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Caratteristiche del pensiero smithiano come radice del modello subumano…

 

Nel 1921 Rudolf Steiner si espresse come segue su Adam Smith (1723-1790):

«Le considerazioni teoriche di questi ultimi anni escludono l’uomo già in partenza, considerandolo solo una specie di oggetto di lusso della conoscenza. Anche l’economia politica moderna ha assunto un analogo modo di vedere: oltre al pensiero marxista e ad altre correnti, basta risalire al pensiero di Adam Smith; due sono le cose poste al centro delle sue considerazioni: una è la “libertà economica”, e l’altra la “proprietà privata”; essenziale non è mai l’uomo; certo l’uomo è citato incidentalmente, non è mai in prima linea, né viene mai messo al centro delle considerazioni.

 

Non è l’uomo come tale che possa disporre di libertà economica, perché questa gli è riservata solo in quanto è possessore di beni di qualsiasi tipo. Nel processo sociale ci si muove, per Smith, in quanto possessori di beni, e in quanto si possiedono si può ottenere la “libertà”, come egli la intende. Non ci si muove in quanto uomini, ma si mettono in movimento dei beni, si suscitano dei processi con i beni. Quando poi si possiede un bene, i processi stessi, come quelli di aratura o raccolta, oppure quelli industriali, sono liberi, sono indipendenti, appunto perché l’uomo come tale non entra per nulla in merito quando si parla di libertà economica.

 

E la proprietà privata? Bisogna ricordarsi che in qualunque modo essa sia stata acquistata, sia per rapina, sia per conquista, sia per eredità o in altro modo, deve pure avere avuto a che fare con l’uomo. Lo Smith però non prende in considerazione come in origine l’uomo abbia stabilito una relazione di proprietà, ma considera la proprietà privata come data in assoluto. La gente si comporterebbe con la proprietà come fa un branco di maiali. Qui si considera l’uomo senza badare a lui, ma al “possesso” come tale; così l’economia politica ha estromesso l’uomo.

 

Questo non è derivato da ineducazione conoscitiva o da mancanza di conoscenza, ma perché la vita economica stessa ha assunto questo aspetto. Sotto l’influsso della moderna maniera astratta di pensare, essa si è sviluppata automaticamente. L’uomo se ne è un po’ alla volta ritratto e si è affidato a un meccanismo inumano.

 

Si potrebbe fare con facilità uno studio: si prenda un latifondo e lo si segua, facendo astrazione da quanto vi possano avere aggiunto agenti esterni mediante la tecnica o simili cose, lo si segua solo riguardo all’elemento umano (quello che appunto è stato eliminato), procedendo a ritroso attraverso la serie delle generazioni, dal proprietario che vi era alla fine del secolo diciannovesimo, a quelle della metà dello stesso, a quelle del principio del secolo, e così via. Si potrà così seguire come la proprietà fondiaria abbia influito sul processo economico, senza curarsi dei proprietari che vi erano preposti alla fine, alla metà, o all’inizio del secolo scorso. I proprietari si muovevano nelle loro tenute e vi facevano quello che dovevano fare, ma è del tutto indifferente che fosse il proprietario della fine, della metà, oppure quello del principio del secolo. Quel che importa è il processo che si svolgeva al di fuori dell’uomo. Insomma la proprietà ha avuto uno svolgimento dal quale l’uomo è stato estromesso.

 

Ma è stato estromesso solo da una parte, e lì sta il guaio, poiché in un particolare settore della vita spirituale non è stato estromesso: nel campo tecnico e scientifico. Qui è intervenuto, ma le due cose non hanno però combaciato: l’una si è inserita nell’altra. L’uomo è tuttavia intervenuto in svariati altri modi: ad esempio per come, appunto a seguito della vita che prescinde da lui, sempre più numerosi gli uomini si sono proletarizzati. Ha cioè acquistato importanza che il singolo non possieda altro che la propria umanità.  Così nel processo evolutivo moderno non si svilupparono insieme l’importanza dell’uomo nel processo economico e in generale nell’intero processo sociale, ma i due settori agirono inorganicamente l’uno nell’altro. Per esempio, in nessun luogo la tecnica si sviluppò in modo che chi ne disponeva fosse in pari tempo proprietario; la tecnica si inserì dalla parte dell’amministrazione dei beni. Naturalmente non ne derivò nulla di organico, ma un organismo che dovette lottare aspramente contro se stesso. Tutte le lotte del giorno d’oggi derivano in ultima analisi da questi fatti» (Rudolf Steiner, “Come si opera per la triarticolazione sociale”,  6ª conferenza di Stoccarda, 15/02/1921 pomeriggio, pgg. 89-91, Ed. Antroposofica, Milano 1988).

 

Nereo sull’uomo trottola

 

L’avvento dell’uomo-trottola nella religione dell’economia politica e delle confessioni religiose è una realtà moderna. È il risultato subconscio del modo smithiano di ragionare, dato che il numero di coloro che si ritengono liberi o addirittura antroposofi nel predicare il contrario della libertà o dell’antroposofia (basti vedere nel web i seguaci del “libero pensiero” di Archiati, o di Alvi, o in genere di tutti quegli improvvisati sapientoni dell’arte-terapia), è in continua crescita. Costoro sono dei galoppini, cioè attivisti politici o religiosi probabilmente convinti della propria missione di apostoli di dottrine provenienti da fuori del loro riflettere o addirittura da Dio.

 

Sono insomma dei falsi profeti, cioè dei catechisti ideologizzati che avendo completamente rimosso e sostituito il proprio giudizio critico con quello di altri, lo predicano da “maestri”.

 

Mettendo in bocca a Steiner la loro idiosincrasia politica verso qualsiasi rendita che non sia da lavoro, o denigrandolo come agricoltore ignorante di economia, o facendone un comunista fichtiano e/o statalista, contrario all’accumulo di capitale nelle mani dei singoli, vale a dire ostile alla proprietà privata, gli uomini-trottola sono pertanto una concreta e disumana realtà odierna, in quanto neo-smithiana, dato che nel loro settario e catechistico impegno (vedi le immagini sottostanti), questi signori si auto-estromettono come uomini, e manco se ne accorgono, oltretutto predicando ciò che non conoscono e facendosi super-esperti.

Non è per niente vero che il tempo delle ideologie sia finito. Questa è una diceria dell’odierna predicazione new age della politica o del confessionalismo. L’uomo-trottola è infatti una creazione dei maghi neri della politica e del leccaculismo dei mass media. Perché il dominio dell’astratto sul concreto non ha risparmiato l’economia politica dei neo-smithiani, né le considerazioni teoriche monastiche dei neo-keynesiani o degli anti-neo-keynesiani, o dei neo-comunisti odianti la proprietà privata, e di tutti i sedicenti liberi che odiano invece tutto ciò che non è proprietà privata, con particolare disprezzo dell’idea del minimo vitale e/o della triarticolazione sociale di Steiner.

 

Ciò avviene perché nel loro subconscio sono rimasti indietro di due secoli, dato che hanno escluso smithianamente l’uomo in partenza, credendosi allineati alla scienza moderna. Quindi non riuscendo ad essere autonomi nella loro vita di pensiero abbisognano sempre di stampelle ideologiche da credere e da predicare come cosa buona, giusta e... scientifica. Costoro sono vere girandole che girano su se stessi con riflessioni fatte da altri e studiate magari nelle università di Stato, riflessioni che li conducono ad essere meri esecutori, attivisti e/o operatori ideologici privi di autonomia e di giudizio critico. Perciò io li chiamo uomini-trottola.

 

Siamo giornalmente rapinati da economie politiche basate  ancora su T. R. Malthus (1766 - 1834), o J. K. Rodbertus (1805-1875), o K. Marx (1818-1883), ecc., e soprattutto su J. M. Keynes (1883-1946), ideologie materialistico-pratiche studiate all’università e ancora impastate del modo smithiano e subumano di ragionare, che in nome della scienza economica esclude l’uomo, lo rapina e poi gli fa “marameo” persuadendolo che l’economia non è una scienza…

 

Tutti gli economisti odierni infatti ripetono che l’economia non è una scienza… Non è ideologico tutto questo? Se non è ideologico è pensiero cotto e stracotto nei calderoni del potere dello Stato unitario, sempre alla ricerca dell’ideologia migliore per dominare le masse. E qual è mai l’ideologia migliore se non quella che non appare ideologica? Essa è comunque pensiero degenerato secondo il quale, per esempio in Keynes, perfino le guerre, producendo armamenti, servirebbero alla vita economica.

 

L’uomo-trottola è quindi il perbenista che combattendo contro altri uomini-trottola fa il gioco del potere partitocratico, costruito “democraticamente” sul “divide et impera” di imperialistica memoria.

 

Gli uomini-trottola sono oggi le nuove categorie del gregarismo acefalo che si affaccia nel mercato della carne umana, venduta come forza-lavoro, con tanto di prezzo economico di Stato…

 

La tendenza gregaria ad unirsi secondo un’ideologia preconcetta o secondo fede in qualcosa o in qualcuno, assomiglia a quella di ogni vecchia o nuova congregazione confessionale in cui si crede ancora nell’assurdità di ricercare negli esseri singoli del mondo qualcos’altro di comune, fuori dal pensare, che è l’unica vera caratteristica dell’uomo.

 

Costoro non si rendono conto che tutti i tentativi tendenti ad un'altra unità universale che non sia il contenuto ideale ottenuto per mezzo del pensare applicato alle nostre percezioni, devono fallire.

 

«Né un Dio umanamente personale»  spiega Steiner nella sua “Filosofia della libertà” «né energia o materia, né la volontà senza idee di Schopenhauer possono far da unità universale. Tutte queste entità appartengono solo ad una zona limitata della nostra osservazione».

 

Eppure gli uomini-trottola continuano a trottolare contro se stessi credendosi “pratici” esattamente come ai tempi immediatamente precedenti la prima e/o la seconda guerra mondiale. Ciò che sconcerta di più è che costoro continuano ad essere considerati dei “pratici”, mentre “sognatori” quelli che, contrariamente all’opinione degli “uomini di Stato”, riflettono in modo diverso (cfr. Rudolf Steiner, “I punti essenziali”, cap. 4°) (*)

(*) per prelevare il PDF:

Solo risorgendo dai loro sepolcri cerebrali potranno riconsiderare se stessi come umani. Non risorgendo resteranno allo stadio rettiliano e credendosi cristiani continueranno anacronisticamente a… strisciare.

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