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[...] L’uomo, senza l’attenzione di pensare fino in fondo le cose ed il valore di esse, e dunque di caratterizzare concetti sempre più esatti secondo il valore universale del pensare, è manipolato e, in nome della scienza einsteniana del relativismo logico o del cosiddetto pensiero debole, non ha futuro se non come schiavo. Einstein, attivista politico più che scienziato, fu issato ad altezze inusitate mediante l’argano della propaganda, e qui mantenuto per ragioni che di "scientifico" non hanno niente. I suoi due principi fondamentali sono infatti un’inconseguenza di pensiero, talmente gonfiata dalla propaganda bolscevica, da fare incretinire di fatto tutto il pianeta. Il modo di pensare del materialismo dialettico, che non riconosceva e non riconosce alcun concetto assoluto o incontrovertibile, approvò e lodò sempre il "qui lo dico" (principio einsteniano della RELATIVITÀ) e il "qui lo nego" (principio einsteniano della costanza della velocità della luce nel vuoto e dunque della NON RELATIVITÀ) [cfr. B. Thüring, "Einstein e il Talmud. Il tentativo einsteiniano di scardinare la fisica", Padova 1997 - ndr]. Non è una barzelletta. Trasformismo logico e relativismo logico sono un’invenzione dei manipolatori di capitali e del panschiavismo.

Un contenuto di pensiero può essere giusto o sbagliato ma non relativo. L’errore di pensiero serve al futuro per correggere il pensiero non per invalidarne l’universalità. Se quando suono un brano al pianoforte non prendo coscienza di un errore non miglioro l’esecuzione. Se invece ne prendo coscienza la miglioro. Se di fronte all’errore affermo che tutto è relativo e che la mia stonatura può essere gradevole ad un altro orecchio, sono un musicista cretino…

Non è l’universale del pensiero l’errore. L’errore è il suo mancare di coscienza della propria fonte, cioè dell’universale. Un pensiero può essere giusto o può essere sbagliato ma non può essere relativo nel senso del soggettivismo del pensiero. Se infatti è relativo è non pensiero ma sentimento, e questa è purtroppo (purtroppo in quanto non conosciuta) la situazione attuale del pensiero terrestre. Per dire che 1 + 1 fa 2 oggi bisogna scrivere un libro! Il popolo non è solo reso "bue" paziente e bonario, ma è reso indifferente e senza meraviglia [cfr. Simone Paliaga, "L'uomo senza meraviglia. La globalizzazione nell'epoca della rete", Padova, 2002 - ndr], cioè incapace di ragionare, un vero cretino. Anche se nota che la gente crepa di fame per aver prodotto troppi beni di consumo… che le banche possiedono tutto il sistema di produzione e che con il debito decidono della vita di famiglie e di stati interi, e possono rovinarli come in Argentina, non sa cogliere l’assurdità, scientificamente persuaso che essa sia "relativa", o convenientemente rassegnato che "è sempre stato così"... (continua)

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