Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

Sui rapporti UE-NATO e sulla terza guerra mondiale

 

Dopo che il 16/03/1946 a Fulton (Missouri) Winston Churchill fece il suo famoso discorso sulla “Cortina di Ferro”, nel giro di pochi anni fu creata una fitta rete di istituzioni sovranazionali che avevano come obiettivo la “super-kultura” di sostituire allo Stato un Super Stato, distruggendo la sovranità nazionale degli Stati membri, imponendo un ordine sovranazionale di crescita economica zero, e riducendo la popolazione mondiale.

Dal Piano Marshall nacque l’“Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea” (OCEE) divenuta, in seguito, OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

Sul fronte militare, il “Trattato di Bruxelles” del 1948 diede vita alla “Western Union Defence Organization” (WUDO).

Un anno dopo, questa confluì nell’organizzazione militare della “North Atlantic Treaty Organization” (NATO), trattato firmato nell’aprile 1949, come patto difensivo militare tra le nazioni del Nord America e dell’Europa Occidentale, senza alcun risvolto di governo civile sovrannazionale.

Già nel maggio del 1951, però, furono fondati i “Consigli Economico e Finanziario” della NATO che avrebbero dovuto lavorare con l’OCSE. Pochi mesi dopo, il Consiglio Nord Atlantico, l’organo ministeriale della NATO, fondò un “Comitato Temporaneo del Consiglio” (TCC) per rafforzare la “cooperazione non militare”. Direttori esecutivi del TCC erano tre “apostoli” del sovranazionalismo:

- Averell Harrimann (seguace, da tempo, della dottrina eugenetica del nazismo e figlio del socio della banca Khun and Loeb, che finanziò la Rivoluzione russa);

- Jean Monnet, ex finanziere dell’oppio a Shangai, Segretario-Generale aggiunto alla Società delle Nazioni, socio in affari della banca Khun and Loeb e dei banchieri Rothschild, Lazard e Morgan (da me chiamato “Fata Morgana” in una canzone del 2002 che intitolai “Morgan Guaranty Trust, la banca dell’oppio, o Fata Morgana”, per sottolineare che i Morgan erano diventati i principali banchieri per tutte le famiglie di mercanti di Boston, e che con la mediazione della First National Bank of Boston, si erano impadroniti di una buona parte del traffico dell’oppio con l’Estremo Oriente, coprendo l’operazione col mettere a disposizione la maggior parte dei fondi per l’università di Harvard, ma le loro operazioni in Estremo Oriente servivano agli inglesi come canale ufficiale per i traffici d’oppio. Le famiglie dell’oppio del diciottesimo e del diciannovesimo secolo sono le stesse che siedono nei consigli di amministrazione delle grandi centrali finanziarie di oggi); Jean Monnet era considerato il “federalista” europeo;

- e sir Edwin Plowden della Gran Bretagna.

In seguito, venne fondata una Commissione di tre Ministri degli Esteri per esplorare più a fondo la “cooperazione non militare” della NATO. I tre ministri erano: l’italiano Gaetano Martino, il norvegese Harald Lange, il canadese Lester Pearson.

Il rapporto, stilato dalla Commissione dei tre, giunse alle incredibili conclusioni che: “Il fatto storico fondamentale di oggi è che lo Stato Nazionale (...) è inadeguato al progresso o persino alla sopravvivenza nell’era nucleare” (per questa citazione e per le notizie su NATO e OCSE cfr. “Nuova Solidarietà”, 02/05/1982, p. 3).

Per completare queste istituzioni sovranazionali, il Congresso Atlantico (la conferenza dei parlamentari della NATO) propose la formazione di un “pensatoio” che fu creato nel 1961. Il suo primo capo fu Henry Cabot Lodge, detto “l’aristocratico”, noto anche come uno degli architetti del disastro della guerra del Vietnam, mentre uno dei più autorevoli funzionari dell’Istituto fu l’ex dirigente della FIAT Aurelio Peccei, il quale, insieme al Direttore generale dell’OCSE, Alexander King, fondò, dopo alcuni anni, il famigerato “Club di Roma”, sul quale poggia l’odierna ideologia del partito radicale di Marco Pannella, che negli anni ’80 invitai più volte a leggere “La filosofia della libertà” di Rudolf Steiner, ma senza successo.  

In ambito NATO fu creato nel 1969 il “Comitato per le Sfide della Società Moderna” (CSSM), ente ambientalista, presieduto da un Russell Train, uno dei più alti dirigenti del WWF. La stessa NATO presentava il Comitato con queste parole: “L’Alleanza (NATO), molto più che una semplice organizzazione militare, ha uno Statuto e una storia che la predispongono ad un’ampia varietà di compiti [...]. La sopravvivenza della società umana, così come la conosciamo - forse la sopravvivenza dell’uomo come specie - è minacciata da un nuovo fattore: il rapido deterioramento del globo come sistema ecologico [...], la crisi ecologica mondiale [...] ha tre componenti principali: l’urbanizzazione, ora fenomeno universale; l’esplosione demografica; e l’impatto dannoso delle tecnologie umane sull’ambiente fisico e socio-culturale” (ibid.: “Nuova Solidarietà”, op. cit.).

Si poteva essere più espliciti? In base al proprio dirigismo ambientalista falsamente ecologico, la NATO annunciava, così, di avere tre nemici principali: le città, i loro nativi e l’evoluzione tecnologica! In realtà, tutta quest’aria fritta serviva e serve per addomesticare gli individui considerati ciurmaglia.

Esiste pubblicato dalla Facco Edizioni un interessante libro, che smaschera, attraverso contributi scientifici di autori diversi, i rischi del dirigismo ecologico, nuova e pericolosa forma di super statalismo occulto. Il libro è intitolato “Dall’effetto serra alla pianificazione economica. Il riscaldamento globale e il dirigismo ecologico” di K. Olonski, C. Stagnaro e B. Lomborg.

Ecco, invece, come il “Comitato per le Sfide della Società Moderna” (CSSM) presenta se stesso sulla “Rivista Nato”: Il progetto CSSM ha creato una rete internazionale di specialisti ad alto livello [...]. [Esso] si avvale di strutture diplomatiche, mezzi di comunicazione e protocolli propri e di quelli della NATO per le sue attività amministrative e logistiche [...] (ibid.).

Ad una seduta strategica della NATO, tenuta a Bruxelles nell’aprile 1978, Peccei propose, in una relazione che poi pubblicò nella forma del libro “Cento pagine per l’avvenire”, il modo per creare conflitti utili alla distruzione dello Stato nazionale:la formazione di gruppi spontanei di cittadini [...] che sorgono da ogni parte, come anticorpi in un organismo malato. E nessuno fiatò: in quella seduta strategica della NATO per il passaggio dallo Stato dei nativi al Super Stato sovranazionale non si levò una minima voce dissenziente su ciò che Peccei aveva proposto.

Tra gli ideatori di questa “NATO verde” spiccava la figura di Henry Kissinger, e nel 1969, quando Kissinger fece proporre da Nixon ai riluttanti alleati la creazione della “NATO verde”, non esisteva ancora alcun movimento ecologista.

Caduto il muro di Berlino, si tenne a Londra, tra il 5 e il 6 luglio 1990, il vertice dei capi di Stato della NATO; un incontro che al pubblico fu presentato come “la fine della guerra fredda”. Dietro parole d’ordine, quali ristrutturazione della NATO”, “bisogno di cambiamenti fondamentali nel pensiero strategico e della potenziale disposizione delle forze”, si celò una realtà decisamente poco presentabile al pubblico: si sarebbe, infatti, discusso di usare la NATO come un gendarme extraterritoriale per intervenire in Africa, in Medio Oriente e in Asia, con spedizioni punitive che, nel gergo dell’Alleanza, si chiamano: Dispiegamenti fuori sede. Il comunicato finale del vertice di Londra fu evasivo, ma la natura delle discussioni trapelò, successivamente, da commenti: l’asse del conflitto globale si era spostato, da Est-Ovest, al Nord contro il Sud, dove l’esplosione demografica rappresentava la nuova minaccia e l’elemento destabilizzatore (“Nuova Solidarietà”, 28 luglio 1990, p. 10).

Il problema demografico varia da località a località- affermava un vecchio generale inglese - “Tutto il problema palestinese è un problema demografico che condurrà a nuovi conflitti [...]. In Africa c’è eccesso di popolazione. Si produce troppo poco cibo per una popolazione in costante aumento [...]. Etiopia, Congo, la Costa Occidentale dell’Africa [...] il problema è che non abbiamo meccanismi sufficienti per fare qualcosa. Dobbiamo allestire meccanismi per intervenire in situazioni ‘fuori sede’ (ibid.).

I nuovi conflitti saranno tra il Nord e il Sud a causa della dinamica demografica spiegava un esponente dell’Interaction Council, al ritorno da un suo viaggio in Africa (ibid.).

Il consulente italiano NATO Enrico Jacchia dichiarò che tale ristrutturazione era la maggiore preoccupazione dei pianificatori della NATO intenzionati a creare forze multinazionali mobili “rapidamente dispiegabili e flessibili”, capaci di dirigersi in ogni direzione (ibid.).

L’Italia, che dalla fine della seconda guerra mondiale è diventata una piattaforma per i piani strategici NATO fuori sede, e la cui sovranità è sparita nell’UE, la quale oggi, 12/09/2014, si unisce al gendarme extraterritoriale americano nel sanzionare la Russia per la questione ucraina, rischia di entrare, senza fiatare, nella terza guerra mondiale.

 

***

Affinché il partigianato della Liberazione, anziché restare mero materiale da museo, possa risorgere e continuare per rendere possibile la triarticolazione sociale antroposofica: 

Condividi post

Repost 0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: