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(Massimo Scaligero)

Il prevalere della fisicità cerebrale sulla corrente del pensiero, di cui si è veduto il rapporto con l'alterazione mentale, spiega tra l'altro la perdita della consuetudine di saggezza nei preposti alla vita religiosa, colti come in stato di sogno dagli sviluppi della civiltà delle macchine, e in tal senso intimiditi, incapaci di dire la giusta parola e, per mostrare una sicurezza metafisica di cui in realtà non dispongono più, dinanzi alla tecnologia incalzante, pronti ad accettarne ormai tutte le condizioni, persino entro l'ambito di un culto e di un rito, la cui forma è vera solo a patto di rimanere intoccabile nella sua rispondenza al proprio originario contenuto. Segno di retorico rapporto della coscienza con una sfera che, essendole superiore, dovrebbe essere in realtà riconosciuta da essa come la sfera della perenne ispirazione: quella con cui, invece, essa non ha più a che fare. Se infatti tale comunione mantenesse, ne potrebbe trarre certezza conoscitiva dinanzi ad ogni nuovo avvenimento o problema del mondo attuale, senza ridursi a compromessi con i formalismi della linguistica e della tecnica, in un ambito in cui essi invero non sono necessari, anzi richiedono essere arginati.

Al religioso di questo tempo, la forza di affrontare l'invadenza del meccanicismo e la serie delle amoralità che esso comporta, non dovrebbe venire da compromessi, bensì dall'attingere realmente alla sfera spirituale di cui parla e di cui si presenta come annunciatore. La Tradizione in tal senso dovrebbe essere l'arte del PERENNE ESSERE NUOVI [il maiuscolo è mio - ndr], perché antichi, per virtù dei principi: onde innanzi ad essa nessuna novità esteriore e fattuale dovrebbe invalere con il suo monotono apparire, codificato in sistemi formali.

La Tradizione dovrebbe mediante essi presentarsi come coraggio di non venir a compromessi con la moderna idolatria del sensibile [il "Poker papolatrico" di cui ho accennato è appunto questo: l'idolatria di un uomo o di uomini che vengono scambiati per divinità materiali pur essendo sostanzialmente faraoni della politica esattamente come al tempo di Iside - ndr] né con la correlativa metodologia: dovrebbe operare come coraggio di porsi contro tutto e contro tutti, non per spirito di lotta, ma per coscienza di un orientamento che il mondo moderno ha perduto e reclama dal profondo della sua miseria automatico-tecnica: per amore di coloro che questo orientamento oggi disperatamente cercano in quanto non riescono a credere che il sacro sia una finzione, non sia il senso stesso dell'esistere.

(La metodologia contro la scienza in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 5.2, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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