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Tale insegnamento [del porre una "c" di fronte all'oggetto da comparare; cfr. post precedente] è redatto nella Genesi, là dove è detto che Abramo riceve la promessa: i tuoi discendenti saranno ordinati come le stelle nel cielo: "la tua progenie sarà l'immagine dell'ordine delle stelle nel cielo". Questa è la giusta interpretazione del passo biblico che di solito viene tradotto "I tuoi discendenti saranno numerosi come le stelle del cielo" (Genesi 22, 17).

La lettera ebraica "kaf", , come particella di comparazione prefissa, significa "come", nel senso di "secondo", per esempio: "uomo secondo il suo cuore" (1° Samuele 13, 14).

"Stella" si dice in ebraico "cocàv", . "Cocavì", , è l'espressione del suo plurale, formato aggiungendo una "i", cioè una "iod", .

L'espressione plurale "cocavì" preceduta dalla lettera "kaf", , sopra menzionata come "CSTELLE", compare nella Bibbia esattamente sette volte (1ª volta: Genesi 22, 17; 2ª: Genesi 26, 4; 3ª: Esodo 32,13; 4ª: Deuteronomio 1, 10; 5ª: Deuteronomio 10, 22; 6ª: Deuteronomio 28, 62; 7ª: 1° Cronache 27, 23).

Occorrerebbe allora chiedersi anche perché tale espressione si trova nella Bibbia proprio solo 7 volte. Sette è il numero dei pianeti principali del nostro sistema solare… ma queste relazioni numeriche non sono considerate valide, e forse il motivo di ciò è che esse sono talmente precise che spaventano i ricercatori confessionali, abituati a ricercare la verità rispondente alla loro confessione.

Negli antichi misteri infatti i segreti del cosmo venivano espressi parlando un linguaggio stellare, prendendo cioè i segreti del cosmo come mezzo di espressione per quanto si voleva dire, e vi furono tempi in cui i maestri della conoscenza rivestivano i loro insegnamenti di parole e di immagini tratte dalle posizioni degli astri: nel corso delle stelle e nei loro reciproci rapporti si scorgevano le immagini migliori adatte ad esprimere le esperienze spirituali dell'uomo. L'antica saggezza sapeva leggere in quella scrittura stellare i segreti della divinità che pervade e vivifica il mondo. L'ordinamento degli astri era espressione visibile della divinità, e lo sguardo di chi si rivolgeva al cielo, andando verso l'universo, riconosceva in esso la manifestazione del divino.

Per questo motivo, le modalità stesse di tutta la rivelazione divina sono svelate nell'ordinamento e nelle armonie degli astri: il dio dell'universo si manifestava (e si manifesta) nell'ordinamento celeste, e proprio perché il dio dell'universo doveva esplicarsi in modo particolare nella missione del popolo ebraico, era necessario che ciò avvenisse secondo quello stesso ordinamento che regola nel cosmo il corso degli astri.

Tale ordinamento, esprimendosi di generazione in generazione, fluiva nel sangue stesso di quel popolo che rappresentava lo strumento della rivelazione di Dio, e nella discendenza di Abramo, proprio secondo le scritture, si rispecchia la scrittura stellare del cielo.

Ecco perché Abramo riceve la promessa: i tuoi discendenti saranno ordinati "come le stelle" nel cielo.

L'espressione "come le stelle" non è dunque redatta sette volte per accennare solo al numero dei discendenti. Anche quest'ultimo accenno è vero, ma è una mezza verità che deve diventare verità completa.

Con l'espressione "come le stelle" si voleva soprattutto dire che nella discendenza regnava un ordinamento analogo a quello che, nel linguaggio degli dei, veniva percepito nell'ordinamento degli astri: dirigendo lo sguardo verso l'alto, dove si manifesta l'ordinamento dello zodiaco, si scorgevano precisi rapporti nelle posizioni dei pianeti rispetto allo zodiaco, atti ad esprimere le azioni degli dei nell'universo, e ciò veniva sentito nella consanguineità dei discendenti di Abramo come un legame simile a quello che si rivela nel rapporto dei pianeti con i segni zodiacali.

Perciò nei dodici figli di Giacobbe, nelle dodici tribù del popolo ebraico ritroviamo le immagini dei dodici segni dello zodiaco: come in cielo, nei dodici segni zodiacali si esprime il linguaggio degli dei, così in terra, Yhwh si esprime nel sangue che scorre di generazione in generazione nel popolo ebraico, suddiviso nelle dodici tribù, discendenti dai dodici figli di Giacobbe.

Tutto questo fu annunciato ad Abramo, tanto è vero che nelle lotte e vittorie di questa o di quella tribù è possibile leggere in tutta la storia ebraica i rapporti fra i pianeti e le diverse costellazioni zodiacali (Cfr. Rudolf Steiner, "La saggezza dei Rosacroce", Ed. Antroposofica).

Questo dunque è il significato profondo delle parole: i tuoi discendenti saranno ordinati come l'armonia delle stelle nel cielo (continua).

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