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Sul genocidio voluto dai banchieri, dagli economisti e dagli ideologi anglofoni (Malthus, Bertrand Russell, H. G. Wells, ecc.).

I nostri politici, cioè la criminalità politicamente organizzata, sono strutturati secondo schemi precisi, in cui la hit parade della menzogna ne forma le basi con al primo posto le confessioni religiose, al secondo i mass media, ed al terzo i politici. Tanto nella politica quanto nel militarismo, il crimine è perciò diventato oggi l’ovvio, cioè un sistema in cui il fine giustifica i mezzi (Macchiavelli docet), ed in cui tutta la strategia tende esclusivamente ad imparare come si stermina legalmente la gente. Il sistema è trasposto poi nella vita civile attraverso un vero e proprio “terrorismo di stato protezionista-interventista” in cui tutto assume forma legale, in modo che nessuno possa fiatare.

Non si è mai sentito nessun intellettuale (o politico, o universitario, o economista, ecc.) affermare che il mezzo ingiusto rende iniquo il fine giusto… Solo di fronte al sangue ogni tanto qualche giornale parla, ad esempio, di genocidio ONU Il Manifesto del 17/12/1999 scriveva:L’Onu dovrebbe chiedere scusa al popolo ruandese. Questa la conclusione di una inchiesta indipendente sul ruolo delle Nazioni unite durante il genocidio in Ruanda - che aveva provocato quasi un milione di vittime - nel 1994. Secondo il team - guidato dall’ex-primo ministro svedese, Ingvar Carlsson -, che ha condotto l’inchiesta, le Nazioni unite hanno ignorato l’evidente pianificazione di un genocidio e hanno rifiutato azioni che potessero evitarlo. [...] Carlsson ha paragonato gli avvenimenti ruandesi con l’olocausto nazista contro gli ebrei. [...] gli autori del rapporto si augurano che almeno possa servire a evitare per il futuro altri genocidi [...]”. Anche tale parlare fa comunque parte del sistema: infatti quando ciò avviene, la questione è posta in termini moralistici della serie: hai compiuto il genocidio, perciò dovresti “chiedere scusa” (ibid.: il Manifesto, op. cit.)!!!

Per affrontare la questione “genocidio” accennare innanzitutto alla “magia” del monetaggio iniquo detto signoraggio, che è la soluzione finale monopolistica della vera e propria “soluzione finale” alla Hitler.

Premetto che non sono un “signoraggista”, cioè non credo alla credenza del signoraggista, secondo la quale il problema del signoraggio sarebbe risolvibile attraverso la cosiddetta statalizzazione dell’emissione monetaria, che oggi è in mano alle banche centrali. Giudico, anzi, coloro che hanno ancora questa fede nello Stato, dopo che lo Stato stesso ha legalizzato il monopolio di emissione delle banche, dei disonesti con se stessi fino al masochismo, dato che dovrebbero almeno chiedersi: come faccio ad avere questa fede nello Stato pur restando in buona fede?

Il ragionamento criminale legale dello Stato e vigente nelle scuole dell’obbligo (di Stato) e nelle università è il seguente: sulla terra ci siamo in troppi, quindi delle due l’una: o si fa come ha fatto Hitler, oppure dobbiamo camuffare la truffa del monetaggio monopolizzato (signoraggio), perché qualora essa venga scoperta perderemmo tutti credibilità.

Si dia uno sguardo alla seguente Interrogazione parlamentare UE del 12 giugno 2002, prelevata dal sito delle interrogazioni del parlamento europeo:

 

Interrogazioni parlamentari. INTERROGAZIONE SCRITTA E-1673/02 di Roger Helmer (PPE-DE), Charles Tannock (PPE-DE) e Theresa Villiers (PPE-DE) al Consiglio (12 giugno 2002).
Oggetto: signoraggio
Può il Consiglio indicare qual è stato l’impatto del signoraggio sulle finanze nazionali di ciascuno degli Stati membri che hanno adottato l’euro?
Dispone il Consiglio di stime relative ai costi o i benefici finanziari del signoraggio per il Regno Unito qualora questo Stato membro aderisse all’euro?

Risposta/e pubblicata/e nella GU Lingua originale dell’interrogazione EN GU C 92 E del 17/04/2003 (pag. 78). Interrogazioni parlamentari. INTERROGAZIONE SCRITTA E-1673/02 di Roger Helmer (PPE-DE), Charles Tannock (PPE-DE) e Theresa Villiers (PPE-DE) al Consiglio (12 giugno 2002).
Risposta (16-19 dicembre 2002): Dopo l’adozione dell’euro da parte degli Stati membri partecipanti, il reddito monetario che questi precedentemente generavano dalle loro valute nazionali (“signoraggio”) è stato trasferito alla BCE. In conformità dell’articolo 33 dello statuto del SEBC e della BCE, questo reddito monetario viene aggiunto ai costi o benefici netti della BCE. In caso di benefici netti, l’articolo 33 stipula che i benefici rimanenti dopo la detrazione di un importo da trasferire al fondo della riserva generale della BCE siano distribuiti alle BCN che sono le azioniste della BCE, in proporzione alle quote da esse pagate. Tuttavia, nei tre anni dal 1999 al 2001, il signoraggio derivante dalle banconote emesse non è stato raccolto e distribuito. Il Consiglio non dispone per ora di altre stime per rispondere all’interrogazione. GU C 92 E del 17/04/2003 (pag. 78).

 

La sintesi sostanziale è la seguente:

Domanda: “Cosa ne fate dei soldi del signoraggio?”
Risposta: “Questa è COSA NOSTRA, cioè sono fatti nostri, perché ora comanda la BCE”.

È in questi termini che si esprime l’“etica bancaria”, cinica quanto basta al crimine di base de governatori di banche emittenti, vale a dire alla truffa del monetaggio (monopolio dell’emissione monetaria iniqua, cioè non equa) generatrice di debito pubblico. Questo comportamento non è molto diverso da quello degli antichi scribi detti “razza di vipere” da Gesù, e/o dei cambiavalute scacciati da tempio...

Lo smascheramento di tale truffa è difficile perché è coperta da tutto un sistema di pensiero studiato nelle università come cosa buona e giusta. Tuttavia non è impossibile, e la maschera può essere fatta cadere nella misura in cui l’uomo della strada provi a immaginare almeno a grandi linee quanto segue, innanzitutto in merito alla proporzione fra oro e valore monetario della valuta circolante.

Per dare l’idea dell’attuale proporzione fra oro e valore monetario circolante, si provi a considerare che nel 1995 l’oro della terra in mano ai terrestri non superava le 200.000 tonnellate (duecento mila tonnellate). La terra non può offrire più dell’oro che ha e in futuro si potrà anche superare tale quantità, scoprendo nuovi giacimenti aurei, ma essa non potrà mai raggiungere il corrispettivo in banconote e negli equivalenti monetari circolanti sulla terra: si pensi che nel 1995 tale corrispettivo in oro ammontava, ai prezzi di allora, a 75.000.000 di tonnellate di oro. Non è uno scherzo: settantacinque milioni di tonnellate d’oro che, non esistendo, non potevano garantire valuta alcuna oltre quella delle 200.000 tonnellate auree. Se da quei 75 milioni togliamo i 200 mila otteniamo la cifra di 74.800.000, che nel 1995 avrebbe dovuto essere garanzia aurea di tutte quelle banconote in esubero e quindi false. Chi se non i governatori del monopolio di emissione stamparono tutte quelle banconote in esubero pur sapendo che esse non erano garantite e quindi false? E chi se non i governatori continuano oggi a stampare soldi a quel modo per poi prestarli e pretenderne la restituzione con gli interessi? Quel “debito” di soldi falsi come se fossero soldi veri è generato o no dallo Stato mediante il monopolio delle banche emittenti che ha legalizzato?

Perché avvengono queste cose? La risposta a questa domanda è molto semplice: la logica di mercato e la logica del diritto sono due logiche essenzialmente differenti. Non vanno confuse. In base alla prima è logico distruggere una merce per renderla scarseggiante così da poterne elevare il prezzo. In base alla seconda tale distruzione è illogica perché con essa si può soddisfare non solo i ricchi ma anche i poveri. Ho fatto spesso questo esempio: parlando di mafia, scriveva Giovanni Falcone: “È notorio che la Comunità europea concede un indennizzo per la distruzione degli agrumi in eccesso” (G. Falcone, “Cose di Cosa Nostra”, Ed. Rizzoli, Milano), e ancora: “Be’- dice Contorno - tutti sanno all’interno di Cosa Nostra che la mafia è implicata fino al collo nella distruzione di agrumi da cui ricava sensibili profitti” (ibid.).

È un po’ così in tutto l’Occidente, ma la politica mafiosa italiana quando vuole mischiare le acque della logica, è davvero maestra e crea perfino nuove istituzioni delegate al miscuglio, cioè al gioco delle tre carte: il monopolio statale che fa capo alla banca di emissione proclama artatamente quest’ultima Istituto di Diritto Pubblico”, nonostante essa sia unasocietà per azioniavente ovvio scopo di lucro. “Artatamente” in questo caso significa che il monopolio è la via forzosa per mischiare le logiche sopra accennate. Sarebbe come far credere possibile un miscuglio di acqua ed olio. Ma è impossibile. Anche se ciò richiede una forzatura logica. Perciò avviene che lo Stato di diritto, anziché intervenire facendo chiarezza sul fatto che sul diritto non si può lucrare, fa esattamente il contrario, e riconoscendo alla banca la caratteristica di “Istituto di Diritto Pubblico”, determina necessariamente e di fatto un diritto “forzoso” al lucro di Stato, mutando così la propria essenza giuridica, la quale da giuridica che sarebbe stata se si fosse opposta, diventa giuridico-economica. Questo fatto è di una gravità inaudita, difficile da riconoscere perché la televisione ci ha disabituato al ragionamento. Nessuno infatti si chiede quale sia il senso del termine “forzoso” che “dalla televisione” sente applicare al diritto e alle questioni economiche. Basterebbe però ritrovare se stessi per vedere che le due logiche, giuridica ed economica, non sono compatibili se non nel modo spurio del cosiddetto conflitto di interessi e della corruzione di intenti, che pertanto dilagano. Come se fossero vere le visioni pessimistiche dell’uomo-lupo di Hobbes o dell’uomo-storto di Kant, o del peccato originale, che mai potrà diventare miscuglio contenente epicheia cristiana! L’economia politica è simile a quel miscuglio impossibile. Il cristiano autentico dovrebbe dirsi: “Esiste la legge, ed esiste ciò che è giusto. Io faccio ciò che è giusto” (diritto individuale di epicheia cristiana). Invece cosa fecero i tedeschi con la democratica istituzione del nuovo Cesare Adolf Hitler? E cosa fanno gli italiani con la democratica istituzione del nuovo Cesare Mario Draghi?

Ecco perché finché la moneta era convertibile nell’oro che la garantiva, le banche emittenti potevano ritenersi proprietarie della moneta che stampavano, in quanto erano proprietarie della riserva aurea che le garantiva. Quindi potevano prestare la loro valuta. Quando la valuta non rispecchiò più la propria garanzia, perché la “logica del lucro SpA” fece stampare valuta in eccesso senza che vi fosse una “logica del diritto” ad opporsi a questa abnorme bolla di soldi fasulli, si abolì la riserva aurea anziché abolire la truffa. Con l’abolizione della convertibilità oro-dollaro e della stessa riserva aurea (Nixon 15 agosto 1971), le banche non sono più proprietarie di reale valuta. Eppure continuano a comportarsi come se lo fossero, in quanto continuano ad emetterla prestandola. Di fatto emettono meri numeri senza valore, detti “valori nominali”. Il giochetto riesce perché, sempre per carenza di pensiero, è difficile distinguere il valore fasullo, cioè solo nominale da quello che dovrebbe essere garantito dal diritto (ovviamente se esistesse un sabato per l’uomo o una triarticolazione sociale in cui diritto, economia e cultura fossero funzionali agli interessi del socio dell’organismo sociale così come nell’organismo umano funzionano rispettivamente il polmone, il nervo ed il muscolo, essenzialmente diversi fra loro).

Ne consegue che - e qui ha ragione Giacinto Auriti nell’averlo onestamente palesato per primo in Italia - all’atto dell’emissione, le banche emittenti, prestando il dovuto, caricano illecitamente quella carta (cartamoneta) non solo del costo tipografico, ma del 200% del valore nominale dei soldi nella misura in cui lo vogliono restituito con gli interessi come valore d’acquisto (il primo 100% perché si appropriano del 100% che non appartiene a loro ma a tutti, il secondo 100% perché ne esigono la restituzione oltretutto con gli interessi).

Ciò significa che i monopolisti governatori delle banche di emissione espropriano ed indebitano legalmente (che non significa legittimamente) e impunemente: addebitano infatti la moneta al cittadino che ne crea il valore accettandola, e che pertanto dovrebbe essere riconosciuto come vero ed unico legittimo proprietario. Invece è inteso come debitore di debiti che non ha mai contratto.

L’oggetto di un debito preesiste al prestito nelle mani del creditore. Invece nel monetaggio iniquo (signoraggio) dei banchieri centrali (criminalmente studiato nelle università come cosa giusta) l’oggetto del debito è creato dal debitore, contestualmente al debito, per il solo fatto che lo accetta. E qui siamo nella follia essenziale creduta pensiero nelle facoltà universitarie di economia.

In parole povere: nel rapporto fra pari, se tu contrai un debito con me in quanto io ti presto 100, io metto questi 100 nelle tue tasche, togliendoli dalle mie dove essi erano prima; nel rapporto di signoraggio, invece, i 100 che io ti presto, io non li ho nelle mie tasche: li ho solo come carta stampata dopo averteli stampati senza che ad essi corrisponda alcun valore, e a cui tu solo puoi incominciare a dare valore di debito nei miei confronti.

Tutti, certamente, hanno il diritto di prestare denaro. Ma chi lo emette creandolo dal nulla e senza riserva può avere questo diritto? Se il prestatore di denaro avesse anche la facoltà di stamparlo, basterebbe allora munirsi di una stampante formato familiare per sollevare, con quella “stampa-soldi” l’economia delle famiglie italiane? La risposta è dunque che chi presta non può stampare, e chi stampa non può prestare. Invece poiché le banche centrali - a partire dalla fondazione della banca d’Inghilterra - emettono moneta prestandola, il cittadino vive succube di questa turlupinatura.

Ciò premesso, passo ora a parlare del genocidio, cioè di diritto applicato forzosamente all’economia fino allo sterminio dei propri simili in nome di una ideologia fasulla come quella della sovrappopolazione della terra.

Ogni genocidio fu ed è continuamente pianificato dall’imperialismo di banchieri, da economisti, e da intellettuali creduti filosofi o saggi.

Nel 1857, dopo mezzo secolo di guerre continue - dal 1803 al 1853, con perdite di milioni di vite umane, l’India aveva combattuto ben otto guerre per impedire il dominio della Compagnia Britannica delle Indie Orientali - l’intero continente indiano si ribellava al ferreo dominio della “Compagnia”, e la rivolta fu soffocata nel sangue: milioni di individui vennero assassinati, giustiziati, massacrati e mutilati in ogni parte dell’India; migliaia furono i villaggi incendiati e rasi al suolo: un vero genocidio che scosse l’opinione pubblica mondiale. Il supervisore giornaliero di queste orribili carneficine e direttore-capo del servizio di intelligence della “Compagnia” era un economista: John S. Mill (Anton Chaitkin, “Treason in America”, New Benjamin Franklin House, New York 1985, pp. 276 e 284). A seguito di questo genocidio, la Regina Vittoria fu costretta a togliere l’amministrazione dell’India dalle mani della Compagnia delle Indie e ad assumerla direttamente. L’economista John S. Mill scrisse allora l’ultima supplica al Parlamento inglese perché ciò non avvenisse, adducendo le ragioni che l’amministrazione della “Compagnia” non sarebbe costata nulla al Governo britannico e che un’”impresa privata” avrebbe tenuto l’India al di fuori delle lotte tra i Partiti politici!

“Pacificato” il continente indiano, gli strateghi britannici deliberarono che l’oppio e la “canapa indiana”, con cui erano pagati i prodotti tessili inglesi esportati in India, dovevano trovare uno sbocco nell’immenso mercato cinese (Kalimtgis - Goldman - Steinberg, “Droga S.p.a.”, Ed. Logos 1980, cap. 1).

Ma chi governava l’Inghilterra in quel periodo? Primo Ministro era Lord Palmerston; ministro degli esteri era Lord John Russell; i due principali ministri di gabinetto erano due membri della famiglia Villiers; il ministro per le colonie era Edward Bulwer Lytton. Se si cercano questi nomi nel web si vede di che pasta fossero fatti costoro. Perciò reputo inutile parlarne ancora.

Legato da vincoli di parentela con tutte queste potenti famiglie (ibid. pag. 230), e vantando un “padrino” come l’economista John S. Mill, il futuro “filosofo” Bertrand Russell avrebbe portato poi in sé la propensione a soluzioni politico-strategiche dichiaratamente genocide, al punto che nel 1902 scriveva all’amico Gilbert Murray: Nell’ultimo periodo non sono stato che oppresso dalla noia, dal tedio e dalla vanità delle cose: non vi è nulla che mi ecciti, nulla che sembri avere senso, fare o aver fatto; l’unica cosa che fortemente sento, che vale la pena di fare, sarebbe quella di uccidere il maggior numero possibile di persone, così da diminuire la coscienza globale mondiale (Bertrand Russell, Lettera del 28/12/1902 all’amico Gilben Murray, futuro presidente della “Società delle Nazioni”, cfr. Bollettino Internazionale: “Le operazioni segrete britanniche contro l’Europa dello SME”, 1979). Lo stesso anno, per arginare l’inarrestabile sgretolamento dell’impero britannico, fu istituito in Inghilterra un circolo elitistico, detto “Club dei Coefficienti”, i cui membri erano Lord Robert Cecil, Arthur Balfour, R. B. Haldane, Edward Grey, Leo Maxse, Leo Amery, Bellairs, Hewins, Alfred Milner, Halford Mackinder, Sydney Webb, Beatrice Webb, Herbert George Wells, e Bertrand Russell (cfr. Carol White, “The New Dark Ages Conspiracy”, The New Benjamin Franklin House, Publishing Company, New York 1980, pp. 2-34). Il “Club” teneva riunioni private, e nel periodo compreso tra il 1902 e il 1908, nel corso dei citati incontri fu pianificata nei minimi dettagli la prima guerra mondiale e stabilite le sue finalità! (Carol White, op. cit., cap. 1).

Il resoconto dei discorsi tenuti in queste riunioni si possono leggere nelle seguenti opere: H. G. Wells, “Experiments in Autobiography”, New York: Macmillan Co. 1934, pp. 650-663; H. G. Wells, “The New Macchiavelli”, New York: Duffield and Co. 1927, pp. 314-340; H. G. WeIls, “The Way the World is Going: Guesses and Forecasts of The Years Ahead, London: Ernest Benn Ltd. 1928, pp. 115-123; Bertrand Russell, “Portraits from Memory and Other Essays”, New York: Simon and Schuster 1956, pp. 81-83; Bertrand Russell, “The Autobiography of Bertrand Russell, Boston: Little, Brown and Co. 1967, voll. 1-2; Beatrice Webb, “Our Partnership”, London: Longmans, Green and Co. 1948, pp. 217-366; Halford J. Mackinder, “Democratic Ideals and Reality”, New York: W. W. Norton and Co., Inc. 1969, pp. XIII, 40; G. K. Chesterton, “Heretics”, New York: John Lane Co. 1905, p. 81.

Concordi nel concepire l’impero britannico come governo mondiale da estendersi all’intero pianeta, i membri del “Club” si divisero, però, sulla strategia da adottare. Alla proposta di mobilitazione nazionale pre-bellica, in previsione di un intervento britannico nel conflitto, sostenuta dalla maggioranza dei membri del “Club”, si contrappose la “soluzione” di H. George Wells e di Bertrand Russell, i quali prospettavano l’annientamento del continente europeo attraverso la “Rivoluzione” ed il “Controllo sulla mente umana” : “La soluzione non sta in uno scontro diretto” - aveva affermato Wells - “Noi possiamo sconfiggere la ‘cultura’, perché conosciamo come funziona la mente umana e il suo imperscrutabile subconscio” (Carol White, op. cit., p. 5).

Wells e Russell furono messi in minoranza, ma la soluzione “interventista” non raggiunse gli obiettivi sperati, né con la prima, come neppure con la seconda guerra mondiale: l’impero britannico fu ridimensionato, mentre si affermò lo strapotere sovietico e la supremazia americana.

Fedeli alla loro linea, Wells e Russell, pur non disdegnando l’impiego brutale della forza militare, si dedicarono al loro sottile progetto di pervenire ad un Governo Mondiale attraverso un progressivo potenziamento di istituzioni sovranazionali, utilizzando l’arma della “psicologia di massa” per indurre l’opinione pubblica mondiale e le nazioni al consenso. Parte integrante del progetto era una strategia planetaria da condurre allo scoperto e in piena luce del sole, per erodere e smantellare ogni possibile resistenza a questo governo mondiale, favorendo, così, la sua supina accettazione.

Chi maggiormente fomentò questa strategia fu, appunto, il britannico Bertrand Russell. Persona di spicco sulla scena politica del secolo passato, questo filosofo (si fa per dire) determinò le scelte strategiche delle nazioni più potenti della terra, indirizzandole verso l’accettazione di un governo mondiale da realizzare attraverso lo spopolamento “malthusiano” del pianeta. Con la collaborazione di Wells, Russell tracciò le linee strategiche di questo progetto, apertamente genocida, e fu ancora lui, tramite i suoi amici più fidati, il principale responsabile della messa in atto del piano.

Ecco, in breve, il suo aberrante pensiero che portò a proporre il genocidio come conseguenza logica e desiderabile della teoria di Malthus. Il disprezzo della vita umana ne costituisce la spina dorsale: La vita è un fenomeno insignificante, breve e transitorio [...] che non potrebbe creare turbamento se non fosse perché uno vi è personalmente coinvolto(Bertrand Russell, “The Impact of Science on Society”, New York: Simon and Schuster, 1953, p. 15). La scienza ha aumentato il controllo dell’uomo sulla natura, e si può supporre che essa sia in grado di migliorare le sue condizioni di vita. Questo sarebbe vero se l’uomo fosse un essere razionale, ma, purtroppo, non è altro che un groviglio di istinti e di passione( Bertrand Russell, “The Future of Science and Self-Portrait of theAuthor”, New York: Philosophical Library 1959, pp. 7-12). All’uomo, ridotto a semplice animale, fa seguito la menzogna malthusiana della “teoria della limitatezza delle risorse”: agricoltura e industria, se mantenute in continua espansione, non possono che portare all’esaurimento delle risorse naturali(Bertrand Russelì, “The Impact...”, op. cit., pp. 51, 98-99). Russell proponeva all’umanità un preciso modello politico di civiltà: quello cinese: I cinesi hanno una civiltà e indole, per molti versi, superiori a quelle delle razze europee(Bertrand Russell, “The Problem of China”, New York, The Century Co., 1922, p. 233). Le popolazioni di razza bianca cesseranno, tra breve, di crescere; per le razze asiatiche e per quelle africane, invece, ci vorrà del tempo perché l’incremento demografico raggiunga un livello adeguato per mantenere la popolazione stabile senza bisogno di guerre e di pestilenze [...]. Fino a quel momento, i benefici a cui mira il socialismo possono essere realizzati solo parzialmente, e le razze meno prolifiche dovranno difendersi contro quelle più prolifiche con metodi tanto disgustosi quanto necessari (Beltrand Russell, “The Prospects of industrial Civilization”, London: George Allen and Unwin, Ltd., 1923, p. 273). All’uomo “incapace di controllo demografico”, Russell illustrava le conseguenze: Il pericolo di una carestia mondiale può essere fronteggiato, per poco tempo, da miglioramenti nelle tecniche agricole. Ma, se la popolazione continua a crescere ai tassi attuali, tali miglioramenti non potranno più bastare. Vi saranno, allora, due gruppi: l’uno, povero, con una popolazione in continuo aumento; l’altro, ricco, e con una popolazione stabile. Tale situazione non può che portare ad una guerra mondiale. [...]. La guerra potrebbe diventare così distruttiva che, per una volta e per qualsiasi tasso di incremento demografico, non vi sarebbe il pericolo della sovrappopolazione [...] (Bertrand Russell, The Impact... op. cit., pp. 29-30). E la guerra è da lui prospettata come una guerra contro il cittadino: Gli scienziati inventano, continuamente, mezzi offensivi e difensivi sempre più elaborati. Il risultato è quello di diminuire la percentuale della popolazione da mandare al fronte, poiché cresce quella da dedicare alla produzione di armi e munizioni. Questo può sembrare un vantaggio, ma ciò comporta che la guerra moderna sia rivolta, principalmente, contro la popolazione civile e, in una nazione sconfitta, la popolazione dovrà patire le stesse sofferenze dei suoi soldati (Bertrand Russell, “The Future...” op. cit., pp.7-12). Russell non rifugge nemmeno dall’idea di fabbricare e di usare ordigni nucleari. Ecco, infatti, cosa dice questo “pacifista” ed “antinucleare” di fama mondiale: Io non sono d’accordo con quanti si oppongono alla costruzione della bomba ad idrogeno [...] poiché non val la pena combattere una guerra, a meno che non sia vantaggioso vincerla (“World Horizon” 1950, e citato in C. White, op. cit., p. 184)! E vedendo i vantaggi derivanti dalla vittoria era elettrizzato dalle atomiche sganciate a Hiroshima e Nagasaki: Se l’America fosse più imperialista, vi sarebbe un’altra alternativa [...] alla totale obliterazione della vita civile. [...]. Durante i prossimi anni, questa politica (di disarmo) potrebbe essere imposta con la forza. Se fossero anche necessarie una o due guerre, esse sarebbero comunque brevi e terminerebbero con una decisiva vittoria americana (Bertrand Russell, “The Future...” op. cit., p. 518). Russell si fece perciò promotore dell’uso dell’arma nucleare per la creazione di un impero mondiale: C’è una cosa, ed una sola, che può salvare il mondo [...]; questa è che l’America dichiari guerra alla Russia, entro i prossimi due anni, per stabilire un impero mondiale facendo uso della bomba atomica(Lettera del settembre 1945 all’amante Gamel Brenan, riportata in Clark, “Life of Bertrand Russell”, p. 518). Questa è dunque l’idea di governo mondiale di Russell: Quando parlo di un Governo Mondiale, io ne intendo uno che veramente governi; [...] l’unico ad avere: tutte le bombe atomiche e le fabbriche che le producono, tutta l’aviazione militare, tutte le navi da guerra e, in generale, tutto ciò che è necessario per renderlo irresistibile(Bertrand Russell in “Bulletin of the Atomic Scientists”, 1946).

La guerra atomica contro l’Unione Sovietica, però, non fu dichiarata. Fu così che, per eliminare il pericolo del monopolio nucleare americano (!), e per mantenere il controllo delle sorti del mondo nelle mani degli strateghi sovranazionali, l’Unione Sovietica fu sostenuta, dagli amici di Russell, nel suo sforzo di dotarsi dell’arma nucleare.

Le accuse rivolte a Leo Szilard, Roben Oppenheimer, Enrico Fermi, amici di Bertrand Russell, sono contenute in un recente libro intitolato: “Speciai Task: The Memoires of an Unwanted Witness - A Soviet Spymaster”, Boston: Little, Brown & Co., 1994, di Pavel Sudoplatov, Anatoli Sudoplatov, Jerrold L. e Leona T. Schecter. (Cfr. “EIR”, 01/07/1994, pp. 20-31. Nell’articolo si sottolinea che l’aiuto dato all’Unione Sovietica, per lo sviluppo dell’arma nucleare, è stato fornito dopo l’avvenuto accordo tra B. Russell e N. Krusciov per la gestione bipolare del mondo sotto la minaccia nucleare. Lo scopo era quello di pervenire ad un Governo Mondiale sotto gli auspici delle Nazioni Unite.

In queste condizioni, la guerra atomica diveniva improbabile, ma - almeno - sempre possibile. Russell, infatti, scriveva: Non è affatto improbabile che le grandi potenze militari del mondo conoscano la loro distruzione per la loro incapacità di astenersi dalla guerra( Bertrand Russell, “The Problem of China”, op., cit., pp. 265-266).

Al mondo, già terrorizzato, e sotto la continua minaccia di un olocausto nucleare, Bertrand Russell offriva contemporaneamente la “psicologia di massa”, arma usata per indurre o strappare il consenso: Penso che l’argomento di più grande importanza politica - scriveva - sia la psicologia di massa. [...]. Gli psicologi del futuro dovranno avere classi di bambini ai quali dovranno, con metodi diversi, inculcare la convinzione che la neve è nera! Si potrà giungere rapidamente ad alcuni risultati; primo, che l’influenza della famiglia è di ostacolo; secondo, che non si può far molto se l’indottrinamento non inizia prima dell’età di dieci anni; terzo, che alcuni versi, messi in musica e intonati in modo ripetitivo sono di estrema efficacia!(Bertrand Russell, “The Impact...”, op. cit., pp. 29-30).

In definitiva, lo scopo da raggiungere, Russell lo spiegava apertamente con queste parole: Imparare a sottometterci alla legge, perfino (quando questa) è imposta da stranieri che disprezziamo ed odiamo, e che sappiamo essere completamente estranei ad ogni considerazione di giustizia (ibid. pag. 75).

A questo punto, qualcuno potrà pensare che erano altri tempi, cioè tempi di idioti, o di esseri cinicamente subumani. Ebbene, non è assolutamente vero. Anche oggi è così: il 10 marzo 2004 il quotidiano piacentino “Libertà” pubblicava un articolo intitolato “Giocando imparano a pagare le tasse. Nelle scuole di Castelvetro un progetto di educazione alla legalità”. Ricordo che leggendolo mi vergognai di essere emiliano... Poi però considerai che questa è la normalità di oggi. Molte altre scuole adottarono poi questa idiozia pedagogica. Insomma, per ridurre la gente alla schiavitù, è indispensabile creare un’elite in grado di dirigere l’uso della “psicologia di massa”...

Nel 1928, a questo proposito, Russell aveva infatti scritto: Voglio suggerire una nuova organizzazione sociale, una nuova istituzione che, per ora, posso chiamare enciclopedia mondiale. [...]. Questa enciclopedia dovrebbe assumere il ruolo di una Bibbia nella cultura mondiale. [Essa] dovrà esercitare una grande influenza su chiunque controlli amministrazioni, o diriga centri di creazione della “psicologia di massa”, [su chiunque] dichiari guerre, produca cibo o faccia morir di fame, o stermini intere popolazioni! (questa citazione è tratta dall’articolo introduttivo, scritto da Bertrand Russell, dell’Enciclopedia Internazionale delle Scienze Unificate, pubblicata nel 1928, da Robert Hutchins, futuro presidente dell’Università di Chicago).

Nello stesso anno, H. George Wells aveva pubblicato un programma dal titolo: “The Open Conspiracy”, “La congiura aperta” (H. G. Wells, “The Open Conspiracy: Blueprint for a World Revolution”, London, Victor Gollanez, 1928).

Partendo da una totale concordanza con la teoria genocida di Russell, questo programma enunciava i principi di un governo mondiale, capace di porre in atto quanto segue: “1) La completa affermazione, sia teorica che pratica, della natura provvisoria dei governi esistenti; 2) la decisione di minimizzare, con ogni mezzo disponibile, i conflitti tra questi governi, [...] e le loro interferenze nello stabilire un sistema economico mondiale; 3) la determinazione di conferire la proprietà privata locale, o nazionale, o almeno il credito, i trasporti, la produzione di cibo ad un governo mondiale; 4) il riconoscimento pratico della necessità di un controllo biologico mondiale, come ad esempio, il controllo sulla popolazione e sulle malattie; 5) la definizione di uno standard minimo di libertà e di sussistenza individuale nel mondo (ovviamente ben lontane dalla libertà e dal minimo vitale presenti nell’antroposofia di Rudolf Steiner, ed in cui, per es., non esistono standard, né definizioni ); 6) il dovere supremo di subordinare la vita personale alla creazione di un governo mondiale, capace di assolvere a queste funzioni” (ibid. pp. 14-15)

Dopo aver letto quest’opera, Bertrand Russell scrisse ovviamente all’autore: Non vi è nulla, che io conosca, con cui possa essere più pienamente d’accordo (ibid. pp. 113-114).

Herbert George Wells è famoso per aver predetto l’uso della bomba atomica contro la popolazione civile, e per aver fissato per il 1956 lo scoppio di un’epidemia su scala mondiale che avrebbe cancellato metà della popolazione del pianeta (H. O. Wells, “The Shape of Things to Come”, New York: Macmillan Co. 1933). Ed affermava: La comunità mondiale che desideriamo [...] esige, quale condizione principale, un controllo deliberato della popolazione (H. O. Wells, “The Open Conspiracy...” op. cit., pp. 162 e segg.). Come non poteva trovarsi d’accordo Russell con costui?

L’ecatombe causata dalle due guerre mondiali non diede però i risultati sperati. Deluso da ciò, Russell, nel 1951, auspicava mezzi di sterminio più “efficaci”: Attualmente, la popolazione mondiale aumenta di circa 58.000 unità al giorno. La guerra, finora, non ha avuto effetti consistenti sul rallentamento della crescita demografica, che è continuata, nonostante le ultime due guerre mondiali. [...]. La guerra è stata finora deludente sotto questo aspetto [...] ma, forse, la guerra batteriologica si rivelerà più efficace. Se una peste nera potesse scoppiare in tutto il mondo, ad ogni generazione, i sopravvissuti potrebbero procreare liberamente senza popolare troppo questo pianeta. Tutto ciò potrebbe sembrare spiacevole, ma che importa? Le persone di grande intelletto sono indifferenti alla felicità, soprattutto se si tratta di quella degli altri (Bertrand Russell, “The Impact of Science...” op. cit., pp. 102-104).

Questa “teoria del genocidio”, purtroppo, non rimase “lettera morta”, e tutti gli orrori che il mondo ha conosciuto in questi ultimi decenni sono contenuti in essa, grazie anche al lavaggio del cervello, praticato quotidianamente dai mass media, finalizzato all’accettazione progressiva, da parte dell’opinione pubblica mondiale, dell’idea dello spopolamento del pianeta come unica politica indispensabile per la “sicurezza umana”.

Mai si è inneggiato tanto ai “diritti inalienabili dell’uomo” e mai si è invocata tanto la “pace” nel mondo come oggi, calpestando così il diritto alla vita dell’uomo, la sua dignità, e le sue più elementari necessità ed esigenze. Mai infatti si sono viste tante guerre di sterminio dilagare in tutto il mondo come oggi.

Questa teoria genocida, disgraziatamente, non ha solamente permeato ideologie e intere istituzioni a livello internazionale; non solo si è incarnata in certe fondazioni e club sovranazionali (basta inserire in qualsiasi motore di ricerca internet le parole “Club di Roma” per vedere piovere elogi a questo club da sinistra a destra), creati per la sua messa in atto: l’attuazione di questi propositi è stata assunta addirittura come necessità politica per il raggiungimento del governo mondiale, e come politica estera col pretesto dell’“ONU-sicurezza” del mondo.

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Affinché il partigianato della Liberazione, anziché restare mero materiale da museo, possa risorgere e continuare per rendere possibile la triarticolazione sociale antroposofica: 

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