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È la Lettera aperta di Nereo Villa a Bergoglio trascritta qui per il catecumeno, che non si è ancora reso conto del terrorismo esplicito presente nel catechismo della chiesa cattolica...

Invocando il comandamento Non uccidere” per molti secoli la chiesa cattolica ha condiviso i peggiori supplizi imposti dalla legge penale, limitandosi ovviamente a consegnare l’eretico al carnefice, così che il colpevole, straziato dalle peggiori torture, trascinato nelle mani del boia, era poi costretto alla preghiera per implorare che gli venisse data una morte indolore.

Non mi interessa rivolgere alla chiesa le solite accuse per gli errori che compì in materia di diritti dell’uomo, dato che è risaputo che mai volle rispettare il “Non uccidere” e opporsi al castigo supremo rappresentato dalla pena di morte. Non mi interessa perché intentare un processo contro un passato in cui osservava determinate regole, norme e principi di Stato, lo ritengo inutile.

Sono però deciso a condannare questa PENA DI MORTE del secolo XXI, espressa dagli articoli 2266, 2267 e 2321 dell’odierna dottrina cattolica (vedi anche la pena di morte nel catechismo attuale e precedente), ricordando a chi lavalla, o difende la gerarchia ecclesiastica che la redasse, o prega per sostoro che nascono cattolici senza mai diventare cristiani, che il mondo è mutato, e che i cambiamenti avvenuti rendono attualmente obsoleto un ricorso all’esecuzione capitale.

Invece lodierno articolo 2321 del catechismo della chiesa cattolica recita: “La proibizione dell’omicidio non abroga il diritto di togliere, ad un giusto aggressore, la possibilità di nuocere. La LEGITTIMA DIFESA è un dovere grave per chi ha la responsabilità della vita altrui e del bene comune”.

I redattori del catechismo, avulsi dalla realtà, invocano negli articoli 2266 e 2267 di detta dottrina, la PENA DI MORTE per i casi gravi. Ma di quali reati si tratta? Dell’eresia? Della bestemmia? L’estremo reato punibile con la pena di morte non è nemmeno caratterizzato...

Qualsiasi omicidio è comunque atroce. Scoraggiare e punire il colpevole secondo le leggi stabilite dalla società contemporanea è ben giusto. Ma, fino a prova contraria, non è giusto fare ciò con un altro omicidio, cioè con un omicidio legale. Solo una mente retrograda può pensare il contrario, e cioè che sia giusta la “legge del taglione”.

L’uccisione di un bambino, il delitto più efferato, è quasi impossibile da perdonare. Eppure alcuni genitori testimoniarono autentica carità cristiana nel farlo. Questi genitori avrebbero dovuto e dovrebbero far impallidire i redattori di detti articoli, quando dissero: “Vogliamo che il responsabile sia messo nell’impossibilità di fare ulteriore male, ma non desideriamo la sua condanna a morte perché la vendetta non ci restituirà il nostro bambino. Vogliamo soltanto che nessun altro bambino sia vittima della violenza di quest’individuo”.

Invece la chiesa cattolica asserisce: “senza escludere, in casi di estrema gravità, la pena di morte”. Infatti l’articolo 2266 del catechismo cattolico dichiara: “[...] l’insegnamento tradizionale della Chiesa ha riconosciuto fondato il diritto e il dovere della legittima autorità pubblica di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto, senza escludere, in casi di estrema gravità, la pena di morte [...]”!

In tal modo diventa impossibile che una persona che voglia professare la fede cattolica e viverla secondo le sue leggi, possa farlo nel mondo moderno, e non nel passato.

L’esempio di purezza cristiana testimoniato da genitori disposti a perdonare l’assassino di un figlio dimostra che la chiesa, sedicente “Mater et Magistra”, non solo non insegna niente di nuovo rispetto alle tradizioni veterotestamentarie dell’“occhio per occhio” ma che è del tutto irresponsabile, perché non ha mai capito che l’espiazione è un atto interiore, non uno spettacolo dove un capro espiatorio viene punito come simbolo di tutti i peccati, come avveniva un tempo.

Nonostante i principi di bontà e di comprensione rafforzino il comandamento del “Non uccidere”, la chiesa cattolica predica ancora il concetto di legittima difesa. Ma dove vive?

Vive in un tempo in cui la giustizia degli uomini cerca di sostituire le pene repressive con pene di tipo correttivo o preventivo, o vive ancora nel tempo in cui l’individuo si faceva omicida legale per combattere la criminalità?

Redigendo gli articoli 2266, 2267 e 2321 la chiesa ha peccato di leggerezza o di negligenza? Giustificando la pena di morte come legittima difesa dimostra di non avere avvertito il fatto che la pena di morte, per essere istituita come legge da una legislazione, deve necessariamente avere a che fare con la MEDIAZIONE del pensare, non con la cosiddetta legittima difesa, la quale ha invece a che fare con l'istinto di conservazione, istinto - dal latino “instinguo”, “eccitare, istigare, stimolare, infiammare” - che è un impulso che si genera negli animali (compreso l'uomo considerato come specie animale) per effetto IMMEDIATO. Anche in questa mancanza di “animadversio” e/o di capacità di distinguere fra ciò che è immediato e ciò che è mediato, la chiesa cattolica ha screditato ulteriormente se stessa e rafforzato il declino del cattolicesimo. Perché ha oltretutto svuotato i concetti di espiazione e di perdono del loro contenuto, dato che con essi è del tutto impossibile preparare un detenuto condannato a morte ad affrontare una nuova vita nella speranza di diventare un uomo nuovo, permettendo la sua vera redenzione. 

Predicando concetti di ieri, la chiesa si è resa ridicola ed ha ridicolizzato tutta la sua assemblea.

La luce del messaggio cristiano è stata così offuscata dall’oscurità del passato.

La chiesa cattolica invoca in quegli articoli l’esigenza legittima di punire e di rendere innocuo un aggressore. È ben giusto. Ma la pena di morte è tutt’altro, dato che non è uno strumento di correzione.

Nel proprio antico stile sinedrita la chiesa cattolica ha calpestato il senso del nuovo testamento, attraverso un catechismo non ispirato dal Dio d’amore e di comprensione del vangelo, ma permeato dalla presenza del Dio vendicatore del vecchio testamento.

Questa chiesa ha voluto adottare la legge del taglione “occhio per occhio, dente per dente”, senza parlare con franchezza cioè dicendo che il Cristo ha sbagliato quando ha parlando dell’altra guancia da offrire a chi la percuote o che è sbagliato il “non uccidere”. La chiesa cattolica non parla con franchezza perché i suoi intendimenti devono rimanere nascosti.

Leggendo il catechismo, il cristiano reale, che ha capito meglio della chiesa redattrice di quegli articoli chi è il Dio d’amore, si sente tradito e deliberatamente abbandonato.

Ma abbandonato da una volontà divina che non esiste!

Infatti se la chiesa fosse fatta da uomini capaci di “fare la volontà di Dio”, questi non dimostrerebbero contemporaneamente, col loro agire, di preferire al “Non uccidere” la “legittima autorità pubblica” (art. 2266) di una “pena di morte” che oltretutto ancora non esiste nella maggior parte del “pubblico” e delle “autorità” di tutto il mondo civile, il quale almeno in ciò si è finora dimostrato di gran lunga più autorevole ed evoluto di quello della chiesa cattolica. 

Gli uomini di questa chiesa, e in special modo le “autorità” preposte all’“insegnamento tradizionale” di essa, sono di fatto identici ai legulei, agli scribi ed ai farisei, che non capivano alcun amore, né alcuna volontà di Dio (1).

Per capire, avrebbero dovuto non opporsi al “modernismo”, ed accogliere la “trinitarizzazione” dell’organismo sociale, che dagli antichi tempi della tricotomia paolina fino a quelli della triarticolazione dei poteri della società, urge come libertà della cultura, fraternità nell’economia e uguaglianza nel diritto, in ogni cuore umano, pur se ancora in modo subconscio.

Solo la consapevolezza dell’attuabile idea della triarticolazione sociale può rispondere, fra l’altro, anche al problema di una “legittima difesa” secondo lo spirito del tempo moderno, non secondo lo spirito veterotestamentario.

Coloro che non conoscono ancora queste idee, se ne occupino, perché esse sono rinvenibili in ogni essere umano, affinché si avveri il sabato per l’uomo dichiarato dal Cristo dei vangeli. La fisiologia di ogni essere umano è infatti triarticolata in tre sistemi essenzialmente differenti l’uno dall’altro ma tutti e tre in armonia fra loro: sistema metabolico, sistema nervoso e sistema respiratorio, rispettivamente simili nell’organismo sociale al sistema culturale, a quello economico, ed a quello giuridico.

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(1) Mi chiedo e Ti chiedo: cos’è la “volontà di Dio” per l’uomo d’oggi? E cosa significa “fare la volontà di Dio”? Significa che l’uomo agisca secondo il catechismo perché DEVE? Oppure che faccia del dovere il PROPRIO volere? Se “Dio” volesse che il motivo dell’agire umano consistesse nel fare o volere ciò che Egli vuole, in base al fatto che Egli non può adeguatamente identificarsi in ciò che l’essere umano vuole, ne conseguirebbe che “Dio” NON vuole libero e autonomo l’uomo, dato che tanto la norma dell’agire umano quanto “Dio” stesso si troverebbero fuori dell’essere umano. D’altronde, se la “volontà di Dio” riguardo all’uomo è che l’uomo faccia del dovere il PROPRIO volere, allora l’uomo, paradossalmente, ubbidisce solo quando non agisce più per mera ubbidienza, ma seguendo la PROPRIA volontà. Inoltre, se l’uomo si ostina a voler agire per mera ubbidienza alle “mitzvot” (“comandamenti di Dio”), senza fare di questi “comandamenti” il proprio volere essenziale, proprio allora egli disubbidisce al principale comandamento di Dio, che è quello di amare, cioè di agire NON per ubbidienza, ma per amore. D’altra parte, questo agire epicheico non è forse l’autentico spirito neotestamentario? Come mai allora la “Mater et Magistra” - cioè la Chiesa Cattolica - non insegna tale spirito nuovo nelle sue catechesi? Non è forse l’omissione (esclusione) dell’epicheia nella (dalla) predicazione cattolica a riproporre ed a giustificare nel catechismo l’anacronistica “legge del taglione”? Non sarebbe meglio insegnare con l’esempio qualcosa che lo spirito del tempo odierno esige di autenticamente sociale? Perché anziché predicare la legge del taglione avversa alla parola di Dio, a lato dell’instabilità delle finanze della “legittima autorità pubblica”, la chiesa cattolica sedicente “Mater et Magistra” non incomincia a dare il buon esempio creando almeno nel Vaticano una moneta cristiana, cioè per l’uomo, attraverso lo IOR (banca vaticana)?

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