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(Massimo Scaligero)

Non esiste concetto che non sia connesso con tutti i concetti possibili, non esiste pensiero separabile dal pensiero univoco. Una scienza del pensiero deve poter contemplare il mondo interiore in cui da un'unica scaturigine sono possibili inesauribilmente le forme del pensiero, così che sia conoscibile il rapporto sostanziale dell'una con le altre, in quanto ciascuna tendente per virtù propria a ricostituire con le altre una unità originaria.

Sarebbe stato compito della filosofia: che non può essere sostituito dal fatto che una singola branca della filosofia si scinda da essa e costituisca un dominio a sé e ad un determinato momento assuma un ruolo che valga come filosofia. Sarebbe auspicabile che una nuova filosofia nascesse sotto il segno della logica, ma >in realtà la presente logica è manifestazione di un pensiero che tende a valere unicamente nella limitatezza della determinazione, assunta come assoluto immediato.

È la logica che respinge il senso della propria mediazione, ossia la propria metafisicità, per insufficiente coscienza filosofica di sé: che è dire per insufficiente coscienza logica della connessione originaria delle forme-pensiero. E con questo non si vuole dire che essa debba rinunciare ai suoi procedimenti formali, ma che essa dovrebbe giustificarli con se medesima, in rapporto al pensiero non formalizzato che li rende possibili e può darne il senso compiuto.

È la logica atomica, la logica delle quantità finite senza relazione tra loro, che non sia numerica, o equivalente alla relazione numerica. Ma ciò che vale per i numeri non ha senso per le parole. Il canone logico-formale non può essere che un modo i presentarsi del canone del pensiero: questo può fare a meno di quello, non viceversa.

Qualsiasi traduzione in simboli del costrutto discorsivo è valida soltanto per una ricerca formale volta ad obiettivi linguistico-tecnici, e dovrebbe appunto mediante ciò giungere a identificare i propri ferrei limiti. Conseguenziale per l'empirismo logico sarebbe ravvisare i limiti del proprio assunto, in quanto comporti il riconoscimento, oltre tali limiti, di un canone del pensiero, il cui potere di sintesi contiene tutte le operazioni logiche, avendo in sé la logica del proprio movimento: la sua autonomia, a cui nessuna logica potrebbe essere opposta.
Muoversi nella logica di un simile pensiero è un atto che implica l'inclusione e perciò il superamento del limite che alla realtà obiettiva, sia fisica che metafisica, costituisce ogni operazione logica, come limite necessario alla determinazione discorsiva. Si tratta del limite per cui l'empirismo logico non potrà mai conseguire l'oggetto che si propone, assumendo il limite come forma necessaria del pensiero e togliendo perciò al pensiero la possibilità di operare nel limite secondo la propria illimitatezza, onde trovandosi dinanzi al limite non può ricorrere al pensiero bensì a nuova determinazione del limite, dando luogo a sistemi deduttivi diversi e pur senza relazione tra loro. Perché, se relazione dovesse aversi, dovrebbe essere necessaria relazione di pensiero, non analitica, ma sintetica. Il senso ultimo dell'analisi deduttiva non può che essere sintesi: non come sintesi di analisi, ma come esperienza del pensiero della sintesi.
Si deve tornare a bussare alle porte del pensiero, con rinnovata coscienza del conoscere, se si vuole giungere a una logica in cui sia presente ciò che il suo nome dice: Logos.

("Il realismo ingenuo codificato: la nuova logica analitica" in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 7.18, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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