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Dal Vangelo di oggi 13/07/2014: "... il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi"... Questa incapacità di percezione SOPRATTUTTO OGGI DOPO DUE MILLENNI DA QUESTE PAROLE genera papolatri che chiamano "Santo Padre" il nuovo faraone di turno, CUORE-POMPA... MAGNA, mentre il Logos da sempre dice loro NON CHIAMATE NESSUNO PADRE. 
Di fatto, chi non si risveglia non può fare altro che ingrossare le fila del monopolio vicario vaticano, cioè dell'impero romano, che continua a fare schiavi mascherandosi democraticamente da Stato sedicente repubblicano, intercapedine della falsa qaal di un Cristo dalle chiappe strette, che si genuflette nella sua politica rivoluzionaria di "epicheia", tradotta con "mitezza"... ma sarebbe meglio dire "iniquità"... 
L'uomo minimamente desto, raramente attinge momenti di chiara coscienza, in quanto il suo quotidiano stato di veglia si fonda sul processo discorsivo, cioè sul "pensato", non sul processo del pensare. Perciò è anacronistico, dato che il tempo del pensato e/o del dogma è terminato...
Oggi dovremmo essere nel tempo dell'Acquario, quindi nel tempo della scienza (compresa la scienza dello spirito), cioè nell'era dell'equilibrio fra pensare, sentire, ed agire... Invece siamo ancora nella fede...
La fede è un sentimento, quindi è un sentire.

Certamente legittima.

Ciò che però bisognerebbe sentire oggi è, almeno, che quando chiamiamo qualcuno Padre o Santo Padre, non rispettiamo né il senso di uguaglianza fra uomo e uomo, né il consiglio LOGICO di non chiamare nessuno Padre.

Questa aberrante omissione, che periodicamente e senza consapevolezza scarichiamo poi nel batterci il petto dicendo "mea culpa", conferma la nostra alienazione...

Occorre guarire allora, e passare dall'IO CREDO all'IO SO del tempo acquariano attuale. L'"io credo" era il tempo dei Pesci o del Pesce (Ichthus), preceduto dal tempo dell'"IO SONO" del tempo dell'Ariete (Agnello nell'astrologia ebraica). Allora era più sensato credere nell'io del figlio dell'uomo che Tutti siamo, nella misura in cui confessammo la fede di lasciare il dio Toro, quello del vitello d'oro... Forse non lo lasciammo veramente, se oggi diciamo ancora, col "mea culpa", cose insensate battendoci i petto... Questo è davvero un peccato: l'essere così ammalati di anacronismo da lasciarci turlupinare e manipolare perfino nel portafoglio fino a ri-schiavizzarci come al tempo del bue Api... Vergogna... 

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