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Se si tiene conto di essi [avvenimenti celesti, paralleli alle modificazioni sulla Terra - cfr. post precedente], il cosiddetto "mandato ecclesiale", basato sulle parole che il Cristo rivolge a Pietro nella circostanza dell'annuncio della sua passione, risulta tutt'altro che un monopolio giuridico di tipo magico: "Quello che tu legherai sulla Terra - vale a dire ciò che la tua natura più profonda legherà - coincide con ciò che sarà legato in cielo, e quello che la tua stessa natura scioglierà quaggiù, sarà sciolto anche in cielo" (Mt 16, 19). Solo una comprensione integrale e universale di queste parole potrà realizzare in futuro una chiesa reale, cioè una comunità reale di cristiani. La cattolicità reale della chiesa non può prescindere da un pensare realmente universale, perché solo tale pensare può essere cristiano, e perché solo un pensare realmente cristiano è connesso con la verità celeste e con l'ordinamento armonico degli astri.

La parola "cattolico" significa "universale", e la cattolicità reale può infatti essere compresa solo tenendo presente un antichissimo insegnamento dei misteri che è sempre incontrovertibilmente valido: le cose che avvengono fra gli esseri umani, e gli esseri umani stessi, sia presi singolarmente, che come comunità umane, non sono che riproduzioni di quanto avviene nel cosmo, nel vasto universo. I popoli umani sono "come le stelle", nel senso che sono immagine dell'ordine celeste. Per scrivere una comparazione logica di questo tipo l'uomo antico metteva una "c" di fronte all'oggetto da comparare. Dovendo, per esempio, scrivere l'espressione "come le stelle", l'uomo primordiale scriveva, attraverso i suoi linguaggi solari, la lettera "c" subito seguita dalla parola che doveva essere comparata, ed in questo caso "come le stelle" veniva scritto "CSTELLE" (continua).

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