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Una mia canzone del 2006 (che ora non trovo più, ma posso sempre rifarla) era intitolata "Cleastream blues"... 

In essa mi domandavo se "clear" di "Clearstrenma" significasse "chiaro" o "scuro", nascosto, occultato...

Clearstream va senz'altro rispiegata, soprattutto oggi. Riporto questo vecchio documento intitolato "Clearstream: ecco dove finiscono i guadagni del signoraggio": «Sappiamo bene come le Banche Centrali riescano ad evitare di versare miliardi di Euro agli Stati nazionali, secondo alcuni analisti si parla di circa 700 miliardi di Euro all’anno per la sola Italia. Ma una volta trattenuti dove finiscono questi soldi?

Esistono due multinazionali, l’Eurostream e la Clearstream [oggi esiste anche la SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) generata dalla Clearstream e dall'Eurostream - ndr], che si occupano del “clearing”, cioè un sistema di compensazione finanziaria internazionale tra società, quindi anche tra banche, che permette di trasportare elettronicamente titoli e valori per i suoi clienti, di fargli passare le frontiere degli Stati, e di assicurarne la conservazione (nel senso che fisicamente detiene i titoli, mentre i passaggi sono solo elettronici). In pratica sono delle camere di compensazione in cui vengono conservati e scambiati titoli e valori, ma solo a livello elettronico. [in fondo quello che oggi è chiamato COMPENSAZIONE FINANZIARIA INTERNAZIONALE ha lo stesso compito degli antichi "cambiavalute" strapazzati da Gesù di Nazaret nel tempio - ndr]. Mentre su Eurostream tutto sembra chiaro, sul conto di Clearstream i dubbi sono molti, tanto che si è scritto un libro (Revelation$ di Denis Robert) e alcune indagini giudiziarie l’hanno coinvolta.

Bisogna ricordare che nel Mondo il 95% delle transazioni sono finanziarie, mentre solo il 5% riguarda beni e servizi, quindi si capisce facilmente il volume di denaro che circola dentro queste camere di compensazione; infatti Clearstream si occupa di circa 50.000 miliardi di Euro all’anno, con un profitto che nell’anno 2000 è stato di 215 milioni di Euro!!!!

È per tutti chiaro che, vista la delicatezza delle operazioni svolte, la trasparenza dovrebbe essere il requisito principale, purtroppo non è così; infatti le società che si occupano dei controlli sono strutture interne alla stessa società, tanto che è stato riconosciuto un margine di errore di 1,7 miliardi di Euro nei titoli nei suoi conti, cifra che è equivalente al debito estero pubblico del Terzo Mondo!!

Non solo, Clearstream funziona tenendo liste di multinazionali e banche di tutto il mondo, le mette in contatto ed organizza scambi elettronici di titoli tra loro, ma il problema è che non c’è modo di sapere i nomi delle strutture che sono dietro a queste operazioni.
Ma per essere preoccupati, basta guardare i nomi compresi nelle liste, questi invece sono pubblici: società off-shore; istituzioni finanziarie con sedi in paradisi fiscali come Caiman, Jersey o Turk and Caicos; fino a banche serie e non. Un esempio? Nel 1991 la banca pakistana BCCI fallì, nonostante questo, un mese dopo la sua chiusura ed il congelamento totale dei suoi averi Clearstream continuava a svolgere transizioni a suo nome e a rimborsare creditori privilegiati.
Inoltre si è scoperto che accanto a Clearstream opera una multinazionale con sede a Clearwater, in Florida, la quale grazie a consulenti informatici, ha l’incarico di cancellare le tracce informatiche delle transazioni occulte, trasferendo così segretamente cifre consistenti.
In seguito a queste rivelazioni, frutto del lavoro investigativo del giornalista Robert e dell’ ex-banchiere Ernest backes che lavorava per Clearstream, è stata aperta un’indagine in Lussemburgo, denominata “Clearstream affair”, con l’accusa di possedere una piattaforma internazionale per il riciclaggio di denaro sporco e di evasione fiscale.
A seguito di questo scandalo, la Deutshe Borsche Clearing di Francoforte ha acquisito le azioni delle altre banche socie, diventandone l’ufficiale proprietaria, ma lo stesso Robert afferma che è impossibile stabilire chi ne siano i veri registi.
A questo punto tutti i passaggi sono chiari. Le banche stabiliscono norme per redigere bilanci non corrispondenti alla realtà (i GAAP) e sottrarre così  miliardi di Euro agli Stati nazionali, poi spostano questi capitali grazie a Clearstream, quindi senza nessun controllo, verso paradisi fiscali o istituzioni che faranno una brutta fine, permettendo un bel riciclo di denaro.

Ovviamente tutto questo a carico del cittadino e nel silenzio complice dei mass-media!».

E oggi, tempo in cui il faraone Bergoglio va blaterando che l’uomo cristiano sarebbe tale solo in quanto appartenente alla chiesa cattolica ("Siamo cristiani solo nella Chiesa: no al cristianesimo fai da te"), non curandosi di essere così anticristiano - per Cristo il tempio è il corpo umano e non qualcosa di esterno ad esso e solo se la chiesa cattolica non avesse chiese materiali sarebbe quella giusta, basata sul riconoscimento (del Cristo nell’altro da sé) e non su un documento giuridico -, sembra proprio che miri ad espandere la propria chiesa nonostante il riciclaggio di denaro sporco della banca vaticana. 

Nel suo libro "Le carte segrete di Benedetto XVI”, Ed. Chiarelettere, Milano 2013, basato sui documenti del cosiddetto Vatileaks, il giornalista Gianluigi Nuzzi riporta che la banca vaticana, con circa 8,3 miliardi di dollari, in assets, ha riciclato approssimativamente 280 milioni di dollari per conto della Mafia". Ne parlerò ancora...

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