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[...] Anche del cambiamento di nome di Abramo si parla poco. Se infatti queste cose trapelassero nella loro verità gli studiosi di astrologia avrebbero materiale sufficiente per dare fondamento biblico alle loro ricerche, e ciò infastidirebbe coloro che hanno monopolizzato e il cielo e la terra.

Anche la pratica astrologica della "rivoluzione solare", oggi contestata perfino da certi pseudoastrologi, è fondata nei testi sacri. Prima della nascita di Isacco, l'esperienza di Abramo è quella del mutamento del proprio nome. Il suo nome, Abram, si trasformò in Abraham e solo allora nacque Isacco.

Quando infatti Abramo, oramai centenario, vide che la progenie che Dio gli aveva promesso (Genesi 12, 1-3) non arrivava, Abramo contestò la cosa a Dio, e Dio lo rassicurò dicendogli di contemplare il cielo (Genesi 15, 1-5).

I Padri della tradizione ebraica di fronte al fatto che Abram mise in dubbio la validità della promessa divina dovettero spiegare al popolo come in effetti stavano le cose: Abram è vecchio e sta mettendo in dubbio la validità della promessa che Dio gli ha fatto in quanto non ha ancora avuto figli. Come può essere mantenuta la promessa di Dio di fare di Abramo un popolo numeroso, una grande nazione? Il problema qui è scottante per i Rabbi in quanto Abram mette in discussione l'intero processo di Elezione Divina del popolo ebraico!

Quanto segue è la traduzione dall'ebraico di un brano tratto dal "Midrash Rabbah" al libro della Genesi. Tale brano prova che per i Padri della Tradizione ebraica l'unica risoluzione possibile al quesito poggia sulla logica degli astri:

"E Abram disse: Ecco, tu non mi hai dato nemmeno un figlio... (Genesi 15,3). Rabbi Samuel ben Isaac ha interpretato ciò che Abram disse: "Il mio destino planetario mi opprime e sentenzia 'Abram non può generare figli'. Il Santissimo, Benedetto sia il Suo Nome, gli rispose: 'Così sarà, secondo le tue stesse parole: Abram e Sarai non possono generare, ma Abraham e Sara possono generare'"

In altre parole, il Midrash Rabbah alla Genesi attribuisce qui l'attitudine astrologica a Dio stesso. Secondo questo testo dei Padri della tradizione ebraica Dio avrebbe detto sostanzialmente ad Abramo: "Certo, hai letto bene il tuo oroscopo. Infatti come Abram e Sarai, prima che io cambiassi i vostri nomi, il vostro oroscopo era corretto, e sareste rimasti senza figli. Ma poiché avete avuto fede in me, avete meritato un nome diverso, così che Abram è divenuto Abraham, e Sarai è divenuta Sara. Ora, se voi tracciate un nuovo oroscopo, utilizzando il momento del vostro cambio di nome come nuova ora di nascita, vedrete che gli influssi planetari indicheranno che voi potete generare".

I Padri della tradizione ebraica collocarono dunque Dio direttamente nel cuore dell'astrologia, donando indicazioni anche sull'importanza psicoastrologica dei nomi: infatti il concetto corrispettivo a quello del cambiamento del nome, è proprio il concetto occidentale di cambiamento della località: "Cambia posto, cambierai la tua sorte!", che nell'antica conoscenza ebraico-caldaica della "Rivoluzione Solare" recita: "mishnà makom mishnà mazal", il cui significato è

"Sostituisci il posto, sostituirai la tua costellazione",
o, più letteralmente: "Sostituisci il posto, sostituisci la costellazione".

Ciò che anche nella trattazione dell'astrologia talmudica si riferisce alla costellazione sull'ascendente (Joel C. Dobin, "Kabbalistyc astrology, Inner Traditions, Rochester, USA, 1977), è infatti materia di conoscenza di ogni astrologo capace: se la persona cambia la propria collocazione geografica, l'astrologo deve calcolare un nuovo ascendente per la latitudine e la longitudine della nuova località.

Secondo i Padri della tradizione ebraica è Dio stesso dunque a confermare che Abramo lesse correttamente il proprio oroscopo e che, finché si trovò sotto l'influsso dei suoi angoli planetari e delle sue costellazioni, non poteva avere la benedizione di un figlio (ibid.).

Vi era perfino una località geografica che rappresentava, grazie ad un cerchio di 12 grosse pietre il cosmogramma astrale del cielo (l'attuale carta del cielo) e le ripetute vite terrene dell'essere umano. Si tratta di Galgala. Ho già spiegato nei libri "Numerologia biblica" e "Il sacro simbolo dell'arcobaleno" le relazioni numeriche che il nome di questa "città" comporta, e rimando il lettore interessato, a quei testi. Qui voglio solo aggiungere che la scoperta di questa "città" mi diede molta felicità, tanto che la sua numerologia mi indusse a dedicare questa scoperta ai bambini. Infatti si tratta di qualcosa di talmente grande che solo i piccoli possono capirla, in quanto solo loro hanno ancora la facoltà di provare meraviglia (continua).

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