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(Massimo Scaligero)

Qualche logista prudente, tuttavia, non dimentica che l'ambito della logica formale oggi essendo rigorosamente quello della logica matematica, non può non essere riservato a specialisti e orientato unicamente verso specifiche ricerche metodologiche. In realtà ciò che negativamente influenza il sapere è il FORMALISMO DEDUTTIVO portato anche in campi che non lo esigono, onde giunge a operare come un nominalismo a sé sufficiente, senza rapporto con i contenuti a cui si riferisce. Inoltre, ciò che si attua mediante il pensiero, sia pure ad opera di un gruppo di specialisti, è espressione del mentale umano, risuona comunque nella cultura umana.
Un errore di pensiero codificato è un VIRUS che circola in tutto l'organismo culturale e perciò penetra nella vita. Il linguaggio formale è seducente, rispondendo all'esigenza dell'uomo di questo tempo di affermarsi con l'apparire, di esprimersi senza essere; di costruirsi unmondo di sicurezza discorsiva, di giustificare con il duttile discorso analitico le forme della sua dipendenza dalla sfera degli istinti. Alla ragione egli sostituisce l'architettura delle frasi, dato che la ragione confuterebbe il suodire e il suo agire.
La penetrazione del linguaggio automatistico nelle varie forme forme del sapere è un fenomeno evidente: è il dialettismo che della scienza deduttiva non ha se non l'assonanza analitica e relazionale, senza possesso della relazione tra gli enunciati, per mancanza di connessione ideativa, nel contenuto, e di tecnica inferenziale nella forma.
Nelle varie discipline il linguaggio empiristico-logico è penetrato senza regole: ad esse è sufficiente la parvenza automatico-logica. L'analitica è divenuta la veste di un tipo di intelletualismo che dalle scienze sociologico-economiche alla psicologia e allo spiritualismo, necessita di inerzia di pensiero, per giustificare la propria pedanteria discorsiva. Il tipo di intellettuale nuovo in sostanza è un logista retorico: dialettico-logico, ma privo della regolarità logica che sola potrebbe giustificare almeno formalmente il suo discorso. È invero sufficiente la parvenza formale a tutti gli espositori che hanno una pseudo-scienza o una pseudo-dottrina da affermare, insieme a una insufficienza di pensiero da nascondere, o un'alterazione mentale da esprimere.
A tale proposito proposito, si può per esempio osservare come tutta la dialettica marxista e post-marxista sia in sostanza un agglomerato discorsivo che, alla luce dell'empirismo scientifico, andrebbe in pezzi, ma sta insieme per virtù di consonanze logiche che seducono il debole pensatore, grazie alla loro parvenza analitica, non alla loro effettiva analitica. I presupposti di tale dialettica non sono idee, ma anti-idee, ossia posizioni mistiche con apparenza ideale, oscure credenze nella magicità di processi materiali e nella ineluttabilità di tipici fatti tecnici e sociali, onde il pensiero è nell'impossibilità di auto-movimento e perciò di relazione con il tema trattato: che ha soltanto funzione di pretesto.

("Il realismo ingenuo codificato: la nuova logica analitica" in "La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero", 7.12, Ed. Tilopa, Roma, 1967).

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