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(Massimo Scaligero)

 

[Approvando formalmente il "Meccanismo Europeo di Stabilità" o MES i firmatari, hanno dimostrato di essere incapaci di distinguere tra contenuti concettuali. Il contenuto dei concetti proviene da due direzioni essenzialmente diverse: una di queste è l'esperienza matematico-fisica, esprimibile secondo determinazione formale, per esempio la determinazione dell'area di una figura geomentrica attraverso la sua relativa formula; l'altra è l'esperienza logico-intuitiva, poggiante su relazione concettuale astraente dai dati sensibili, per esempio il concetto di fame, sazietà, vitalità, serenità, organismo, organismo sociale, ecc. Nel caso dei firmatari sopracitati, tutti i contenuti sono espressicome formalità. Questo è un caso quindi di menzogna sociale, perché delle due l'una: o costoro sono irresponsabili, oppure sono alienati. Perché solo un irresponsabile o un cretino può ideare un meccanismo, cioè un ente di tipo meccanico, per rendere stabile un ente di tipo organico: un organismo reso stabile da un meccanismo sarebbe antilogico a meno che si voglia impedire all'organismo di crescere secondo le forze naturali che contraddistinguono gli organismi viventi. Questa è la "Lista dei firmatari del MES", vale a dire dei resposnsabili dell'"arma" formale che mette in ginocchio i soci dell'organismo sociale e che fa suicidare molti imprenditori, i quali  ne costituiscono da sempre la linfa vitale, onde la mia vecchia canzone "Il firmARMAtario" - ndr].

L'assunto di una filosofia del metodo e del linguaggio esige la consapevolezza del suo presupposto metafisico, per il fatto che giunge a porsi come universale teoretica del sapere, quando già esistono le scienze particolari e le loro specifiche metodologie, che via via producono il linguaggio e lo chiariscono, e ciascuna dal suo particolare dominio può legittimamente stabilire il rapporto con le altre. Allorché la metodologia vuole essere una, come scienza archetipica, deve aver consapevolezza del suo assumere i postulati che un tempo furono della filosofia, in quanto scienza delle scienze. Questo, in vero, essa potrebbe legittimamente in un'epoca in cui la filosofia ha rinunciato alla sua missione di scienza delle scienze e ha perduto la logica come scienza del pensiero epperò come integrale metodologia. Ma non lo può, perché non avverte il senso della sua vocazione e l'impegno noetico che esso comporta.

I filosofi analitici, i logisti non dovrebbero aver difficoltà a rendersi conto che l'errore di pensiero, fuori del campo della fisica e della matematica, può presentarsi in regolare forma logica, in quanto la forma sembra riferirsi a un contenuto mentale, mentre tale contenuto in realtà è psichico [mentale = riguardante il pensare; psichico = riguardante il sentire - ndr]; e che grazie all'apparente indipendenza dello schema inferenziale dal contenuto di pensiero, la reale situazione di questo può sfuggire. Una scienza del linguaggio non potrebbe essere un'analitica formale, con funzione teoretica, e tuttavia scissa da una scienza del pensiero, perché se fosse espressione di una scienza del pensiero, afferrerebbe i propri limiti, non presumerebbe controllare il pensiero, non presumerebbe costituirsi come filosofia del linguaggio, ma rientrerebbe nel suo legittimo schema morfologico sintattico.

 

L'errore di pensiero può essere afferrato soltanto mediante intuizione pura, e tale intuizione, ove debba essere espressa, può anche rivestire forma logica. Non è in tal caso la forma logica a confutare l'errore, ma l'intuizione, che assume forma logica. Questa, una volta espressa, può comunicare un contenuto intuitivo, non tanto per virtù di rigore formale, quanto per il fatto che il rigore è veste di tale contenuto, è sua produzione. Per lo stesso motivo, l'atto del pensiero del lettore fa suo il contenuto intuitivo in quanto quella forma non ne paralizza, per via automatistica, il movimento.

In realtà le parole non possono essere usate come meri segni dal sistema linguistico perché come parole sono già segni di un contenuto ad essi immediato, perché sub-stanziale, il concetto: che nella sua mediazione implica il rapporto logico, non avendo senso il suo isolamento. La relazione tra questi segni è "in primis" concettuale: in tal senso opera nella forma, sino a una possibile forma logico-matematica. La scienza del concetto si pone come essenziale: ftuori di essa, logica deduttiva e semantica cadono nel formalismo del non senso.

Una distinzione a tale riguardo è possibile e necessaria: tra contenuto conseguibile mediante esperienza matematico-fisica e perciò esprimibile secondo determinazione formale, e contenuto acquisibile per via logico-intuitiva, secondo relazione concettuale astraente dai dati sensibili: per esempio il concetto di lavoro, o società, o fraternità, o logica, o pensiero, o forza vitale, ecc.

Taluni logisti dimenticano i limiti del loro assunto, allorché trovano errori di logica nei testi della tradizione filosofico-metafisica, in quanto questi non rispondono alle loro attuali misurazioni logistiche. La realtà è che quelle espressioni filosofico-metafisiche rispondono sovente a reali esperienze non sensibili, come per esempio nel caso di Platone, o di Quintiliano, o di Tommaso d'Aquino, o di Hegel. Non obiettino i logico-analisti che è dovere empiristico-logico rifiutare ogni espressione di pensiero non garantibile da esperienza, il metodo deduttivo essendo esso stesso esperienza formale, perché in tal caso essi dovrebbero dimostrare che qualcuno di loro ha avuto esperienza della mancanza di esperienza dell'oggetto interiore da parte di quei filosofi metafisici. È questo il lato oscuro e mitico della logistica: non ammettere che possa divenire esperienza il non sensibile, mentre l'uso delle strutture logico-simboliche è in realtà un fatto anch'esso extra-sensibile.

Occorre solo osservare che l'esperienza interiore può anche essere espressa secondo un ordine logico, dal quale potrebbe di conseguenza trarsi un sistema formale che, però, come si è notato, andrebbe esso stesso assunto come espressione dell'esperienza interiore: presupposto di una scienza del puro pensiero, ossia della forma-pensiero conoscibile prima che come determinazione discorsiva.

("Il realismo ingenuo codificato: la nuova logica analitica" in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 7.9, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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