schemi metodologici riconducibili all’automatismo mentale, che è dire all’alterazione mentale [recentemente, il tipo di uomo che ben si confà a questa carenza umana è stato concretamente evidenziato, ad es., in persone come Mario Monti e nei suoi aberrati e aberranti sostenitori, mestieranti della politica, dell’imprenditoria e della cultura - ndr]: il cui fine inconsapevole è la soggezione totale dell’umanità al bisogno economico: essendo stato identificato l’ideale economico col senso stesso della vita. Il potere viene concentrato nell’organismo economico privato di vita: così che dòmini come fatto economico qualcosa che ha soppresso l’economia: e, come fatto economico, asserva a sé le attività umane.

Il fatto economico da mezzo diviene fine non soltanto ad opera del materialismo marxista, ma regolarmente ad opera del materialismo economico dell’epoca, ossia anche dei sistemi che sembrano opporsi al marxismo, essendo tale fatto il prodotto del pensiero comune ad entrambe le parti, incapace di afferrare nella realtà economica qualcosa che non sia numericamente misurabile.

Mentre in una zona della terra il marxismo è dovuto morire di logica morte, appunto perché tradotto nelle strutture economiche e sociali-politiche previste dalla sua morta dialettica, in altre vaste zone la sua cadavericità si diffonde e si riattizza di vita automatistico-tecnologica, tendente ad attuarne, mediante nuove strutture economico-sociali, la seconda morte. La cadavericità mondiale marxista è il logico graduale compimento del quasi secolare processo dialettico e analitico-metodologico, ultimamente fornito di mistica necessità dalle neo-sovietiche argomentazioni chiesastiche.

(Automatismo formale e paranoia in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 4.4, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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