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Stoccarda, 2 gennaio 1921 - “[...] Purtroppo gli uomini che pensano sulla base di vecchie premesse si abbandonano alle peggiori illusioni sul futuro della vita europea, poiché oggi si vive appunto di illusioni. Quelli fra i nostri amici che si propongono di operare realmente per un miglioramento della situazione, devono aver ben chiaro che potremo progredire solo nella misura in cui ci riesca di fare chiarezza, non solo nelle piccole realtà locali, ma nella più vasta situazione mondiale, oggi in effetti influente anche in quella della più piccola regione. Potremo con difficoltà riallacciarci a istituzioni esistenti o a cose simili [...]. Se ieri infatti abbiamo constatato che in sostanza sia la parte tedesca sia anche la polacca non hanno alcun futuro entro le vecchie realtà statali e neppure in quelle che si vorrebbero instaurare, d’altro lato possiamo renderci conto che la mancanza di prospettive deriva anche da altre cause. L’Alta Slesia è naturalmente collocata nell’intera realtà europea, ma la sua posizione particolare è che oggi essa deve decidere in un certo modo sul suo destino; si deve tenerne conto. Ovunque vi sono decisioni da prendere, si devono oggi vedere le cose da ampi punti di vista [...]. La situazione economica dell’Europa è tale che il Centro e l’Est, rispetto a tutto quanto essi svilupparono in base alle loro vecchie condizioni, va incontro ad un rapido declino. Soprattutto con le vecchie fondamenta economiche, ma anche con quelle statali e spirituali, non si può andare avanti in Europa. Gli uomini che si occupano oggi della vita pubblica, si fanno, sì, idee su tale terribile declino, ma in proposito di abbandonano a illusioni. Dobbiamo vedere un’illusione principale specialmente [...] nel fatto che essi credono possibile un’intesa alle vecchie condizioni con gli anglosassoni, e in genere coi paesi occidentali [...]. Si immagina che in una specie di Stato mondiale tutta la vita economica si statalizzerebbe, e così non verrebbero a evidenza i singoli passivi dei paesi sconfitti [non è forse questa l’identica situazione UE in cui siamo ancora immersi oggi coi famosi “spread” della cosiddetta moneta unica? - ndr]. Questa è certo un’orribile utopia [...]. Oggi è davvero utopistico attendersi qualcosa da una Lega delle Nazioni [antenata dell’UE odierna - ndr] orientata verso il lato economico. Quel che si deve fare oggi è considerare a fondo le forze di sviluppo dell’umanità, cercando di giungere a provvedimenti che possano realmente giovare ed essere efficaci. Tali provvedimenti sono da ricavare solo dalla triarticolazione [cfr. "Necessità internazionali e triarticolazione"], perché non appena ci si abbandona all’illusione che si possa far qualcosa senza di essa, si concorre semplicemente allo sfacelo [...]. Qui veniamo all’altra illusione [...]. Vi sono infatti uomini come Keynes, che ha un certo seguito [...] [John Maynard Keynes, 1883-1946, economista inglese, professore all’università di Cambridge. Durante la prima guerra mondiale fu consigliere del ministro del tesoro e collaborò al finanziamento della guerra; secondo il principio interventista keynesiano qualsiasi evento catastrofico, guerra compresa, può essere utile all’economia di un Paese - ndr]. Che cosa pensano costoro? Essi ragionano così: l’Europa è stata finora in rapporti commerciali col resto del mondo; se l’Europa cade nella barbarie, decadrà la sua vita economica, e con essa decadrà [...] anche la vita economica, non solo degli Stati dell’Entente [Francia, Inghilterra e Russia, che nel 1908 per contrastare la Triplice Alleanza fra Germania, Austria e Italia, avevano raggiunto l’accordo politico detto Entente, accordo al quale si aggiunsero nel 1914 il Belgio e la Serbia allo scoppio della prima guerra mondiale - ndr] ma anche la vita economica americana, perché non ci sarebbero più i mercati europei [...]. Essi hanno però torto, perché [...] semplicemente non è vero che la popolazione anglosassone dipenda dalle relazioni commerciali con l’Europa centrale e orientale; essa è tutt’al più disposta a riorganizzare tutta la sua vita economica facendone un corpo economico chiuso in se stesso, e continuando a sopravvivere ottimamente, anche se in Europa si muore di fame. Si esprimono buone intenzioni che però non sono vere. [...] Se si fosse in condizioni di procedere come quelle persone immaginano, qualunque cosa si facesse in Europa centrale e orientale in base alle vecchie premesse, porterebbe in fin dei conti a che il mondo occidentale verrebbe avvantaggiato indirettamente dalla barbarizzazione stessa [NB: secondo J. M. Keynes “costruzioni di piramidi, terremoti, perfino guerre possono servire ad aumentare la ricchezza”, cfr.  Keynes, “Teoria Generale dell’Occupazione. Interesse e Moneta”, 1964, p. 129 - ndr]. In sostanza non vi è altro da vedere, in base alle vecchie premesse [...]. Proprio come si era detto nel vecchio senso alla gente: dobbiamo fare una guerra per vincere la rivoluzione nel nostro Paese, gli uomini dell’occidente ragionanti nel vecchio senso pare mirino alla seconda guerra mondiale [...]. Si può essere certi che l’Asia, con i giapponesi alla testa, di fronte a quanto viene dall’ovest sarà nella stessa posizione nella quale l’Europa centrale era di fronte all’Entente” (Rudolf Steiner, “Come si opera per la triarticolazione sociale”, Ed. Antroposofica, Milano 1988, 2ª conferenza del 2° corso, p. 173ss). 

La seconda guerra mondiale infatti finì con la bomba atomica sganciata dagli americani sul Giappone…

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