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(Massimo Scaligero)

Dalla marea del dialettismo oggi emergono a giustificare se stessi con un determinato carattere di necessità, in relazione al processo formativo delle scienze, i sistemi deduttivi elaborati secondo principi logici indipendenti dall'antico canone del ragionare: canone al quale rivolsero forze nuove d'indagine, nei tempi moderni, Kant, Fichte, Schelling, e in particolare Hegel, indi i neo-hegeliani: questi ultimi in una forma che, per il suo riferirsi alla logica del pensiero in movimento, non fissabile in uno schema categoriale e sillogistico, non fu più compresa dai filosofi dell'analisi, che la giudicarono ingenua e inattuale, e pur avrebbero avuto bisogno di intenderne le ragioni.

Ma appunto, se si esclude la logica deduttiva come scienza formale, ossia come via di consapevolezza metodologica sollecitata dalla estensione ulteriore, se pur sempre unidimensionale della scienza, e se si esclude la validità di questa logica fuor che come strumento di ricerca o di verifica di particolari settori della matematica e nel campo delle scienze naturali, il resto non è che dialettismo, ossia dialettica priva del movimento del pensiero che un tempo giustificò la dialettica.

Il solo fatto che si sia potuta coniare un'espressione come «materialismo dialettico» - che dal punto di vista dell'antica dialettica è una contraddizione in termini - è non pure il segno di una cessata capacità di concepire l'obiettivo intuire del pensiero, come attività avente in sé fondamento, ma altresì, conseguenzialmente, la possibilità che si faccia risalire a un ente sensibile, ad un supporto fisico, il cervello, l'impulso generatore della dialettica. Supporto fisico che, come concetto, ed essendo solo concetto, ma non riconosciuto come tale, è una grama forma dell'intuire che viene negato. Infatti nessuno ha mai sperimentato obiettivamente, o materialmente, tale supporto: che sta al centro della dottrina materialistica come ente fisico accertato, ma in realtà come ente metafisico inconsapevole.

Il dialettismo, che è il deterioramento della dialettica, persino marxista, però, ha un senso lato: è divenuto la forma dell'attuale cultura. Se si escludono le scienze fisiche, nessuna disciplina ha più il rapporto con il proprio contenuto, salvo che si tratti di contenuto che, pur essendo ideale, formalmente si presenti con riferimenti alla sfera sensibile epperò implicanti misurazione fisica: per es. un oggetto archeologico. In tal caso il contenuto oggettivo esigente l'oggettivo moto del pensiero, descrittivo e razionale, e perciò inferenziale, è una parte esatta del sapere archeologico. Ma l'esatta descrizione dell'oggetto e l'elaborazione deduttiva delle sue note sensibili, non sono tutto: l'oggetto ha un valore storico-ideale ed estetico-ideale.

Qui il contenuto storico-estetico-ideale, per essere rilevato, così come obiettivamente è stata rilevata la forma sensibile dell'oggetto con la conseguente serie logica delle sue significazioni, esige qualcosa di più che il semplice pensiero capace di esatto movimento grazie alla fisicità dell'oggetto. Ora esige un movimento parimenti esatto, ma fondato sull'obiettività stessa del pensiero messo in atto: che è dire sul suo puro intuire, secondo il metodo dell'antica dialettica. Ma naturalmente non potrebbe essere la ripetizione dell'antica dialettica, bensì il pensiero logico attuale che sappia sperimentare se stesso indipendentemente dal supporto oggettivo, perciò, meglio che escogitando a sé regole formali, ritrovando se stesso come logos all'origine di tali regole, in quanto si ravvisi non limitabile dalla propria espressione discorsiva, contrariamente a ciò che vuole l'empirismo logico. Tale pensiero dovrebbe ritrovare se stesso secondo il proprio movimento relazionale, ossia secondo la propria capacità di «moto primo» pensante: quello che, prima del discorso, avendo in sé la concatenazione concettuale, ha in sé anche la relazione tra parola e parola, tra proposizione e proposizione, e la regola di tale relazione. Ma naturalmente potrebbe afferrare se stesso nel momento relazionale preformale, in quanto avesse potuto conoscere se stessso mediante l'espressione formale [Da queste parole è possibile intuire che con l'espressione "la logica contro l'uomo" Scaligero non ha inteso designare avversa all'uomo la logica, bensì la serie dei metodi dell'attuale sapere, la cui forma logica si attua nella misura in cui rinnega lo spirito logico, o logos, a cui attinge - ndr].

In altre parole: il pensiero è giustamente orientato verso il reale dalla logica dell'esperienza sensibile, p. es. dalla concretezza dell'oggetto di scavo, ma cessa di muovere secondo realtà allorché non ha come riferimento l'oggetto sensibile, se, malgrado il sostegno della metodologia, non possiede il movimento mediante cui attua il canone metodologico.

L'oggetto sensibile, grazie al suo semplice essere, stimola nell'espressione esteriore l'esattezza del pensiero. Tale esattezza, però, se si osserva, è il modo interiore d'essere del pensiero. In effetto non è mai il pensiero che sbaglia, ma il suo determinarsi formale è sempre in procinto di arbitrio o di assunzione soggettiva dell'oggetto. L'esattezza dovrebbe essere sperimentata, prima che nelle formulazioni descrittive logiche, come proprietà del puro pensiero, acciocché il pensiero continui ad esprimere il proprio veridico essere quando il suo soggetto non è più sensibile, ma ideale, estetico, sociale, economico, storico, ecc.

In tal senso, come si vedrà a proposito della logica analitica, compito del logico non è assicurare a se medesimo serie di «proposizioni primitive», o di assiomi, bensì possedere la tecnica di ciò che si può chiamare «movimento assiomatico» del pensiero: che è l'esperienza interiore della relazione formale, o percezione sovrasensibile del pensiero. È la metafisica oscuramente presupposta dalla nuova logica, che comincia col negarla, e non a torto, perché nega l'antica metafisica, ma non ha sufficiente coscienza della miticità della teoresi a cui essa inconsciamente da' luogo e si subordina come a una metafisica: onde questa risorge come spettro di sé. Per ora, in realtà, FANTASMA MATERIALISTICO-DIALETTICO E SPETTRO METAFISICO danzano insieme con voluttà, ebbri della linfa di vita sottratta al pensiero.

Poiché si è accennato, come ad esempio, all'oggetto archeologico, occorre sia giustificata da parte della scienza l'ipotesi che anche se la storia dell'uomo, nella sua essenza, esige la ricerca dei dati esteriori che la testimoniano, la sua ricostituzione non possa venire da questi, bensì dalla percezione intuitiva di una sintesi, che non è la somma di quei dati, ma il contenuto anteriore che, attinto, rende significante la loro testimonianza. Qualsiasi restituzione sulla base di dati esteriori, documenti, reperti archeologici, testi, ecc., non può fornire se non il sapere necessario al dialettismo a cui interessa il proprio svolgimento, più che il reale conoscere. I dati possono avere soltanto funzione di conferma di ciò che deve anzitutto venir intuito come reale sovrasensibile. Questo è il cammino futuro della scienza in ogni campo. Sul piano dei dati esteriori, per ora, l'archeologo prudente deve sempre poter supporre che la serie degli oggetti ritrovati manchi di quelli essenziali, decisivi per la ricostruzione dell'unitario significato.

("Precarietà dialettica e analitica" in "La logica contro l'uomo". Il mito della scienza e la via del pensiero", 3.5, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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