Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

L’incapacità umana di distinguere la concretezza logica (o logica di realtà) dalla logica meramente intellettuale (logica astratta) genera fraintendimenti, incomprensioni, guerre, e conseguenti carestie.

In base al pre-giudizio secondo cui il solo mondo materiale sarebbe concreto, l’uomo si condiziona da se stesso ad agire in modo unilaterale ed ideologico.

In tale auto-condizionamento del pensare egli crede che tutto ciò che si astrae concettualmente dal mondo materiale sia astratto, e che pertanto non possa esistere un concetto o una concezione concreta, dato che ogni concepire concetti è sempre astrazione.

Non si avvede che già questo suo credo è esso stesso un’astrazione. Eppure la differenza fra astratto e concreto esiste.

La differenza è questa: una concezione concreta è una somma di concetti in base alla quale si sa che da essa si può ricavare una volta una soluzione, mentre un’altra volta una soluzione diversa, e una terza volta un’altra ancora, ecc., e che a seconda delle diverse condizioni esterne si potrà quindi applicare la prima, la seconda o la terza soluzione, ecc.; una concezione astratta è una somma di concetti con la quale per esempio si da’ per dogmaticamente scontato o si crede di essere felici, o di poter rendere felici gli uomini.

Una concezione conforme alla realtà non potrà mai essere dogmatica anche se il dogmatismo giura sui suoi dogmi.

La parola “dogma” proviene dall’ebraico “dag”, che vuol dire “pesce”: il “pesce” abbocca e finisce fritto. Ecco perché anticamente si diceva che i pescatori di anime erano a loro volta “pescati” e portati all’asciutto, cioè su un piano differente da quello che stava sotto. Sulla terra però i pesci non possono vivere...

I dogmi posso farsi valere soltanto in un modo: tiranneggiando la realtà.

Se un’idea è conforme alla realtà consiste della realtà stessa, perché vivente in essa.

La realtà non consiste di sole percezioni sensibili ma anche di percezioni sovrasensibili come, appunto, le idee ed i concetti, che possono essere più o meno pieni di concretezza: “solo grazie a un contenuto concreto posso sapere perché la chiocciola si trovi sopra un gradino di organizzazione più basso del leone” (cfr. Rudolf Steiner, “La conoscenza del mondo”, cap. 5° de “La filosofia della libertà”).

Come un organismo vivente è mobile e non qualcosa di staticamente chiuso in sé‚ così è vivo un concetto o un’idea (insieme di concetti) conforme alla realtà: è viva e si sviluppa in varie direzioni come una radice verso il terreno, e/o come il fusto e il fogliame di una pianta verso il cielo.

L’osservazione della differenza fra un pensare conforme alla realtà e il dogmatismo è importante e necessaria per la trasformazione delle nostre abitudini negative, che sono innanzitutto abitudini di pensiero.

Siamo però ancora molto lontani dal soddisfacimento di questa necessità. Molto più lontani di quanto si sappia.

Un esempio della differenza fra astratto e concreto lo abbiamo nei concetti di uomo e di società.

Per la scienza ordinaria l’uomo è un’unità. Così la società è intesa come unità, o come Stato unitario.

L’anatomista, il fisiologo, considera il cervello, gli organi di senso, i nervi, il fegato, la milza, il cuore, ecc., come organi di un organismo o di un sistema unitario.

Le cose però, a guardar bene, non stanno proprio così. Il nostro organismo comporta tre sistemi essenzialmente differenti. L’uomo che si manifesta nel capo, cioè nel sistema neuro-sensoriale, è diverso dall’uomo che si manifesta nel petto, vale a dire nella circolazione e nel respiro, ed ancora diverso dall’uomo che si manifesta nel ricambio, i.e. negli arti o anche dei muscoli. Attività muscolare, nervosa, e respiratoria, non hanno nulla di essenziale in comune pur articolandosi fra loro.

L’uomo è triarticolato e come tale vive nel mondo. Così è per l’organismo sociale.

Ovviamente chi è fissato nel pensiero astratto dell’uomo unitario non può scoprire l’ordinamento sociale di cui fa parte in quanto uomo triarticolato.

Il filo conduttore è infatti l’articolazione che l’uomo vive nei suoi tre sistemi, riscontrabili simbolicamente nel mondo esterno, dato che l’uomo ha le sue radici in tutti e tre quei mondi.

Solo chi considera la propria triarticolazione ha dunque il filo conduttore per osservarne poi le differenziazioni anche nell’organismo sociale di cui fa parte.

“L’organismo sociale è formato come quello naturale. E come l’organismo naturale deve provvedere al pensare mediante la testa e non mediante i polmoni, così è necessario che l’organismo sociale sia articolato in sistemi dei quali NESSUNO possa assumere i compiti degli altri e che OGNUNO debba collaborare con gli altri facendo valere la propria autonomia” (R. Steiner, “I punti essenziali della questione sociale”, Ed. Antroposofica, Milano 1980, p. 122).

L’uomo è un essere realmente triarticolato secondo il modello della Trinità.

Che gli uomini abbiano interesse reciproco, come predica il prete in chiesa, è inutile senza un effettivo interesse da uomo a uomo. Da uomo a uomo non significa da “santo padre” a uomo (o da “padre”, “don” - diminutivo di “dominus” - “eminenza”, “eccellenza”, “signore”, “maestro”, ecc., a uomo).

Da uomo a uomo significa: da uomo a uomo. Solo questo può generare comprensione concreta, amore concreto. Resta invece qualcosa di meramente astratto se si dice di amare o di voler amare tutti gli uomini. Vi è pertanto una bella differenza fra l’amore concreto e l’amore astratto.

L’amore è come il caldo che la stufa sviluppa riscaldando. Predicare l’amore dal pulpito è come dire a una stufa: poiché tu sei una stufa è tuo dovere riscaldare la stanza. Se però non si accende il fuoco, l’esortazione morale non serve.

Un altro esempio della differenza fra astratto e concreto lo abbiamo nel concetto di “sociale”.

Il “sociale” che continua a presentarsi ovunque come socialismo, “social network”, comunismo, comunitarismo, marxismo, cattocomunismo, ecc., io lo chiamo dal 1999 MENTECATTOCOMUNISMO perché è un fenomeno del tutto antisociale fin dalla sua radice fatta di impulsi antisociali: la differenza fra astratto e concreto è infatti già percepibile qui nella configurazione della formula fondamentale “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”.

Tale slogan sottintendeva: “unitevi contro le altre classi, abbiate particolare odio contro queste per sentire il vincolo dell’unità!”.

Non è forse questo un impulso antisociale?

Studiando la psichiatria sociale del presente, l’inglese Alex Comfort ha osservato simili impulsi antisociali in numero talmente elevato da farne un libro intitolato “Potere e delinquenza”, che da oltre mezzo secolo è il best seller in questo campo di indagine.

Ciò nonostante, il riconoscimento di queste cose continua a trovare ancora tanta resistenza nella gente perché non si è ancora in grado di pensare in modo conforme alla realtà né, soprattutto, in modo differenziato, dato che spesso si crede perfino che chi ha questa capacità contraddica se stesso.

I problemi di oggi si possono però risolvere solo con un pensare conforme alla realtà. È però in atto una subconscia lotta per il dominio dell’astratto sul concreto, che si manifesta sia nel mondo politico che nella gente che lo candida e lo elegge a governarla.

La necessità storica del presente tende più che mai all’articolazione dei rapporti fra un uomo ed un altro uomo. Cioè al fatto che l’uomo in quanto tale, in quanto essere vivente e non in quanto astrazione, sia il legame fra le TRE parti dell’organismo sociale.

Insomma, che una cosa sia astrattamente esatta poco importa.

Ciò che conta è solo la nostra capacità di fare giudizi autonomi anche se l’uomo odierno però è sempre più ammalato di rimozione del proprio giudizio critico.

Si pensi per esempio a dieci banconote. Se si passa dalla mera astrazione alla realtà e con esse si fa un pagamento, occorre essere consapevoli che con quei soldi che passano da una mano all’altra, passa in realtà da una mano all’altra l’equivalente del lavoro di un certo numero di persone, e che nelle banconote risiede il potere di costringere al lavoro un certo numero di persone. Solo con questa consapevolezza si è nella vita, con tutte le sue ramificazioni ed i suoi impulsi. E solo allora non ci si blocca più nell’astratto e distratto pagare mediante denaro, ma ci si chiede il significato del passaggio da una mano all’altra di dieci banconote che chiamano al lavoro un certo numero di persone provviste di pensiero, sentimento e volontà. La risposta definitiva a questa domanda si ha solo se si osserva il lato soprasensibile del fenomeno. Infatti anche se, mossi dalla nostra bontà, ci sforziamo ad essere buoni e regaliamo quei soldi a qualcuno, non gli facciamo alcun bene se non siamo mossi da un pensare conforme alla realtà e non ci curiamo di questa osservazione: la semplice circolazione del denaro da una mano all’altra senza che con esso circoli merce, il fatto che il denaro produca apparentemente altro denaro, al di là di ogni merce, in tutto ciò vive la forza dell’astratto che domina il concreto.

Si tratta di una forza diabolica che Paolo di Tarso avrebbe attribuito a Belial, gli evangelisti a Satana, Alessandro Manzoni ad Arimane.

Insomma non vi è altro mezzo di possedere denaro in modo salutare entro la struttura sociale, se non possedendolo secondo consapevolezza cristiana, cioè logica, vivente.

Invece per il fatto che la coscienza cristiana non si è ancora insediata, dato che la struttura sociale è attuata ancora e sempre col pensiero statale romano, si verifica tutto ciò che ha provocato l’attuale crisi economica nel mondo occidentale.

Insomma dove è in gioco Arimane può solo prodursi rovina.

Arimane è il capo spirituale dell’astratto che domina il concreto.

È l’economicismo imperante.

Ovviamente nell’attuale struttura sociale siamo ripetutamente costretti all’economicismo, e quindi ad agire da schiavi del potere arimanico, e non dovremmo negarlo facendo il giuoco dello struzzo e nascondendoci il problema.

Bisognerebbe invece guardare almeno negli occhi la verità.

Quello che ci porta il domani dipende appunto dal fatto che riusciamo a guardare negli occhi la verità.

Molto di ciò che si abbatte in modo catastrofico su di noi viene dal fatto che la gente ha chiuso gli occhi dinanzi alla verità, e che si è costruita concetti astratti per ciò che è giusto e non giusto, e non ha voluto comprendere il reale, il concreto.

Le guerre per esempio ebbero sempre una loro giustificazione teologica.

 

 

Il nuovo catechismo della chiesa cattolica regola addirittura all’Art. 2266 i conflitti e la pena di morte come eventi pedagogici. Ecco perché le facoltà di teologia sono funzionali allo statalismo imperialista mascherato di democrazia.

Lo studio delle due guerre mondiali non è altro che lo studio del dominio dell’astratto sul concreto, e ciò vale anche per le guerre odierne (2014).

Fin dalla fine dell’800 tra l’Inghilterra e la Germania vi fu un grave scontro. In Germania, paese agricolo, l’industrializzazione era arrivata più tardi che in Inghilterra, la quale era già ricca delle materie prime di cui si era appropriata spremendo le sue colonie.

In questi due Paesi l’economia moderna nasce in modo diverso: in Inghilterra sfruttando le colonie per il mercato esterno, in Germania con l’agricoltura e l’artigianato per il mercato interno. Una mediazione tra questi due modi antitetici di fare economia (sfruttamento delle cose altrui e sfruttamento delle proprie) non fu mai trovata: gli economisti, classe pseudoscientifica del tutto inutile in quanto sempre asservita al delfino di turno, non riuscirono mai a prevedere né a vedere regole economiche idonee a tale mediazione.

Oppure finsero di non vederle.

L’opposizione storica tra l’economia occidentale (Inghilterra) e quella mitteleuropea (Germania), che esiste tutt’oggi, anche se con forme ed attori un diversi, generò la prima guerra mondiale.

La prima guerra nasce perciò dalla volontà inglese di dominare Austria e Germania per il sopravvento sull’Europa, volontà mai sopita fino ad oggi sia per ragioni economiche che per ragioni spirituali.

Non a caso la Regina d’Inghilterra è sia il capo del Regno che della religione anglicana, cosa unica al mondo, dato che non accade nemmeno nelle più sperdute tribù africane.

Spesse volte Rudolf Steiner mostrò come la prima guerra mondiale fu voluta e pianificata nei minimi dettagli dall’Inghilterra per la sua conquista del centro Europa.

Nazismo e bolscevismo furono entrambi sovvenzionati dall’Inghilterra e dall’America come “esperimenti sociali”. Si tratta di esiti “guidati” prima e dopo la prima guerra mondiale, per analizzare i quali occorre tornare alla genesi della prima guerra.

Il libro Le fonti finanziarie del comunismo e del nazionalsocialismo di Oscar Sanguinetti, scritto nel 1985 offre materiale storico per questo studio: la storia che ci “raccontano” nella scuola dell’obbligo (di Stato) è insomma solo una raccolta di numeri e di date che non tolgono minimamente il velo sulle vere cause ed i sotterfugi, creati ad arte per “guidare” e controllare gli eventi.

L’attentato di Sarajevo del 28/05/1914 dove fu assassinato l’arciduca ereditario Francesco Ferdinando fu pianificato, studiato, finanziato e voluto nei minimi dettagli dall’Inghilterra con lo scopo di far entrare in guerra l’Austria, la potenza più grande di allora e grande nemico economico dell’Inghilterra.

La Germania era considerata nemica dell’Inghilterra perché vendeva prodotti agricoli, artigianali ed industriali a prezzi più bassi degli inglesi. Quindi doveva essere fermata, in quanto avrebbe bloccato l’espansione economica, sociale e soprattutto spirituale degli inglesi in Europa.

Allora non c’erano ancora strumenti per il dominio dell’astratto sul concreto come lo spread, i rating, ecc. C’era la guerra, che è sempre lo strumento più facile per far soldi e sistemare questioni che non si vogliono risolvere col pensare. Le recenti “rivoluzioni” in Iran, Irak, Libia, Egitto, ecc., ne sono ancora un esempio.

Francia ed Inghilterra - nemiche storiche, una vaticana e l’altra massonica - mai contente delle vittorie ottenute, distrussero e smembrarono l’impero austro-ungarico e schiacciarono la Germania, chiedendo come riparazione immensi capitali che pesarono per diverse generazioni sul popolo tedesco ed austriaco, e che oggi sono in un modo o nell’altro “spalmati” nei debiti dei vari Stati dell’eurozona.

Questo ovviamente perché l’attuale Paese più indebitato è l’America.

Nel 1918, il patto di resa austro-tedesco veniva firmato non in un palazzo di Stato come si era sempre fatto ma su un treno, un mezzo in movimento, al confine tedesco, come per dire che questo patto era “instabile” e sul confine: la vittoria non bastava dunque ai vincitori, i quali volevano anche infamare ed umiliare i tedeschi.

I tedeschi non dimenticarono poi quell’offesa, e su quello stesso treno fu fatta firmare la resa della Francia ad Hitler nel 1939. Fra l’altro va ricordato che nel 1923, dunque prima della seconda guerra mondiale, non riuscendo la Germania a pagare i debiti contratti, la Francia aveva già invaso la zona della Ruhr facendo lavorare per sé gratis il popolo tedesco di quella grande zona industriale tedesca, schiavizzandolo, irritandolo ed irridendolo, così che i tedeschi non a caso scelsero poi un certo Hitler (sponsorizzato con centinaia di milioni di sterline e di dollari), per cercare un “loro” difensore nazionale.

Di fatto, i tedeschi, con la seconda guerra mondiale, lottarono per la loro nuda esistenza, non riuscendo a pagare quei debiti. E se uno lotta per la propria esistenza picchia più duro. Non ha nulla da perdere. In particolare i tedeschi ne sono molto capaci, come ricordava perfino Giulio Cesare nei suoi scritti circa le difficili battaglie con i “barbari” germani e gli svevi...

La storia la scrivono sempre i vincitori, mai i vinti.

Lottando per la sua esistenza, la Germania sprofondò nel buio della coscienza, rafforzando al massimo la già grande forza arimanica. Hitler ha avuto la fortuna di trovarsi un popolo umiliato, schiacciato ed annientato ad arte dai vincitori della prima guerra mondiale, altrimenti la seconda guerra mondiale forse non ci sarebbe nemmeno stata.

Cosa si sta facendo invece oggi? Qualcosa di molto simile, dato che l’Inghilterra non smette le sue manovre: non a caso non è mai entrata nell’euro, pur riscuotendone il signoraggio, e dominare non solo l’euro ma tutti i paesi dell’eurozona. È in fondo il suo sogno antico.

Oggi in Europa non ci sono guerre manifeste ma diaboliche guerre occulte: in modo astrattamente democratico si fanno guerre finanziarie, cioè arimaniche. All’esterno non appaiono distruzioni con lanci di bombe e crolli di case, ma ci sono distruzioni dentro le persone, distruzioni che generano paura, perdita di coscienza e di consapevolezza, coprendo di debiti per generazioni quasi tutti gli stati europei, partendo dai piccoli: Irlanda, Islanda, Grecia, poi a salire Portogallo, Spagna, Italia, Francia per arrivare alla stessa Germania (vero scopo, nemmeno tanto occulto di questa guerra) come una malattia endemica.

Ecco perché la Germania sceglie oggi di sacrificare gli altri stati: per rallentare la sua stessa definitiva agonia!

Questa guerra arimanica, cioè finanziaria, è condotta da chi da’ regolarmente i voti sui rating agli Stati ed alle banche, vale a dire dagli USA che, in quanto emerita colonia e diretta erede dell’Inghilterra, sono, ripeto, lo Stato più indebitato del mondo.

Gli USA scaricano i loro debiti sull’Europa e sugli altri paesi del mondo come scaricano i costi delle guerre che periodicamente fanno per “salvare” il mondo!

La Germania, odierno ostaggio degli USA, non è libera di fare quello che vorrebbe. Basta guardare come agisce la Merkel per rendersene conto...

Di fatto, tra i due litiganti di questa neo-guerra mondiale, il terzo effettivamente gode. Infatti tra Usa ed Europa, o tra massoneria e vaticano, chi gode è il più grande creditore degli USA, la Cina, che in silenzio e senza apparire, sta comprando terreni ed attività in mezzo mondo. In effetti, gli accordi stipulati in questo “godimento” cinese sono alquanto strani: parti di massoneria con parti di vaticano contro altre parti, e così via. Si tratta però di giochini fatti per sviare l’attenzione.

La nuova guerra si configura pertanto non più come le precedenti con distruzioni di materia, bensì come distruzione dell’io, distruzione di individualità. Si veda per esempio il recente libro di Corrado Passera intitolato “Io siamo”, che già dal titolo è carico di arimanica, la stessa fra l’altro predicata dal faraone Bergoglio per la trasformazione dell’io nel noi (che è un crimine, cfr. il mio saggio "Il cielo di tutti")! 

Questa guerra arimanica, che è un vero e proprio terrorismo di Stato, genera davvero paura, paura per il futuro, paura per il presente, paura dentro, paura che ci fa perdere la coscienza di essere uomini, di essere umani…

Questa guerra, nell’io di ogni uomo, ha il compito di far dimenticare ogni nostra concretissima esigenza immateriale - dato che SIAMO esseri immateriali - e che ci lega sempre più alla mineralità, ad Arimane, rendendocene lentamente ma inesorabilmente schiavi.

Ciò avviene perché Arimane teme il Cristo che ognuno può incontrare liberamente e personalmente come involucro protettivo dell’io di ognuno, per avviare autonomamente e autoconsapevolmente la propria crescita interiore. Arimane, detto anche  in ebraico Mimen, o Mammona, non vuole ciò, e fa di tutto per distogliere l’uomo da questa sua grande opportunità!

Soprattutto dall’inizio della seconda guerra mondiale quando fu evidente che la chiesa cattolica non mosse una paglia per opporsi al nazismo, l’uomo sta riscoprendo questa sua grande e massimamente concreta occasione.

La grande guerra totale odierna, già iniziata, è appunto l’immensa lotta dell’astratto che vuole dominare il concreto. Da circa mezzo secolo sento dire di anno in anno che “il prossimo anno sarà l’anno della ripresa”.

La gente crede ancora a queste panzane ed alle prediche faraoniche di piazza S. Pietro. Per farci stare bravi ci cambiano ogni anno il presidente del consiglio con nuove promesse ed illusioni, e noi corriamo a votare come veri spettri dell’umano...

Queste cose avvengono per uno scopo preciso: per poter prendere tempo e preparare lo sviluppo dell’economicismo, cioè dell’incarnazione totale di Arimane in modo che entro il 21° secolo tutto ritorni come ai tempi di Iside.

Che tutto debba tornare come prima, cioè come 2000 o 3000 anni fa, questo è il vero scopo di questa crisi, che da economica sta diventando crisi spirituale.

Lo scopo di Mammona è dunque quello di far perdere la strada di casa ad ognuno di noi e farci percorrere quella finanziaria, economicista, verso la neo-schiavitù arimanica. Si pensi ad esempio al problema dell’Ucraina, che fino a ieri quasi nessuno sapeva che esistesse o dove fosse. Tale problema potrebbe essere, ad un secolo di distanza, quello di una nuova “Sarajevo”, creata e guidata ad arte per poter innescare una guerra di “libertà” qui in Europa, sviando ulteriormente l’attenzione dai veri problemi sociale, risolvibili solo dalla triarticolazione sopra citata.

Avere consapevolezza delle cose che accadono, occulte o palesi che siano, è l’unico mio dovere di essere umano.

So che l'idea della triarticolazione troverà tanto minori opposizioni, quanto maggior numero di uomini conosceranno come le forze della vita pubblica abbiano operato fino ad ora, e come abbiano dovuto condurre per forza all’attuale crisi economico-finanziaria mondiale.

“Tutto ciò che può servire a diffondere una comprensione in questo senso, prepara il terreno per l'efficacia pratica dell'idea della triarticolazione. Perciò ci si dovrebbe riprometter poco dall'entrare in discussioni con gli appartenenti all'uno o all'altro partito; essi per lo più, finché restano dentro il partito, cercheranno di tradurre nel senso loro qualsiasi idea proposta dal sostenitore della triarticolazione. Si dovrebbe provvedere piuttosto, non appena si fosse compresa la fruttuosità di questo impulso, a diffonderne la comprensione fra la gente, poiché non già con quelli che la respingono c'è qualcosa da fare, ma soltanto con chi ne è persuaso. Solo con questi si potrà anche entrare nei particolari della vita pubblica” (R. Steiner, “I punti essenziali…”, op. cit., pp. 208 e 209).

 

Bibliografia Essenziale

Rudolf Steiner, “Esigenze sociali dei nuovi tempi”;

Rudolf Steiner, “La filosofia della libertà”;

Rudolf Steiner, “I punti essenziali della questione sociale”;

Rudolf Steiner, “I capisaldi dell’economia”;

Ivo Bertaina, “I grandi rischi occultati e le opportunità del presente”

http://bastamonopolio.over-blog.com/2014/05/la-trasformazione-dell-io-nel-noi-e-un-crimine (Il cielo di tutti)

Condividi post

Repost 0