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Parlare bene e razzolare male ha radici profonde così come è profondo il Logos e l’anti-Logos, la logica e l’antilogica, l’essere dalla parte di Cristo e l’avere quella parte come istituzione del Cristo, istituzione forzosa perché il Cristo è crisalide dell’io, involucro protettivo dell’individualità, che non provenendo da carne e sangue (Matteo 16,17) non può essere riconosciuto né istituito da dinamiche esterne all’io.

Così come la chiesa cattolica dice tutto ed il contrario di tutto, dato che da un lato predica la vita e la pace e dall’altro professa di non escludere il ricorso alla pena di morte ed alla guerra (art. 2266 e 2267 del catechismo), allo stesso modo la logica di Paolo di Tarso (detto san Paolo) è cristiana ma anche anticristiana, precisamente là, dove parla di autorità.

Non a caso il Cristo prende a simbolo la lingua biforcuta dei rettili, chiamando questa genia di persone “razza di vipere”, dato che con tale biforcazione dialettica si può dire impunemente che il bianco è nero!

Certamente il lato femminile e quello maschile dell’umanità sono due generi essenzialmente diversi. Ciò però non significa che il genere maschile dell’umano sia migliore di quello femminile o viceversa. Entrambi esprimono l’umano.

L’umano però può andare in confusione se non riesce a svincolarsi da pedagogie autoritarie o autoritative che non hanno autorevolezza.

L’autorevolezza proviene dall’autore.

Se l’autore combina solo guai legislativi come quelli degli antichi scribi che facevano portare pesi alla popolazione guardandosi bene dal portare anche uno solo di quei fardelli da loro decretati, significa che egli non ha autorevolezza e NON va ascoltato.   

Paolo, da una parte dice che il peccato proviene dalla legge, e non la legge dal peccato: “per mezzo della legge si ha solo la conoscenza del peccato” (Romani 3,20), e ciò è esatto, anche se è divenuta opinione comune il suo contrario, dato che in genere si crede che la legge provenga dal “peccato originale” connaturato all’essere umano.

Basta riflettere un po’ per accorgersi che credere il contrario della verità proviene dalla confusione di chi insegna tutto e il contrario di tutto. Infatti se da un lato si insegna che la legge genera il peccato (Romani 3,20) o l’ira (Romani 4,15) e, dall’altro, che ogni autorità proviene da Dio (Romani 13,1) ci si dimentica di ragionare secondo logica di realtà. Secondo la logica di realtà è giusto - in quanto è concreto - affermare che il peccato proviene dalla legge e non viceversa. Invece solo secondo il logismo dell’astratto che domina il concreto si può affermare il contrario di questa affermazione, dato che spesso nel mondo concreto l’autorità dei dottori della legge non viene da Dio, cioè dalla logica del Logos, ma da antilogica (Luca 11,46).

Insomma, la legge, e la trasgressione implicitamente provocata dalla legge, ci mostrano un limite, la cui consapevolezza dovrebbe muovere il giudice e il giudicato verso un’equità superiore che è l’unico correttivo al male comune: l’epicheia.

Senza epicheia, tutte le Bibbie del mondo e tutte le leggi costituzionali del mondo sono schiavitù.

Pertanto anticristiana è la via della legalità, cioè la via delle regole o delle dottrine o delle leggi, mentre è cristiana solo la via della legittimità. La differenza fra legalità e legittimità riguarda due tipi di diritto: quello emanato da un dato ordinamento giuridico e che è detto “diritto positivo”, per esempio dalla chiesa cattolica o da uno Stato, e quello detto “diritto naturale”, che è antecedente la nascita stessa della chiesa romana o dello Stato perché poggiante su principi e valori universali antecedenti tale ordinamento. Quando questi principi di legittimità coincidono col principio di legalità, così che le leggi ubbidiscano a principi e a valori universali di rispetto dei diritti e della dignità dell’uomo, propri del diritto naturale, abbiamo le democrazie liberali. Invece nei regimi totalitari conta solo il principio di legalità, che prevale - ecco l’arroganza (implicita e/o esplicita dell’istituzione forzosa sopra accennata) - su quello di legittimità.

Cristiana è dunque solo l’epicheia che disobbedisce alle leggi ritenute ingiuste. Sostanzialmente il messaggio cristiano è: esistono le leggi ed esiste ciò che è giusto, io eseguo ciò che è giusto… Questa dovrebbe essere la fedeltà alla più intima essenza umana, che non appartiene al mondo, ma al ben più vasto dominio che consente all’uomo di pensare, sentire e di agire oltre la natura stessa.

Tradendo questa fedeltà in nome della Tradizione si diventa traditori. Allora si può solo comprare ed essere comprati e tutto è mosso dal soldo del mondo dove la regola della quantità ha buon gioco sulla incommensurabile qualità.

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