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Dedico alcuni tratti dell’introduzione di un libro di Pepe Rodriguez intitolato “Verità e menzogne della Chiesa cattolica” (Editori Riuniti, Roma 1998) a coloro che pur nascendo cattolici in quanto battezzati e cresimati non diventano mai cristiani.

“La verità vi renderà liberi” (Gv 8, 32), la menzogna, credenti

«È probabile che il titolo di questo libro, “Verità e menzogne della Chiesa cattolica”, a più di un lettore sembri inadeguato o esagerato. Se ci rifacciamo però alla definizione della stessa Chiesa cattolica quando dichiara che “La menzogna è l’offesa più diretta alla verità. Mentire è parlare o agire contro la verità per indurre in errore chi ha il diritto di conoscerla. Ferendo il rapporto dell’uomo con la verità e con il prossimo, la menzogna offende la relazione fondamentale dell’uomo e della sua parola con il Signore.” (Art. 2483 del catechismo cattolico) si vedrà quanto appropriato sia questo titolo alla luce dei dati sorprendenti che man mano si delineeranno nel corso di questo lavoro.

La Chiesa cattolica è un’istituzione che conserva una notevole influenza sulla nostra società - anche se la maggior parte dei suoi templi di solito rimangono piuttosto vuoti e quasi nessuno, nemmeno i fedeli, segue le direttive ufficiali in materia morale - e la sua azione si ripercuote sia sui credenti cattolici, o di qualunque altra religione, sia sui cittadini dichiaratamente atei. Per tale ragione, non solo è lecito riflettere su tutto ciò che riguarda la Chiesa cattolica ma, anzi, diventa un dovere farlo. Un concetto espresso anche dal grande teologo cattolico Schillebeeckx: “Si deve avere il coraggio di criticare perché la Chiesa ha un continuo bisogno di purificazione e riforma”.

Dopo quasi due millenni di predominio assoluto del suo spirito e dei suoi dogmi sul processo di conformazione di intelletti, costumi, valori morali e perfino legislazioni, risulta impossibile sottrarsi alla sua influenza culturale. Perciò, quel che è, dice o fa la Chiesa cattolica, in qualche misura riguarda tutti.

Se ci fermiamo a riflettere, ci renderemo conto di avere non solo una struttura mentale cattolica per credere, ma d’averla pure per essere atei. Possiamo negare Dio e la religione solo da quella piattaforma che ce lo ha fatto conoscere; perciò un ateo nel nostro contesto culturale è, basilarmente, un ateo cattolico. Il nostro lessico quotidiano, cosi come i nostri proverbi, trasudano cattolicesimo da ogni parte. La maniera di giudicare ciò che è corretto o scorretto parte inevitabilmente da postulati cattolici. I meccanismi di base del nostro senso di colpa esistenziale sono un drammatico frutto della formazione cattolica […].

Le nostre vite, sia per il più pio dei cittadini come per l’ateo più convinto, sono dominate dal cattolicesimo: il nostro nome è, in prevalenza, quello di un santo cattolico, di un’invocazione alla Madonna o allo stesso Gesù; la nostra vita è pervasa d’avvenimenti sociali che non sono altro che forme sacre cattoliche - battesimo, prima comunione, nozze, funerali, ecc. - alle quali partecipiamo con naturalezza anche se non siamo credenti. Le feste patronali dei nostri paesi si celebrano in onore di un santo cattolico o della Madonna; i nostri ponti festivi o vacanze preferite - il Natale, l’Epifania, la Pasqua, san Giuseppe, san Giovanni, l’Assunzione, l’Immacolata... - sono commemorazioni cattoliche; decine di ospedali, istituzioni o vie portano nomi cattolici; gran parte del nostro patrimonio culturale (opere di architettura, pittura o scultura) è cattolico; un’elevata percentuale di centri educativi, scolastici e assistenziali - nonché coloro che vi lavorano - sono cattolici; il peso cattolico nei media è sempre più rilevante (e celato); una parte delle nostre tasse servono a finanziare la Chiesa cattolica...» (Rodriguez, op. cit.).

Quest’ultima affermazione di Pepe Rodriguez fatta nel 1999 trova conferma documentata in due recenti libri di Gianluigi Nuzzi nei quali si afferma che la chiesa costa allo Stato “nove miliardi di euro ogni anno” (G. Nuzzi, “Vaticano S.p.A.”, Ed. Chiarelettere, Milano 2009) e che lo IOR (banca vaticana) poté riciclare, con circa 8,3 miliardi di dollari, in assets, 280 milioni di dollari per conto della mafia (G. Nuzzi “Le carte segrete di Benedetto XVI”, Ed. Chiarelettere, Milano 2013).

«Piaccia o no, siamo obbligati a vivere dentro il cattolicesimo, e questo non è né un bene né un male, semplicemente è. Impegnarsi a riflettere su qualcosa di così rilevante nelle nostre vite è, perciò, giustificato. Ma che cosa sappiamo in realtà della Chiesa cattolica e dei suoi dogmi religiosi? Sembrerebbe molto o tutto, visto che abbiamo la sensazione di avere una grande familiarità con il cattolicesimo. Tanto è cosi, che sappiamo alla perfezione, lo si creda o meno, che Maria è stata da sempre considerata Vergine, che Gesù è stato il suo unico figlio e che egli mori e resuscitò dopo il terzo giorno; che fin dalla nascita è stato riconosciuto come consustanziale con Dio; che ha fondato il cristianesimo e la Chiesa cattolica e ha istituito il sacerdozio, la messa e l’eucarestia; che ha stabilito che il papa fosse il successore diretto di Pietro... siamo sicuri che tutto è cosi perché sempre ci è stato raccontato in questo modo, ma, quando leggiamo personalmente e criticamente il Nuovo Testamento ci rendiamo conto, senza ombra di dubbio, che nessuna di queste affermazioni è certa» (ibid.).

È davvero «patetica la tremenda manipolazione delle Sacre Scritture e del messaggio di Gesù, portata avanti per secoli, con la più assoluta impunità, dalla Chiesa cattolica» (ibid.).

Dalla fine del secolo XVIII a oggi, decine di ricercatori hanno pubblicato lavori scientifici che hanno demolito i documenti fondamentali del cattolicesimo. Gli storici hanno evidenziato come una buona parte della storiografia cattolica è, semplicemente, falsa.

«Ad ogni buon conto, la fonte principale su cui mi sono basato per argomentare le mie affermazioni è la Bibbia. Per evitare le accuse di basarmi su versetti aggiustati, ho usato una Bibbia cattolica, e in modo specifico [“La Sacra Bibbia”, della Cei] […]. Consiglio sinceramente ogni lettore di quest’opera, sia cattolico o no, di avere una Bibbia a portata di mano per consultarla, sempre che lo ritenga necessario.

È sorprendente constatare come i cattolici, e gran parte dei loro sacerdoti, non conoscano la Bibbia. Diversamente dal resto delle religioni cristiane, la Chiesa cattolica non solo non incoraggia la lettura diretta delle Sacre Scritture, ma la rende più difficoltosa. Se guardiamo indietro nella storia, vedremo che sono passati solo due secoli da quando la Chiesa abolì la norma che ne impediva, pena l’ergastolo, la traduzione in qualsiasi lingua volgare. Fino al XVI secolo, quando, sfidando la Chiesa, Lutero pubblicò la sua traduzione in tedesco, erano in pochi coloro che conoscevano il greco e il latino per accedere direttamente ai testi biblici. La Chiesa cattolica spagnola non ha ordinato la traduzione castigliana della Bibbia fino all’ultimo decennio del XVIII secolo. Oggi, però, cosi come negli ultimi duemila anni, la quasi totalità della massa dei credenti cattolici non ha ancora letto direttamente le Sacre Scritture.

Al giorno d’oggi, benché la Bibbia sia a portata di tutti, la Chiesa cattolica continua a formare il suo gregge con il Catechismo e con la Storia Sacra, testi talmente truccati che hanno poco a che fare con la realtà che pretendono riassumere. Si cerca di evitare la lettura diretta della Bibbia - nel migliore dei casi i testi vengono manipolati con l’aggiunta di decine di annotazioni peculiari come nell’edizione Nacar-Colunga - e la ragione è molto semplice: ciò che sostiene la Chiesa cattolica non ha grande attinenza con ciò che è scritto nella Bibbia!

Il nemico principale dei dogmi cattolici risiede nelle Sacre Scritture stesse, poiché queste li rifiutano a prima vista. È per tale motivo che la Chiesa cattolica ha imposto, da tempi lontani, che la Tradizione - questo hanno sempre creduto coloro che dirigevano l’istituzione - abbia un valore uguale (che in pratica è superiore) a quello delle Sacre Scritture, che si suppone siano la parola di Dio. Con questa arguzia, la Chiesa cattolica nega tutto ciò che nelle Sacre Scritture la contraddice sostenendo che “non è conforme alla Tradizione”» (ibid.).

Così per esempio in base alla tradizione, il catechismo cattolico attualmente vigente non esclude il ricorso alla pena di morte. E pochissimi sono i cattolici che conoscono ciò (vedi la seguente mia lettera aperta a Bergoglio: http://digilander.libero.it/VNereo/Lettera-aperta-a-Bergoglio-Jorge-Mario.pdf).

«Cosi, per esempio, i Vangeli documentano chiaramente l’esistenza di fratelli carnali di Gesù, anch’essi figli di Maria, ma poiché il credere in essi non forma parte della tradizione della Chiesa, ha trasformato il senso dei testi neotestamentari dove comparivano e seguita a proclamare la verginità perpetua della madre e l’unicità del figlio.

Per fare un altro esempio, la Chiesa cattolica sostiene insistentemente il significato erroneo, e a volte lesivo per i diritti del clero e/o dei fedeli, di versetti mal tradotti - sbagliati già dai tempi della Vulgata di san Girolamo (IV secolo d.C.) -, adducendo che la Tradizione li aveva sempre interpretati in un ugual modo (errato, ovviamente, anche se di grande utilità per gli interessi della Chiesa)» (ibid.).

«[…] Se la Bibbia è la parola divina, come viene affermato dai credenti, risulta ovvio che la Chiesa cattolica, nel forzarla e contraddirla, tradisce in modo diretto sia la volontà dì Dio padre, sia quella di Dio figlio, tenendo in piedi un inganno monumentale che distorce e contraddice la fede e le opere dei suoi fedeli» (ibid.).

«In quest’opera non si aspira ad altro che a riflettere criticamente su alcuni elementi fondamentali dell’istituzione sociale più influente della storia. Abbiamo, almeno, la stessa legittimità e lo stesso diritto di quello innalzato dalla Chiesa cattolica quando s’intromette in ambiti personali e sociali che non sono di sua pertinenza e che superano di molto la funzione specifica di “pastori di anime”. Non è, perciò, un libro che pretende di attaccare la Chiesa cattolica o, più in generale la religione, anche se è inevitabile che da alcuni venga interpretato in questo modo.

Nessun libro può danneggiare una religione, anche se può succedere che le religioni danneggino certi autori di libri. Sono ben noti, in questo senso, i casi dì fanatica persecuzione religiosa ad autori come Salman Rushdie o Talisma Nasrin da parte degli integralisti islamici sciiti, anche se la Chiesa cattolica non resta certamente indietro nella persecuzione di scrittori che pubblicano ciò che non è di suo gradimento o mettono in piazza i suoi panni sporchi. Sono moltissimi i casi di scrittori contemporanei che hanno subito ritorsioni per aver polemizzato con la Chiesa. È forse sufficiente ricordare come papa Wojtyla abbia fatto tacere i teologi indisciplinati con l’imposizione del silenzio, l’espulsione dalle loro cattedre, l’enciclica Veritas splendor. Tra i casi più noti vale la pena ricordare quelli degli scrittori Roger Peyrefitte e Nikos Kazantzakis, perseguitati con ostinazione dal potente apparato vaticano per aver messo in evidenza l’ipocrisia della Chiesa cattolica» (ibid.).

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