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(Massimo Scaligero)

Ma la dialettica elettivamente teoretica, che invale in questo tempo come struttura discorsiva con contenuto storico, filosofico, morale, sociale e sociale-economico, si trova in una situazione ancora peggiore, perché soffre della condizione generale del filosofare analitico, senza possibilità di rigore formale che non sia retorico, dato che i suoi temi, essendo di natura ideale, esigono un'attività intuitiva che, come si è mostrato, è tagliata fuori come elemento metafisico irreale: onde dalla dialettica hegeliana, che ancora su un movimento intuitivo si fondava, è nata la dialettica con apparente vita intuitiva, ma in realtà priva di idea, e dal deterioramento della dialettica priva di idea è nato l'attuale dialettismo [L'odierno parlamentarismo, e in genere tutta la cosiddetta politica, si muovono in questo discorsivismo retorico privo di contenuto e formalmente apparente come ricco di contenuto; una situazione questa già intravista da Goethe che chiama questo modo di pensare, anzi di non pensare o di pensare solo a metà, "filosofismo ciarliero" (W. Goethe, "Favola", Adelphi, Milano 1995) - ndr].

Infatti, l'idea, come puro immediato del pensiero, si da' a un atto d'indipendenza dell'intelletto dalla mediazione pensante, mentre il dialettismo necessita di presupposti assiomatici, di mediazioni già compiute e discorsivamente fissate, evitanti l'esperienza dell'originario pensiero. Così scambia per originario pensiero la premessa dogmatica, il pensato. Costruisce l'edificio sistematico-analitico sulle sabbie mobili del pensiero riflesso e degrada la cultura e corrompe i popoli, costituendo l'idolatria di ciò che assume come avente in sé fondamento, essendo per esso il pensato impenetrabile, o il pensato pietrificato: la materia [Il "Poker papolatrico" è solo l'esempio di uno dei tanti risultati provenienti da tali "sabbie mobili"].

Il dialettismo, mancando di correlazione interna di pensiero, per la sua radicale opposizione all'elemento intuitivo puro, necèssita di correlazione discorsiva, ossia di formalismo, che tuttavia non potrebbe essere formalmente logico, perché, ove si costituisse con rigore positivistico, non potrebbe non procedere sino a mandare in frantumi l'intero sistema e perciò se stesso. Il suo contenuto non essendo ideale, è perciò psichico: come tale, non avendo infrenamento né in un rigore formale, né nella concretezza del tema, diviene il correlatore delle parole, onde si può dire che l'unica strutturalità possibile in tale discorso è semplicemente l'assonanza delle parole, o l'associazione dei concetti similari. Qui veramente accade che il nero si possa far passare per bianco e viceversa, e che la storia e la cultura trascorse possano venir retroattivamente mutate secondo il dettame dialettico dell'influsso psichico attuale.

Il dialettismo ha tentato tra l'altro di ricondurre al proprio schema l'antica metafisica indiana, in particolare quella sankariana, che con la sua struttura si presta meglio all'interpretazione discorsiva. Ma la realtà è che l'automatismo discorsivo, come segno di un'opposizione cerebrale al pensiero vivo, è un fatto di questo tempo. Esso tenta di collegare a sé ciò che del passato gli appare formalmente affine, per ridurlo al proprio contenuto psichico attuale scindendolo, come ha già fatto con l'hegelismo, dalla sua interna identità, con cui non potrebbe stabilire contatto. Il sistema di Sankara, per la sua impostazione formale, si presta alla riduzione dialettica del contenuto a un astratto monismo politicamente adoperabile dall'attuale monoideismo automatistico. Ma neppure logicamente questo può collegarsi con l'antica metafisica, essendo esso proiezione di un'esperienza del mondo fisico non consapevole del proprio fondamento e possibile nella forma modernamente assunta, proprio perché privo di consapevolezza di quel che è metafisico, anche se di metafisica può parlare.

La dialettica greca e indiana, qualitativamente diverse e rispettivamente conformi a relazioni distinte, l'una con l'ESSERE, l'altra con l'ESSENZA, erano in realtà il pensiero nel suo incontro con la necessità espressiva da esso già intuita prima del processo formale, non erano il processo formale stesso, che mai fu concepito come valido in sé. Persino Cartesio, Hegel, Gentile - maestri di pensiero, a cui tuttavia sarebbe vano risalire per apprendere un'arte del pensare puro - esigente non filosofia ma ascesi di pensiero - poterono parlare, in un'epoca già intellettualistica, di un pensiero su sé fondato, non identificabile con l'analitica del discorso. Quello che avvenne quando all'hegelismo via via fu carpito il tessuto discorsivo e la dialettica venendo ignorato o respinto il contenuto ideale che solo la giustificava, è un oscuro e triste fatto che segna il principio dell'ottenebramento della coscienza umana. Esso puo essere ravvisato in tipici impersonatori, che, da Marx a Jung, hanno potuto far valere universalmente, mediante dialettismo scientifico e logico, contenuti apparentemente mentali, ma in realtà espressivi dell'alterazione mentale.

Occorre dire che, senza il decadere della filosofia, non sarebbe sorto formalismo dialettico né di conseguenza formalismo empiristico-logico. Strumentalmente giovandosi di talune strutture della logica simbolica, una tecnica formale e una reale metodologia si sarebbero potute costituire sulla base di una scienza pura del pensiero e perciò come espressione della Scienza dello Spirito.

Agli inizi dell'epoca delle scienze naturali è mancata allo studioso del mondo fisico l'ausilio di una reale filosofia della natura, avendo Kant eliminato la possibilità della penetrazione dell'essenza del fenomeno, ed essendo poi Schelling e Hegel venuti meno al concorde impegno di costruire una scienza intuitiva della natura, che operasse come arte di accostare i fenomeni meglio che mediante rappresentazioni esatte del loro processo fisico, soprattutto col dar modo all'indagatore di seguire ciò che si compie nella scena della coscienza, come controparte interiore dello sperimentare fisico. Il dialettismo fu possibile per il venir meno dei massimi filosofi dei secoli XVIII-XIX, ancora capaci di pensiero intuitivo, a un compito richiesto dall'umana cultura e per il quale, in un modo o nell'altro, essi non ebbero le forze, come storicamente e filosoficamente è controllabile.

I disastri dell'attuale tempo risalgono a tale atto di nascita del dialettismo dal fallimento del pensiero dialettico, che era la forma di un pensiero ancora capace di movimento concettuale e di consapevolezza del concetto come fondamento. Venuto meno il pensiero, la forma ha continuato per suo conto come discorso analitico. Percio oggi, tolte le esperienze formali della logica e della matematica e quelle reali della fisica e della chimica, obiettive sul piano esclusivo della mineralità e della misurabilità, il resto della esperienza umana è un dialettismo con apparenze di contenuto, dovute all'uso della terminologia scientifica usurpata alle uniche esperienze che la giustificano.

Il contenuto psichico del formalismo dialettico non ha rapporto con gli oggetti a cui si riferisce. Ma a un'indagine realistica risulta che il suo compito è impedire che tali oggetti vengano veramente conosciuti, non essendo oggetti come quelli delle scienze fisico-chimiche, ma concetti come: società, libertà, capitale, merce, prezzo, socialità, ecc. È l'opposizione al conoscere, mediante l'esclusivistico sviluppo dell'aspetto formale del conoscere: onde l'oggetto rimarrà sempre estraneo al ricercatore, mentre egli simultaneamente alimenterà in sé la persuasione di possederlo in quanto ne parla.

(La metodologia contro la scienza in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 5.6, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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