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Ovvero: Il costo della forza-lavoro come bestiale errore dell’economia politica

È un grossolano errore, non solo dei keynesiani ma di tutto il “bestialismo materialistico pratico” dell’economia politica, pretendere di inserire il lavoro umano nella vita economica.

Oggi si sente continuamente parlare di “mercato del lavoro”, di “mercato della forza-lavoro”, di “costo della forza-lavoro”, ecc., come se la forza-lavoro umana fosse una merce da comprare o da vendere al mercato. Così facendo non ci si accorge che si compra e si vende l’uomo a fette come se fosse mortadella.

NON la forza-lavoro ma solo i prodotti della forza-lavoro possono essere immessi nell’economia. 

Nel 1921 Rudolf Steiner spiegava come segue questo errore fondamentale dell’economia politica. “Non è possibile che il lavoro umano possa essere inserito nella vita economica; si possono infatti sommare mele con mele, e anche mele con pere, in quanto frutta, e se ne potrà ricavare una somma. Ma non vedo come ad esempio si possano sommare mele con occhiali. Ora, il contenuto di un bene, di una merce, è del tutto differente dal lavoro umano che pure, secondo un’espressione marxista, è “condensato nella merce” (cfr. K. Marx, “Il capitale”: «Come valore, tutte le merci sono soltanto una massa determinata di tempo, di lavoro condensato»). Accomunare il lavoro umano con quanto vi è in un bene, in una merce, è un nonsenso, così come accomunare mele con occhiali; eppure l’economia politica moderna lo ha fatto, è riuscita a compiere il capolavoro della scienza economica: per così dire mangiare gli occhiali e adoperare le mele come occhiali” (R. Steiner, “Come si opera per la triarticolazione sociale”, Ed. Antroposofica, Milano 1988, p. 48).

Anche se questa cosa è subumana, in genere non la si nota, e quando il politico parla in TV del costo della forza-lavoro si accetta questa dialettica come cosa buona, giusta, ovvia e logica. Quando lo si sottolinea, la questione può anche apparire come un paradosso, ma poi si continua immediatamente a perpetrare il paradosso. “Appare paradossale quando lo si dice, ma si continua a farlo. Quando, sempre in campo economico, si considera il salario e si osserva che porta in sé di dover essere pagato, e finisce per essere contenuto nel prezzo della merce, come ciò che proviene dalla natura, si addizionano di nuovo mele con occhiali, si è cioè compiuto l’impossibile, l’impensabile” (ibid. p. 49).

Steiner spiega che se non si vuole generare schiavitù o nullificazione della dignità, nulla della forza di lavoro umano dovrebbe fluire nel prodotto, dato che il lavoro, qualunque esso sia - da quello compiuto dallo scaricatore di porto a quello dell’ingegnere nucleare - è sempre qualcosa di spirituale, di non materiale, cioè qualcosa la cui attuazione sarebbe impossibile senza l’elemento immateriale del pensare. Se uno ci riflette un po’ si accorge della cosa (però il guaio è che l’uomo, oramai schiavo della sua routine priva del pensare, non trova più il tempo per riflettere): il muratore che vuole erigere un muro non può farlo senza che il filo a piombo gli indichi attraverso il pensare la giusta direzione imposta dalla forza di gravità. Non esiste insomma un lavoro umano possibile senza applicazione dello spirito.

Il lavoro umano è essenzialmente spirituale, immateriale, e va distinto dal suo prodotto o dalle merci, perché la loro essenza è materiale o completamente altra dall’io che la produce. “Nel processo economico, al quale prende parte il lavoro, attraverso il lavoro stesso si introduce un rapporto giuridico-statale. Se vogliamo parlare dell’elemento economico puro che risiede nella vita economica, dobbiamo parlare di beni e di merci; se vogliamo invece parlare dello sviluppo della vita economica, cioè di quella che riposa nella divisione del lavoro, dobbiamo aggiungervi un elemento giuridico-statale” (ibid. p. 50). Il contratto ne è una forma, e “così la regolamentazione del lavoro è un elemento giuridico-statale che ricade nell’altro settore dell’organismo sociale” (ibid.), quello giuridico, appunto. Tre sono i settori, il settore economico, quello giuridico in cui ricade il lavoro umano, e quello spirituale, nel quale il lavoro si trova come attività dell’io o dello spirito e/o come metabolismo in atto. “Il capitale si trova invece nella vita economica in funzione di suo reggitore spirituale: il capitale crea le aziende, i centri economici, è l’elemento spirituale nella vita economica. La vita spirituale della vita economica col materialismo moderno ha però assunto un carattere materialistico, sebbene l’elemento capitalistico sia l’elemento spirituale nella vita economica: è il lato spirituale della vita economica” (ibid.). Oggi se fai una simile affermazione ti prendono per matto perché vige il mentecattocomunismo, che io individuo nel bestialismo materialistico pratico alla Bracardi, il comico che urlando che l’uomo è una bestia induce almeno ilarità in coloro che non sentendosi del tutto bestie si fanno una risata…

Lavoro umano e capitale sono dunque elementi spirituali, immateriali e, in quanto tali, appartengono all’occulto che va riscoperto se si vuole essere umani e non schiavi incoscienti perché completamente ottusi, stolidi, o scotomizzati.

“Questo ci riconduce a cercare di nuovo la triarticolazione entro la vita economica: partendo cioè dalla vita economica propriamente detta, nella quale si svolgono produzione, circolazione e consumo di merci, dobbiamo mettere in relazione con la vita legislativa-statale l’elemento che vi fluisce come lavoro, e mettere in relazione con la vita spirituale il capitale che ne è l’elemento propriamente spirituale. Questo aspetto è in concreto trattato nei “Punti essenziali” nei quali si può vedere che il trasferimento dei capitali, la circolazione dei capitali, devono essere in una certa relazione con la vita spirituale. Come a dire che intendiamo distinguere questi tre settori anche entro la vita economica stessa (ibid.).   

Quanto segue è il capitolo terzo “Capitalismo e idee sociali” de “I punti essenziali della questione sociale”, citato da Steiner a proposito di tale aspetto concreto.

Attenzione: il lettore, soprattutto se appartenente alla corrente mentecattocomunista del bestialismo materialistico pratico, quindi nervosetto alla maniera degli attivisti o degli statalisti che fremono per darsi continuamente una mossa fichtiana o keynesiana, è pregato di rilassarsi in una comoda poltrona e di leggere molto lentamente questo capitolo, pensiero per pensiero, senza darne alcuno per scontato, e procedendo al successivo solo dopo aver capito il precedente. Molto probabilmente diventerà sempre più felice di essere parte vivente del risanamento economico, giuridico e spirituale…  

Rudolf Steiner - I punti essenziali 3

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