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[...] L'umanità del futuro sarà infatti fondata sulla natura dell'Io e della terra, intesa come suo corpo. Spirito della terra è infatti il Cristo, cioè l'involucro dell'Io di ogni essere umano che viene al mondo.

Nel libro "Il sacro simbolo dell'arcobaleno" ho chiamato "Prete Gianni" tale natura ed ho spiegato il contenuto di quel colloquio fra Cristo e Pietro riguardante tale "pietra" di fondazione. In quella pubblicazione del 1998 sono scritti contenuti conoscitivi incontrovertibili di pace, proprio perché prelevati dal cielo che circonda la terra e dai cicli temporali che permettono in essa la vita, in modo da rendere percepibile a tutti come l'umanità dovrà progredire senza farsi del male.

Nella misura in cui si riconoscerà che il Cristo è lo spirito della terra, la terra sperimenterà la pace reale, perché si riconoscerà che la terra comprende - esattamente come nell'antica concezione degli esseri umani pensanti - tutto il sistema solare, dunque tutti i beni che essa offre.

Nella misura in cui il nutrirsi del corpo di Cristo sarà "fattispecie" rituale, confessionale o di appartenenza legale ad una chiesa o fazione, la gente continuerà a morire di fame o fra spargimenti di sangue fratello in nome della pace.

Il cielo di tutti comprende tutti i beni del creato, dalle risorse minerarie dei fondi oceanici a quelle della luna, dall'Antartide e dai bacini idrici alle orbite satellitari per le telecomunicazioni.

Tutto ciò è oggi valorizzato dalle tecnologie avanzate ed è di pertinenza comune.

Il riconoscimento che i beni attualmente fuori da ogni proprietà e sovranità valorizzati dalle tecnologie avanzate sono di pertinenza comune, condurrà sempre di più l'autocoscienza ad accorgersi che coloro che sfruttano tali beni e li commercializzano sono in debito verso l'umanità, e porterà anche a riconoscere questo come vero debito pubblico reale.

La perequazione del debito verrà allora a sostituire lo spargimento di sangue fratello in nome della pace, e si comprenderà che il contenuto confidenziale del colloquio fra il Cristo e Pietro riguarda e riguarderà sempre tutti i suoi discepoli, anche se lontani nel tempo: il Cristo trasferì sulle comunità che i discepoli dovevano fondare delle forze speciali, non burocratiche, né giuridiche, ma stellari, celesti. Si tratta di forze potenti che egli aveva portato sulla terra dal cielo e dal macrocosmo e che ora risiedono in ogni essere umano ancora minimamente capace di pensiero cosciente.

Nei vangeli, l'ascesa al macrocosmo, cioè l'ascesa alle sfere da cui fluiscono negli esseri umani forza solare e cosmica - da trasmettere a tutti - concentrata nel Cristo è largamente spiegata e dovrà essere ricompresa. Egli infatti guida sempre i suoi discepoli fuori, nel cosmo, in quanto egli è per eccellenza l'impulso verso quel tipo di Pasqua perché non esiste altra Pasqua.

Come l'astrologo, l'iniziato, o il discepolo, penetrano coscientemente nel macrocosmo, imparando a conoscerlo pezzo per pezzo, così il Cristo discende dal macrocosmo, indicando ovunque le forze che vi operano e che ne fluiscono, da trasmette agli esseri umani che lo accolgono.

Questo modo di fare di chi, venendo dall'alto, non ritiene per sé la conoscenza dei cieli, né la mera divinità di "Al", di "El", di "Eloim", di "Allah", ecc., (qui i nomi non contano, contano i contenuti) o di qualsiasi valore che sta in "alto", era per esempio conosciuta dai primi cristiani come "kénosis", che significa in greco "svuotamento". Ora questi grossi paroloni dovranno fare i conti - anche numerici, matematici e algebrici - con la realtà: occorre svuotarsi del dio che sta dalla parte del nostro possedere, per essere noi dalla parte di Dio, nel fratello.

L'umanità del futuro deve ritrovare la capacità di meravigliarsi nel "passare all'altra sponda" senza paura di spettri o di fantasmi.

Questo, e non altro, descriveva il redattore del vangelo di Matteo per esempio nella scena in cui i discepoli stanno navigando (Mt 14, 25-26). Essi scoprono - e l'umanità del futuro scoprirà sempre più - che quello che hanno scambiato per un fantasma è il Cristo, l'io per eccellenza: in realtà si tratta dell'io che fa fluire in loro la forza stellare macrocosica. Quella descrizione fa toccare con mano che il Cristo conduce i discepoli alle forze del cielo. Infatti la conoscenza del processo dell'addormentarsi umano non è altro che questo "passare all'altra sponda": quando un uomo si addormenta, nel letto giacciono il corpo fisico e la sua vitalità, mentre il suo animarsi ed il suo io sono effusi nel cosmo e vengono compenetrati dalle forze dell'universo. Per questo motivo ci si ristora dormendo. E poiché il Cristo si avvicinava loro mentre dormivano, attirava verso di loro coscientemente tali forze, illuminandoli. Ed è proprio questo che avviene nella scena del "fantasma" che cammina sulle acque. "Coraggio... sono io..."

Le scene seguenti del vangelo di Matteo non rappresentano altro che il Cristo mentre guida passo per passo i discepoli sulla via che va verso il salutare superamento della tradizione antica. Fra gli dei del cambiamento, egli è il più potente: involucro cosmico dell'IO SONO, che permette le esperienze della vita del cielo, accompagnando ogni essere umano e guidandolo verso le tappe che il cittadino del futuro deve percorrere esercitandosi verso il grande "salto" verso l'altra sponda...

Tenendo in considerazione la parentela che c'è fra il sonno e la morte, il passaggio verso la nuova umanità è anch'esso un salto che la natura umana sta facendo: tutto il sangue ed i brandelli di carne che oggi la TV ci mostra, narrano di questo salto nella misura in cui esso viene ad essere impedito o "scientificamente" oscurato (continua).

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