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(Massimo Scaligero)

Il guasto mentale di cui sinora è stata questione, si è ravvisato come un fenomeno necessariamente congiunto con l'incoscienza di esso, in quanto la coscienza s'identifica senza residui con la dialettica nella quale esso ha la sua formalizzazione. Soltanto la sua identificazione potrebbe essere l'inizio di una guarigione. Ma è difficile persino all'uomo ancora non affetto da tale guasto rendersi conto che il carattere intrinseco della cultura alla quale si affida, è riconducibile alla specifica condizione psichica degli intellettuali in quella impegnati, e sollecita in lui lo stesso male per via dialettico-logica. Anch'egli in realtà è in pericolo.

Il guasto è la perdita inconsapevole dell'autonomia del pensiero rispetto al proprio organo di espressione, il cervello, e l'inizio di una dipendenza dell'attività razionale dal meccanismo dei supporti fisici, a sua volta eccessivamente attivato da sollecitazioni esteriori, senza corrispettiva elaborazione cosciente. La stessa indagine scientifica comincia a non avere più autentica relazione con il suo oggetto, in quanto questo si afferma dall'esterno secondo una validità quantica e matematica, rispondente alla rinuncia del pensiero al proprio auto-movimento nel rapporto percettivo e conoscitivo, onde il valore qualitativo è ignorato.

Iniziata l'inconsapevole alterazione, l'attività concettuale perde il suo potere sintetico e la sua capacità d'autonomia, seguendo decorsi dialetticamente obbligati, che assume come sua libera determinazione, mentre essi sono portati a determinazione da influenze estranee al pensiero.

La perdita del potere sintetico è il segno tipico del collasso del pensiero, che si tenta compensare con l'efficienza analitica e la dovizia di apparato critico-bibliografico. Sulla linea del dialettismo formale, viene scambiata per attività sintetica quella capace di relazionare espressioni linguistiche, mentre dovrebbe essere la capacità di avere come sintesi il movimento che si esplica nella relazione. Ma ciò implicherebbe l'esperienza del concetto, che l'attuale filosofia ha perduta e ormai neppure concepisce come possibile.

Qualsiasi dialettico o logico può operare sintesi formali di discorsi analitici. Ma più che il potere sintetico del pensiero, qui entra in giuoco la capacità di ricondurre il discorso, mediante operazioni induttivo-deduttive, ai suoi postulati, o enunciati iniziali, oppure finali: movimento automatico nella sua reversibile inferenzialità, che non impegna vita di pensiero. Esige, più che autonomia di pensiero, meccanica cerebrale: soprattutto in quanto il pensiero si limita ad esso, trovando in esso il meglio della sua espressione razionale e identificando l'esercizio del conoscere con la prassi fraseologica. Pervenuti all'enunciato primo, o a quello finale, da esso non si esce, dato che si è privi di passaggio concettuale. Ma il percorso che si ritiene così di aver compiuto nell'ambito inferenziale è irrilevante dal punto di vista della conoscenza, in quanto manca di coagulazione sintetica: che è dire di senso.

La meccanica cerebrale, grazie alla sua natura basalmente fisica, favorisce l'attitudine del pensiero discorsivo a permanere su una linea d'insistenza analitica riguardo al proprio contenuto. Le rivoluzioni e le innovazioni di tale pensiero, infatti, sono sempre esteriori e astratte, talora violente e distruttive nel loro formalismo, mai sostanziali. Sul piano della ricerca, esse conducono dalla scienza alla tecnica, non possono dare impulso nuovo alla scienza. Mentre il cammino della scienza, da Galileo in poi, è stato sempre un procedere intuitivo, mediante l'osservazione sensibile. Falsa innovazione e falsa rivoluzione sono la fenomenologia dello stato mentale riconducibile all'alterazione funzionale dell'organo del pensiero.

In tal senso il dogmatismo automatico-dialettico della pseudo-rivoluzione e il dogmatismo tecnologico delle pseudodemocrazie necessariamente s'incontrano, per virtù di un'identica visione econometrica del mondo.

(La metodologia contro la scienza in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 5.1, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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