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(Massimo Scaligero)

La regolarità che il logista intende conseguire formalmente è una proiezione dell'interna illimitata organicità del pensiero. Tale organicità, che all'uomo non si dona gratuitamente, ma grazie a un'esatta ricerca del pensiero nel pensiero, è in sé identica all'interna organicità della struttura del mondo. Il fisico e il logico operano all'evidenza di un aspetto appena affiorante dell'unità del pensiero dell'uomo e dell'ordine pensante del mondo. La sistemazione del molteplice è un provvisorio iniziale movimento, che andrebbe integrato da una coscienza rigorosa di esso, in quanto l'obiettivazione delle regole e delle leggi proietta nel mondo e nella linguistica il limite provvisorio del pensiero incapace di afferrare l'interna unità del mondo. È il pensiero riflesso che non esce dal cerchio chiuso della soggettività, per quanti sforzi compia ad elaborare una conoscenza che abbia in sé fondamento. Questa conoscenza non può avere fondamento in sé, in quanto, come ordine sistematico, è l'inferiore proiezione dell'intimo ordine del pensiero, o del vero fondamento, mentre la sua versione tecnologica, indubbiamente utile entro determinati limiti, è la formalizzazione di tale proiezione, che intende valere per sé sino a costituirsi come UNIVERSALE.

L'obiettività della scienza e della logica non ha fondamento in sé, ma nel pensiero. Priva della possibilità di controllarsi con tale fondamento, quell'obiettività conduce all'errore di trattare l'oggetto come fondamento. Nel fatto espressivo il pensiero, tendendo a conseguire l'ordine e il rapporto tra ordini, che ha come sua facoltà originaria, in realtà limita se stesso secondo la necessità del mondo sensibile. Perciò il sistematismo non può riguardare le scienze dell'anima né dello spirito, bensì l'aspetto metodologico degli studi ad esse introduttivi. Il limite della logica formale è appunto questo. Nella sua pratica applicazione, essa non potrebbe uscire dalla sfera delle scienze della quantità, se non a condizione di acquisire coscienza del proprio procedimento e di riconoscerne la contingente strumentalità. In tal senso la tecnologia non eliminerebbe l'uomo, ma sarebbe infine da lui usata.

Un simile riconoscimento è l'atto gnoseologico che solo potrebbe ricongiungere la teoretica deduttiva alla logica interna del pensiero. Privo di tale atto, tutto il suo sistema risulta meccanicistico e dove minimamente appare utilizzabile è sostituibile da qualsiasi altra equivalente forma del procedimento logico. È evidente l'impossibilità di dedurre senza un'iniziale sostanza assiomatica, ossia senza premesse su cui elevare l'edificio deduttivo: obiezione, questa, che naturalmente non vale riguardo al puro formalismo logico-matematico. Comincia a valere riguardo al suo uso fuori della necessità delle strutture formali matematiche, ossia in rapporto al metodo della scienza in genere.

Se la verità è la conoscenza resa possibile dal procedimento deduttivo, essa non può star prima di esso, bensì a sua conclusione. Ma, non stando prima, su che cosa regge l'edificio? Qualsiasi modo dello «star prima» della conoscibilità non è conciliabile con la posizione antimetafisica e antidogmatica della nuova logica: la cui pretesa di rendere conoscibile mediante deduzione ciò che sta come premessa a titolo ipotetico, significa comunque porre questo conoscibile fuori sia della premessa sia del procedimento deduttivo.

("Il realismo ingenuo codificato: la nuova logica analitica" in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 7.15, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

 

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