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Accettando l’idea che esistano esseri umani motivati ad imbrattare l’atmosfera del pianeta con elementi chimici distruttivi della  salute umana, delle due l’una: o accetto che le loro motivazioni possano escludere la loro stessa autodistruzione perché anch’essi sono degli umani viventi sul pianeta, oppure accetto che costoro siano creature extraterrestri immuni dall’effetto di quegli agenti chimici.

Nella prima ipotesi dovrei ammettere l’esistenza di antilogica nella logica, o di anti-natura nella natura.

Nella seconda, devo accettare una logica extraterrestre.

Sarei così costretto all’idea che la natura umana sia inaffidabile in quanto antilogica, oppure che sia malvagia per extraterrestri che la vogliono distruggere.

In un modo o nell’altro sarei portato a credere e a giustificare il dogma del peccato originale, secondo il quale la natura umana sarebbe originariamente errante, o kantianamente un “legno storto da raddrizzare”. Il problema logico però rimane: i “raddrizzatori” degli umani sono extraumani o umani?

Infatti come umani dovremmo escludere di soggiacere a quel dogma e implicitamente escludere anche l’esistenza nella natura umana di quel “legno storto da raddrizzare”, perché se nella mia natura io sono storto o distorto non posso pretendere di essere dritto, di raddrizzarmi o di raddrizzare.

Mentre i “raddrizzatori” extraumani sarebbero “logici” ma solo in senso extraumano, sconosciuto all’umano.

In tal caso però sorgerebbe il problema di un Logos differente da quello eternamente vivente nel cosmo.

Detto in parole povere: colui che pilota un aereo che sparge sulla terra elementi chimici dannosi all’umanità, dove abita? Se abita sulla terra allora è poco intelligente perché quando scende dall’aereo subisce anch’egli gli effetti negativi che ha creato. L’alternativa è che questo pilota abiti sulla luna o nei dintorni astrali…

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