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(Massimo Scaligero)

[L'UE è un prodotto dell'auto-alienazione del pensiero, in quanto i logisti la costruirono formalmente a tavolino come un'abbagliante struttura meccanica, priva però di connessioni reali con la vita, in quanto meramente dedotta secondo meri valori relazionali vincolati alle parole - ndr]. Il logista è mosso dal segreto orrore di dover trovare un'altra sicurezza che quella fondata sulle proposizioni deduttivamente connesse. E vincola alle parole e alle proposizioni valori relazionali che finisce col credere obiettivi, come se avessero in sé verità e capacità di rapporto, onde il loro congegnamento funzioni autonomamente sino alla meccanicità: dimenticando ciò che muove da lui in quanto produttore dell'attività formalizzatrice, ossia della basale mediazione.

Dal punto di vista del canone del pensiero e perciò da un punto di vista integralmente logico, si deve osservare che là dove il pensiero viene recato al massimo della determinatezza, esso esprime simultaneamente il massimo della sua capacità di vincolarsi alla propria mediazione, ossia alla completa propria alienazone: sino alla possibilità di un sistema di segni senza significato e pur inferenzialmente valido.

Tale possibilità, strumentalmente legittima sul piano dell'analisi matematica, attuata fuori di questo, diviene errore, se la chiarezza conseguita come consapevole negazione di sé del pensiero si attribuisca a un'identità con sé dei termini o dei segni simbolici, e alla loro conseguente relazione, e non all'intima virtù relazionante del pensiero, che ha la possibilità di ricostituire mediante quelli la propria mediazione. Grazie a tale chiarezza sarebbe dovere di logica consapevolezza compiere dal piano stesso dell'espressione formale un'opera di restituzione del pensiero al proprio movimento originano: richiesta dal pensiero in quanto portato mediante la logica deduttiva al massimo vincolamento alla propria mediazione formale. Ma tale opera esige, per compiersi, non il fatto, bensì lo spirito, logico-matematico.

Non v'è fatto logico-matematico che sia tale da sé. Nei testi logistici non è necessario riferirsi a uno SPIRITO logico-matematico, ma che questo sia il principio di quanto viene esplicato in quei testi, il logista ha la possibilità di sperimentarlo mediante la coscienza delle operazioni che compie. Altrimenti si comporta come un primitivo dinanzi a oggetti o a segni a cui attribuisca un valore da cui si lascia muovere, ignorando che il valore, e perciò il movimento, parte da una determinazione del suo pensiero, in quanto capace di auto-alienazione, o disindividualizzazione. In cui, come si accennava, è il germe della sua massima individuazione. La capacità di auto-alienazione è infatti il germe stesso dell'auto-determinazione, che scade nella riflessità, perché priva di coscienza di sé.

Onde oggi è possibile che la disciplina presumente il massimo rigore razionale-linguistico, con la serie delle sue formulazioni metodologiche, divenga in definitiva l'espressione della caduta del pensiero nel regno della verità apparente formalizzata, o dell'ottusità tecnologicamente codificata: con le sue evidenze, le sue dimostrazioni, le prove della sua concretezza e perciò con la sua ferrea organicità. In cui di concreto c'è solo la cadavericità del pensiero solidificata in abbaglianti strutture meccaniche.

("Il realismo ingenuo codificato: la nuova logica analitica" in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 7.7, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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