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[...] Nei tempi antichi tutto il valore della convivenza umana era fondato sulla consanguineità.

Oggi non è più così. Oggi l'essere umano deve potersi sviluppare fino a fondare rapporti spirituali, morali, tali che vadano oltre "la carne e il sangue" e precisamente in direzione di quel riconoscimento del divino nell'altro da sé, che i predicatori di mezze verità non considerano, o meglio, considerano solo come premessa giuridica di appartenenza ad una fede.

Da tale premessa possono nascere solo espressioni come "dottrina cattolica sul Primato", "ufficio dal Signore concesso singolarmente a Pietro, il primo degli Apostoli, e da trasmettersi ai suoi successori" "L'Episcopato e il Primato, reciprocamente connessi e inseparabili, sono d'istituzione divina. Storicamente sono sorte, per istituzione della Chiesa, forme di organizzazione ecclesiastica nelle quali si esercita pure un principio di primazia", "funzione magisteriale del Primato", "competenze del Primato" (cfr. www.vatican.va), ecc., NON il riconoscimento del Cristo nel fratello.

Ciò che appare ancora più aberrante è che per essere riconosciuto cattolico devi riconoscere a priori questa burocrazia divina e che, se non la riconosci, "non sei" cattolico. La cattolicità non è valutata sulla base dell'universalità del pensare ma sulla negazione di esso in nome della fede nei gerarchi della burocrazia.

Così concepito, il cosiddetto "primato ecclesiale" non potrà essere nuovo fondamento dell'umanità futura, della comunità del futuro e dell'intero organismo sociale planetario del futuro. Infatti l'antico fondamento della consanguineità deve superare "la carne e il sangue", perché carne, sangue, stirpi, razze, non portano altro che divisione di popoli, esattamente come il diritto canonico o il diritto romano. (Il fondamento storico del concetto stesso di diritto, così come ci è tramandato, è anch'esso anticristiano: poggia su fratricidio, Romolo che uccide Remo, e rapina, Ratto delle Sabine).

Il nuovo fondamento dovrà dare felicità, beatitudine: "Beato te…" cittadino nuovo "perché né la carne né il sangue" ti hanno rivelato l'io sono che è in me… Questo e non altro sarà la vera pace fra i popoli: la fine del confessionalismo.

Tutte le comunità fondate dagli uomini dovranno pertanto assumere in futuro un valore sempre più grande rispetto a quello attuale: il karma, cioè il destino del singolo, dovrà sempre di più congiungersi col karma delle comunità.

Come non contrasta l'idea del karma il fatto di donare qualcosa a un povero, così non è in contraddizione con l'idea del karma la possibilità che una comunità si assuma parte del karma di un singolo uomo.

Ogni comunità può aiutare il singolo a portare la sua sorte. Il karma può infatti congiungersi in modo che la comunità contribuisca a portare il karma del singolo.

In altre parole si dovranno verificare in futuro rapporti morali di questo genere: poniamo che un singolo individuo che partecipi a una comunità commetta un torto verso qualcuno; questo fatto viene certamente registrato nel suo karma individuale e deve venire pareggiato nelle connessioni cosmiche generali. Può darsi però che si trovi un altro uomo, disposto ad aiutare il primo a portare il suo karma. Il karma deve certo pareggiarsi, ma un altro può aiutarci a pareggiarlo. In tal modo intere comunità possono aiutare chi ha commesso un torto. Il singolo può aver congiunto così strettamente il proprio karma con la comunità, che questa lo consideri un proprio membro al punto da togliergli consapevolmente una parte del peso che egli ha da portare. Tutta la comunità è unita nel sentimento e nella volontà di migliorare il singolo. Ed è come se dicesse: tu uomo singolo hai fatto del male, ma noi prendiamo le tue parti, e ci assumiamo ciò che può portare un miglioramento al tuo karma (Cfr. Rudolf Steiner, "Il vangelo di Matteo, Ed. Antroposofica).

Se la comunità si chiama "chiesa" (Mt. 16, 18), allora la chiesa si assumerà l'impegno di prendere su di sé le colpe e i problemi spirituali ed esistenziali del singolo che da esse derivano, in modo da contribuire concretamente a portare il suo karma.

Non si tratta della cosiddetta "remissione dei peccati" secondo la burocrazia magico-dogmatica in cui la si considera abitualmente, ma di un legame reale ed impegno consapevole di prendere su di sé i peccati, da parte della comunità.

Solo se il "legare" e lo "sciogliere" si intenderanno così, ogni "remissione di peccati" dovrà suscitare l'idea di un impegno reale assunto dalla comunità. E solo da qui nascerà una fede nella chiesa. La fede nella chiesa come premessa giuridica è invece la premessa all'odio ed alla divisione dei popoli.

Occorre dunque ritornare concretamente al cielo.

Il destino dei singoli è talmente intessuto col karma dell'intera comunità che nasce sempre una specie di rete. Ma la comprensione di questa rete dovrà stabilire armonie celesti fra gli uomini in senso veramente universale, cosmico, e soprattutto astrologico, intendendo con questo termine la valenza di essere "conforme alla logica celeste", esattamente come è espresso nel Padre Nostro: come in cielo così in terra.

Grazie a quanto il Cristo ha portato giù dalle altezze spirituali, quella rete dovrà riprodurre l'immagine dell'ordinamento del "cielo" in modo però consapevole: il karma del singolo non sarà intessuto con quello collettivo in modo arbitrario, ma in modo che l'organismo sociale della comunità riproduca, appunto, l'ordinamento del "cielo".

Per chi comincia a comprendere così la scena del cosiddetto "primato" di Pietro, essa viene ad assumere allora un profondo significato di speranza per tutti, proprio per l'atto di fondazione dell'umanità futura (continua).

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