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 Sul movimento antinatalista mondiale dei benpensanti (nonpensanti) 

Nel 1968 (6 e 7 aprile 1968) lo stratega della NATO Aurelio Peccei, famoso ex dirigente FIAT, al quale ho accennato alla pagina onu_&_anacronismo-05-UE-NATO.pdf, ed il direttore generale dell’OCSE, Alexander King, detto “l’aristocratico”, furono riuniti dalla spia e ideologo sovietico Gvishiani - come lo stesso King ha riferito personalmente - per fondare il famigerato “Club di Roma” (per ulteriori informazioni su questo Club, si veda il mio scritto del 2014 “Bufala della sovrappopolazione del pianeta; cfr. anche “Club di Roma, ieri la bomba demografica, oggi i cambiamenti climatici, ma il nemico è sempre lo stesso: l’umanità. Un club poco raccomandabile”, art. del 2008 di A. Gaspari, BastaBugie n. 35; e sull’ideologia malthusiana su cui poggia detto Club e tutto il movimento antinatalista mondiale: “La bufala ecologista”, itrigotti.it/ridicularia/7 del 2007).

Un anno dopo, fu creato, nell’ambito della NATO, il CSSM (“Comitato per le Sfide della Società Moderna”) un importante ente ambientalista, presieduto da Russell Train, uno dei capi del WWF.

Tra gli ideatori di questa NATO “verde” spiccava la figura di Henry Kissinger...

Le notizie qui riportate sono dati relativi a documenti storici che ognuno può reperire. Chi comunque comprende la “teoria del genocidio di Bertrand Russell e/o la “cultura ONU, ha ancora ben poco da scoprire sulla mancanza di pensiero di tutta quella miriade di fondazioni culturali, istituti, movimenti, gruppi e clubs di esplicita ispirazione malthusiana, di cui il “Club di Roma” fu il centro propulsore.

“D’altra parte è così”, diceva il comico Enrico Bertolino. Questa frase, anzi questo modo di essere, fa ridere perché conclude qualsiasi attività pensante. Oggi i benpensanti ragionando così anche sul diritto, sull’economia, e sulla cultura, arrivano su questa onda di mancanza di vita interiore a risolvere il problema dei conflitti mondiali dichiarando che “infine siamo tutti figli dello stesso cielo, e che alla fine di tutti i conti finiremo tutti sotto la stessa terra”! Questo è in fondo il modo di “pensare”, presente nello scritto “Amiamo la guerra” di Giovanni Papini del 1914. E quante sono ad oggi le scuole e gli istituti dedicati a Giovanni Papini, amante della guerra? Con questo modo falsamente spiritualistico di porsi di fronte alla vita furono in molti ad illudersi che la prima guerra mondiale potesse rigenerare l’umanità: Thomas Mann, Stefan Zweig, Vladimir Majakovskij, Max Weber, Robert Musil, Benedetto Croce, Charles Péguy, Giovanni Papini e perfino don Luigi Sturzo! Ciò mostra come sia possibile che nonostante queste aberrazioni del pensare siano note, nessuno ne parla. O meglio, se ne parla solo “a botta calda” di fronte al sangue, alle bombe ed alla distruzione, ma poi si tace subito e ci si guarda bene dall’approfondire... Nel caso del “Club di Roma” se ne parlò dopo vent’anni, e si parlò di congiura ecologista, in cui il movimento ecologista e i Partiti Verdi rappresentavano la sicura “chiave nella marcia verso il potere”. Il “Club di Roma”, come affermava il suo vicepresidente Maurice Guernier, creò, appunto, questi partiti (EIR, Rapporto Speciale, “La Congiura Ecologista”, Eir News Service, Inc. 1988, p. 34).

Peccei, invece, presidente del club, chiarì ulteriormente i contenuti del club: Noi dobbiamo sviluppare programmi di tirocinio per i giovani per incoraggiare la sfiducia nelle scienze fisiche, l’umiltà della condizione umana, e l’odio per lo Stato nazionale [...] [lo Stato infatti avrebbe dovuto lasciare il posto al Super Stato, cosa oramai avvenuta con l’attuale Unione Europea; la nota è mia], perché queste attitudini intellettuali sono le premesse per comprendere i gravi problemi dell’esplosione demografica e della limitazione delle risorse (Cfr. Global 2000, Genocide 100 Times Worse than Hitler. NDPC P.O.Box 26, Midtown Station, N. Y., New York 10018, 1981, p. 3 (Di quest’opera ho parlato già alla pagina “Onu wilsoniano e Goetheanum steineriano ).

Venivano in tal modo lanciate le parole d’ordine di Peccei, riportate anche nella sua biografia: Il diritto di dare la nascita non è un diritto assoluto! (A. Peccei, “Cento pagine per l’avvenire”, Ed. Mondadori, Milano 1981, p. 42). E nel suo libro “Cento pagine per l’avvenire” scrive: Cos’è l’Homo Sapiens? Il capolavoro della natura o un refuso sfuggito al controllo della selezione immediata?”. E poi: Ci siamo chiesti se, rispetto al maestoso fluire dell’evoluzione, l’Homo Sapiens non rappresenti un fenomeno deviante, [...] un tentativo ambizioso andato male, un errore di fabbricazione che (sarà eliminato o rettificato in qualche modo). E ancora: Viene da chiedersi se [...] non siamo diventati una generazione di mostri. E poi: Salvo gli insetti, sono rare le specie che si moltiplicano in modo così selvaggio e cieco; una proliferazione che non si può definire che cancerosa (ibid.).

In un’intervista a “La Repubblica” del 31/12/1980, Peccei aveva dichiarato: Gli uomini continuano a vivere sul pianeta come i vermi sulla carogna. Poco dopo: E questi vecchi che ci sono in più? Dobbiamo rivalutare la morte!!!!

Cos’altro è questa se non malvagità? Eppure queste affermazioni di Peccei sono entrate nel modo di essere di molte persone: con la guerra in fondo il pianeta si libera di troppa gente, ed in tal modo chi resta sta meglio! In altre parole: “mors tua, vita mea”!

In un’altra intervista del 1974, sugli atti di cannibalismo avvenuti tra i sopravissuti di un disastro aereo, Peccei sentenziò: Questo è stato un atto di creatività umana (“Contre le Club de Rome”, Pubblicato dal Parti Ouvrier Européen, 1981, p. 20).

Tracciato il solco dell’odio contro l’uomo - odio che Rudolf Steiner chiama “arimanico” - i più autorevoli esponenti delle formazioni ecologiste non si risparmiarono nel denunciare la malvagità dell’uomo come essere cancerogeno: il principe Filippo d’Inghilterra, presidente internazionale del WWF, per esempio, fece sfoggio di tutto il suo amore per l’umanità affermando: Nel caso io rinasca, mi piacerebbe essere un virus letale, così da contribuire a risolvere il problema della sovrappopolazione (Deutsche Press Agentur, DPA, 8 agosto 1988)!

In America, David Foreman, uno dei capi dell’associazione ambientalista “Deep Ecology” (Ecologia Profonda), scriveva, sulla rivista “Earth First” che: L’umanità rappresenta il cancro del mondo vivente; e a proposito del virus dell’AIDS: L’AIDS non è una maledizione; esso deve essere benvenuto come un rimedio naturale per ridurre la popolazione del pianeta! (Corriere della Sera, 4 giugno 1987).

Il filosofo norvegese Arne Naess, fondatore del movimento verde “Deep Ecology”, nel corso di una conversazione confidò che: Da un punto di vista ecologico, l’AIDS può essere visto come una buona cosa. Le persone rimangono stupite se questo viene detto pubblicamente, ma la diffusione dell’AIDS favorisce la riduzione della popolazione, e l’ecologia ne trarrà beneficio (dichiarazione fatta ad un giornalista dell’EIR, il 22/05/1987, dal dossier “The Aids Disaster: negligence or mass murder?” del dott. Bernhard Godot, ottobre 1989).

Quando poi le donne si schierano contro la vita sono ancora più “assennate”: Ann Throfy, ecologa, aveva scritto sulla stessa rivista: Come ambientalisti radicali riteniamo che l’AIDS non sia un problema, ma una necessaria soluzione. Parafrasando Voltaire: se questa epidemia non esistesse, gli ambientalisti dovrebbero inventarla! (Panorama, 09/04/1989).

Konrad Lorenz, giustamente ritenuto dai Verdi di tutto il mondo come uno dei loro padri spirituali, in una sua intervista, rilasciata a due noti ecologisti, disse: Contro la sovrappopolazione, l’umanità non ha intrapreso nulla di sensato. Si potrebbe, perciò, avere anche una certa simpatia per l’AIDS che potrebbe decimare l’umanità, impedendole altre imprese pericolose! (EIR, Rapporto Speciale, “Il movimento ecologista: la più grande frode del secolo”, 1989, p. 41).

E tutto questo in armonia con i “Diritti dell’Uomo” proclamati dall’ONU!

Dopo questi “Diritti Umani”, l’ONU vara infatti - udite, udite - i “Diritti dell’animale”!

Il 27 gennaio 1978, da Bruxelles, l’UNESCO lancia in tutto il mondo la “Dichiarazione universale dei diritti dell’animale”, condensata in 14 articoli: Tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza, dichiara il primo articolo e, dopo aver difeso, nei successivi, il diritto dell’animale alla libertà, a vivere nel suo ambiente naturale, alla limitazione della durata e dell’intensità del lavoro, il diritto ad un’alimentazione adeguata, al riposo, e a quello di non essere soggetto a qualsiasi tipo di sperimentazione, all’articolo 13 si legge: L’animale morto deve essere trattato con rispetto. Questo è senz’altro condivisibile, però la stessa cosa dovrebbe essere detta anche per l’uomo, che è invece ridotto a cavia di espianto a cuore battente.

Per i defunti, invece, l’ecologa Laura Conti sembra abbia proposto l’incredibile soluzione di nutrire gli animali con carne umana: Un’alternativa più proponibile (al seppellimento dei cadaveri) potrebbe essere quella di creare apposite scatolette di cibo per cani e gatti, in cui la carne umana sostituisca una percentuale di quella di altri animali(“Ecologia domestica” pp. 44-45, cit. in loccidentale.it).

Sempre l’articolo 13 afferma: Le scene di violenza di cui gli animali sono vittime devono essere proibite al cinema e alla televisione. Si può immaginare cosa succederebbe alla produzione cinematografica e televisiva se gli esseri umani godessero dello stesso diritto!

L’articolo 14 termina con le parole: I diritti dell’animale devono essere difesi dalla legge, come i diritti dell’uomo!

Subito, in difesa dell’animale, sorge l’”animalismo” con le sue svariate associazioni, istituti e organizzazioni internazionali, i cui teorici e leaders, esprimono meglio, con le loro schiette parole, come deve essere realmente intesa la “parificazione” dei diritti dell’animale e dell’uomo, invocata dall’UNESCO.

Ingrid Newkirk, dirigente di una delle più agguerrite organizzazioni animaliste, il “People for Ethical Treatment of Animals”, dichiara: Non credo che gli esseri umani abbiano il ‘diritto alla vita’. È una concezione perversa di supremazia. Un topo è uguale ad un maiale, a un cane, a un bambino (“Nuova Solidarietà”, 14/07/1990). Qui Ingrid Newkirk sbaglia, dato che un topo è di più di un bambino, perché almeno non nasce con un debito di 50 mila euro come il bambino…

Per Peter Singer, autore della “bibbia” degli animalisti, “Animal Liberation”, in un’altra sua opera, “Etica pratica” del 1979, a proposito dell’infanticidio, propose una legge che negherebbe pieno diritto legale di vita ai neonatiper almeno un mese dopo la nascita (ibid).

Alla farsa dei “Diritti dell’uomo” dell’ONU si aggiunse così quella dei “Diritti dell’animale”; gli obiettivi, però, rimasero (e sono) sempre gli stessi: l’avversione per l’uomo e lo spopolamento del pianeta!

Per attuare questo filantropico programma di sterminio, però, non era sufficiente che questo fosse propagandato e promosso soltanto da istituzioni private, anche se transnazionali: esso doveva essere ufficialmente assunto come politica estera da una nazione intimamente legata ai programmi genocidi mondiali; una nazione “membro permanente” del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è la principale finanziatrice dell’intero budget dell’ONU: gli Stati Uniti d’America.

***

Affinché il partigianato della Liberazione, anziché restare mero materiale da museo, possa risorgere e continuare per rendere possibile la triarticolazione sociale antroposofica: 

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