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(Massimo Scaligero)

Ove si possa stabilire che il pensiero di questo tempo, della filosofia, della scienza, della cultura tipica, è un pensiero nella cui espressione riflessa è escluso l'elemento intuitivo originario, che solo giustifica il suo considerarsi pensiero, si ha ragione di ritenere che ogni forma logica e dialettica, al livello in cui invale secondo il suo processo formale, si presta a rivestire un contenuto che non è il suo, non è ideale, bensì psichico.

Privo del proprio elemento inspirativo [logica ispirativa; cfr. i principali quattro tipi di logica in "Il diritto reale non è solo logica formale" - ndr], che è il contenuto adialettico del pensiero, sino a ieri presente, in forma raramente consapevole, in talune filosofie idealistiche e nelle prime intuizioni delle scienze della natura, tutto il «pensato» oggi costituisce un formalismo per sé valido, che può rivestire qualsiasi contenuto psichico, sino allo psicopatico, per l'irrelazione della parola al concetto cui allude, l'unica relazione sufficiente essendo quella dei nessi discorsivi.

Il pericolo di una simile sostituzione di contenuto si deve al fatto che alla cultura di questo tempo manca l'esperienza del concetto: quella che i pensatori del passato ebbero intuitivamente [logica intuitiva; cfr. i principali quattro tipi di logica in "Il diritto reale non è solo logica formale" - ndr], i moderni potrebbero conseguire per sublimazione del processo logico: processo che oggi invece subisce ben altra elaborazione. In realtà non mancano i concetti, ma in quanto non sono essi a formare il discorso, bensì il discorso li fa suoi e li usa, essi sono privi di contenuto. Appaiono concetti, senza esserlo veramente. L'intellettuale di questo tempo non pensa veramente quello che dice, ma da' valore di pensiero a ciò che egli è portato a concatenare discorsivamente. Perciò è legittimo il dubbio che, ove si possa guardare all'intimo contenuto del concetto apparente, si abbia in più di un caso a ritrovare l'elemento psichico, o l'elemento mentale alterato.

Se così stanno le cose [purtroppo le cose stanno proprio così specialmente oggi, 2014 - ndr], il problema che si pone, riguardo alle espressioni della cultura attuale, è distinguere un apparato dialetticologico che funzioni in ordine a un fatto mentale morboso da quello che esprime un reale rapporto del pensiero con la realtà.

Poiché si tratta di alterazione funzionale inafferrabile all'indagine clinica, il problema è un problema di pensiero, ossia di analisi del procedimento del pensiero: non del procedimento formale, bensì di quello reale, ossia ideale, non potendo quello formale, appunto per il suo progredire deduttivo, costituire una misura: perché proprio esso, essendo la mediazione assunta nell'esclusiva relazione a se medesima, può funzionare come la copertura logica più legittima di un processo mentale irregolare.

Il problema è perciò anzitutto un problema di ritrovamento di fondamento del pensiero: si tratta cioè di stabilire quale reale pensiero operi dietro un determinato sistema dialettico-logico. Si è rimandati a un criterio della verità, che non può essere la misura logica, o una qualunque misura del pensiero riflesso, bensì la verifica del rapporto tra il procedimento ideale di un determinato sistema e le idee stesse presupposte come fondamento. Si è rimandati cioè a un'indagine metafisica, non nel senso dell'antica metafisica, ma in senso peculiarmente moderno, quale è richiesto dalla problematica propria alla coincidenza del concetto con l'oggetto, nella ricerca scientifica. Tale coincidenza, anche quando si da' in determinati campi d'indagine, non viene riconosciuta dal pensiero formalmente razionale, essendo questo in realtà privo di consapevolezza del proprio atto concettuale, epperò dipendente da altro che dal proprio genuino movimento.

Occorrendo identificare il contenuto o il retroscena dell'espressione logico-dialettica, l'indagine è metafisica, in quanto deve poter seguire i nessi ideali come mediazioni reali di un immediato ideare: quello di cui oggi è messa in dubbio, dal destituito pensare, la possibilità. Malgrado i dubbi e le negazioni circa la realtà delle idee, non v'è altra via oggi per chi intende uscire dalla serie di inganni di un procedimento intellettualistico, che appare formalmente preciso in ogni campo, ma mostra di non afferrare più alcunché di reale, fuori di ben definiti settori del dominio matematico-fisico.

Si tratta di stabilire da quale germe scaturisca un determinato tipo di pensiero, atteso che il germe può essere l'alterazione funzionale del sistema cerebrale, che ha preso il luogo dell'idea. La espressione formale difficilmente può essere rivelatrice in tal senso, perché la sua regolarità può rivestire parimenti un moto ideale condizionato da un processo fisiologico funzionale, e un moto ideale attingente al proprio fondamento, ossia alla pura idea stessa. L'indagine dovrebbe essere un'indagine riguardo allo svolgimento delle idee in rapporto a determinati presupposti ideali.

In taluni sistemi moderni le idee vengono presupposte anche se non enunciate, o non riconosciute come idee: si tratta di identificarle, secondo un metodo ideale-analitico, la cui tecnica è argomento della II parte di questo libro, per stabilire a quale germinazione appartengano: se a quella fisica, per cui sono false idee, o moti ideali patologicamente azionati da processi fisici, o a quella dell'idea stessa. Lo svolgimento delle idee deve perciò poter essere seguito anche nei casi in cui il procedimento razionale presume restringersi esclusivamente al campo logico-formale, con assoluta autonomia rispetto sia alla sfera dell'esperienza che del puro pensiero. Si potrà dimostrare che si tratta comunque di un procedimento di idee, anche quando il pensiero è orientato in modo da non vedere se stesso se non nell'identità con le strutture logiche del discorso.

Tali idee, tale pensiero, possono essere seguiti anche se i loro produttori deliberatamente e con pretesto scientifico se ne astengono. Sarà possibile ancora una volta ribadire - malgrado la dogmatica dell'empirismo logico - che la logica vera è un dominio formale di idee. L'idea dell'inferenza necessaria non può non richiamarsi all'idea del postulato e questa all'idea del fondamento. La prima relazione è relazione tra idee: stabilirla tra i giudizi e tra le proposizioni è anch'esso un moto ideale. Ma se si crede di poterla attuare come relazione tra le proposizioni, senza coglierla come mediazione ideale che genera la forma stessa della relazione e di ogni suo ulteriore movimento, onde si è PRIVI di relazione con la relazione nel sistema medesimo al cui rigore formale si presume operare, qui si può cogliere un sintomo del male. Ma non è detto che una simile configurazione del male ne prospetti tutte le dimensioni.

("Precarietà dialettica e analitica" in "La logica contro l'uomo". Il mito della scienza e la via del pensiero", 3.4, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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