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(Massimo Scaligero)

L'alterazione mentale, esprimendosi nelle grandi dialettiche analitiche e sistematiche del tempo, implica, mediante queste, il propagarsi del proprio processo nel mentale collettivo. In effetto la cultura dell'alterazione mentale si presenta oggi come regolare: si diffonde attraverso pubblicazioni a vasta tiratura, i testi di studio e le opere di specifico carattere universitario, salvo rare eccezioni.

La cultura dell'alterazione mentale non può non essere suscitatrice dell'alterazione in chi si lascia conformare da essa. In realtà, quando taluni specialisti affermano che il pensiero è una nobile secrezione dell'organo cerebrale [vedi il Cabanis in "Sulle neuroscienziaggini dei nuovi mostri" - ndr], non hanno torto, perché tale affermazione è essa stessa la secrezione pensante della condizione del LORO organo cerebrale. Lo stato patologico diviene legittimamente pensiero esatto. E tuttavia, anche in una simile condizione, un atto che non ha corpo, un atto non identificabile con processi fisiologici, né logisticamente quantizzabile, si verifica. Ma la deficienza di coscienza pensante è tale che non giunge a cogliere questo "minimum" simbolico della propria contraddizione.

Tale deficienza, confortata dalla meccanizzazione della vita (il cui scopo sarebbe dovuto essere l'indipendenza delle attività dell'uomo dalla necessità materiale, perché gli fosse possibile una considerazione contemplativa dell'operato quotidiano) invale in modo che, come inerzia mentale, trapassa agevolmente nell'automatismo razionalistico, che chiamerà «inconscio» la zona di libertà e di chiarezza a cui ha rinunciato e la identificherà con la zona degli istinti, giungendo a quella confusione perfetta, nella veste scientifica e analitica, che permetterà il culto del male stesso: consentirà di considerare forme di evoluzione e di superiore autonomia le varie espressioni paranoidi, eccentriche o violente, dei nuovi esemplari umani.

(La metodologia contro la scienza in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 5.3, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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