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LA FESTA DELLA BESTIA

E DEGLI ZELOTI CLERICALI DEL TERZO MILLENNIO

Un grazie a Marco Bracci che mi ha ricordato articoli contraddittori del catechismo

 

Gli zeloti senza fallo non sono persone senza errore, ma persone senza fallo nel senso dell’intermediario fra i testicoli!

Costoro imperversano più che mai, soprattutto in piazza S. Pietro! Il loro è un mondo malato, e la loro malattia è l’ornitopenia, che significa mancanza di nerbo e di cui spiegherò il senso! Mi si perdoni il tono ironico…

C’è una racconto su Shiva che molti anni fa pubblicai auspicando il superamento della paura dei puritani, cioè dei nuovi zeloti del “politicamente corretto”, che rapportandosi al mondo in modo meramente astratto e formale, minacciavano e ancora arrivano a minacciare la libertà di pensiero. L’avevo preso dal Shiva Purana ed è stato poi copiato da vari siti internet. In questa storia si racconta di come certi moralisti condannano un uomo libero: “Hai agito con perversità” - gli dicono, maledicendolo - “Che il tuo fallo si stacchi e ti cada per terra”. E così avvenne. Quell’uomo, però, era Dio, era Shiva, ed il suo fallo caduto cominciò ad bruciare tutto dinanzi a sé e a consumare ogni cosa: “si spostava negli inferni, nel cielo, sulla terra. Non stava mai fermo. I mondi e i loro abitanti vivevano nell’angoscia. Gli dei e i saggi vivevano nell’angoscia...”.

Dunque la “pruderie” del disprezzo del fallo trasforma gli umani in destabilizzatori del mondo e naturalmente ciò produce angoscia in tutti.

I saggi si recarono allora dal Creatore (Brahma nei Shiva Purana), che li insultò: “SIETE DEI CRETINI, DEI VERI CRETINI; l’uomo dal sesso eretto, o razza di impotenti, era Dio in persona”. E proseguì: “Fino a quando quel fallo non si stabilizza, nulla di buono può accadere”. Dopo di che, impartì loro le istruzioni per onorare il fallo, calmare Shiva, e riportare la pace nel mondo.

L’angoscia, fin dai miti dell’origine del mondo è infatti vista come il risultato di un destabilizzarsi della forza fallica, non adeguatamente riconosciuta e onorata.

Ecco dunque perché il disprezzo, fatto dal moderno uomo-senza-meraviglia che sottovaluta il proprio simile, è il disprezzo che il cretino porta in sé per tutti, e per tutto ciò che non coincide con la propria setta ideologica, partito, fazione, crocchio, confessione religiosa, ecc., e serve per promuovere se stesso da “cretino semplice” a “cretino cattivo”. Questo è in fondo il passaggio di grado del cretino.

Si tratta di una malattia occidentale generata da tale destabilizzazione, che potrebbe chiamarsi oggi ORNITOPENIA, che significa alla lettera “carenza di uccello”. Non è uno scherzo. Il fallo, come Shiva, è essenzialmente dono, piacere del dono, godimento profondo nel dare se stessi, fino all’estasi. Dal punto di vista psicologico, infatti, il nucleo centrale del dono è costituito da un’azione, un dare, che va dal soggetto verso l’esterno, non per “dover essere” (di kantiana memoria), ma per libertà donativa.

Quando l’azione dei “malati ornitopenici” impedisce tale libertà del dare, l’ORNITOPENIA, rompendo a più riprese le scatole degenera in ORCHICLASTIA (che letteralmente si traduce con “rottura di testicoli”), tipica degli impotenti nel pensare, ovvero degli antilogici.

A costoro, bisognerebbe dire: non disperarti, vedrai che prima o poi, anche tu, mediante l’uso del tuo abituale onanismo mentale che attribuisci ad altri, convertirai la direzione del moto del tuo pensare... e diventerai sempre più spassoso, fino alla meritata felicità del dono gratuito.

Di fatto l’antilogico non ha bisogno di rispondersi sul perché della vita. Se no che imbecille sarebbe? Ciò però non toglie che sia un essere molto pericoloso.

Il tragico dell’antilogica è che il suo portatore, quando si rivolge ad un non imbecille, non può saperlo. Non sapendolo non può capirlo, convinto com’è di parlare con un suo pari, ed anzi, a volte cerca di correggerlo, dandogli consigli che crede sani! Viceversa, quando il sano vuole dire all’imbecille che il suo ragionamento è sintomo di malattia, non può. E sa che questa è un’operazione impossibile. Quindi in verità, siamo vittime dell’imbecillità, e la persona non imbecille è in realtà destinata a soccombere sempre più nella misura in cui, comprendendo l’imbecille, è poi costretta ad accettarlo, democraticamente e pacatamente.

E intanto le varie TV trasmettono palle di sinistra e palle di destra, mentre i risparmi di tutti sono praticamente in rosso, dimezzati, o massimamente diminuiti, esattamente come il loro fallo.

Questi cretini senza fallo e senza testicoli imperversano più che mai! Il loro è un mondo malato, e la loro malattia è, appunto, la fede nelle istituzioni, la fede nel cattolicesimo, nei testi sacri, nel papa, la fede nella dottrina della chiesa, ecc.

In questo spassoso contesto, la festa delle bestie o di S. Francesco diventa la festa del clero.

Oggi il presidente del consiglio Matteo Renzi si reca dal papa per parlare dal pulpito clericale allo stesso modo dei parlatori che parlano in astratto e “politicamente corretto” dicendo: amore, amore, amore, ad libitum…

Sembra che nessuno si renda conto che, per esempio, il catechismo cattolico fu redatto da antilogici! Così avviene poi che la Stampa, la TV e la Radio diventino impunemente l’amplificazione di tale antilogica?

Si prenda l’Art. 2416 del catechismo cattolico: “Gli animali sono creature di Dio. Egli li circonda della sua provvida cura. Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria. Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro. Ci si ricorderà con quale delicatezza i santi, come san Francesco d’Assisi o san Filippo Neri, trattassero gli animali”.

Fin qui, tutto sembra normale.

Si leggano ora gli articoli successivi, che dicono: poiché gli animali sono buoni, mangiamoli, facciamoci delle pellicce, e usiamoli per divertirci e per fare esperimenti.

È indubbio che le corride, le colombe di Orvieto, il Palio di Siena, la caccia, e milioni di altre ricreazioni ed esperimenti prendano da qui la loro legittimazione grazie alla Tradizione.

Dov’è la logica? Dov’è il Logos dell’Art. 2416 del catechismo cattolico, dato che è qui è usato da preambolo di rito che prelude all’ipocrisia che segue?

Ed ecco l’articolo che segue:

Art. 2417 del catechismo cattolico: “Dio ha consegnato gli animali a colui che egli ha creato a sua immagine. È dunque legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o per confezionare indumenti. Possono essere addomesticati, perché aiutino l’uomo nei suoi lavori e anche a ricrearsi negli svaghi e contribuiscono a curare o salvare vite umane. Le sperimentazioni mediche e scientifiche sugli animali sono pratiche moralmente accettabili, se rimangono entro limiti ragionevoli”.

Possibile che nessuno si renda conto che qui l’ipocrisia è spinta all’ennesima potenza? Nell’articolo successivo idem, dato che il precedente 2417 autorizza, per non dire impone, l’utilizzo utilitaristico e ludico degli animali:

Art. 2418 del catechismo cattolico: “È contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita È pure indegno dell’uomo spendere per gli animali somme che andrebbero destinate, prioritariamente, a sollevare la miseria degli uomini. Si possono amare gli animali; ma non si devono far oggetto di quell’affetto che è dovuto soltanto alle persone”.

O ornitopenici ed orchiclastici festaioli zeloti, vedete o non vedete che già in questi tre articoli c’è il bianco e c’è il nero, tutto e il contrario di tutto?

Riuscite o non riuscite a cogliere la medesima antilogica negli articoli 2263, 2264, 2265, e soprattutto  nei successivi 2266 e 2267 nei quali non si esclude la morale pedagogica della pena di morte e della guerra giusta, in nome della Tradizione e della pace? (1)

Come riuscite, se ci riuscite, a giustificare che nella dottrina cattolica domini l’antilogica e quindi un Logos antitetico a se stesso? Chi è più bestia, l’animale, o il clero che ne parla in tali termini antilogici?

(1) http://digilander.libero.it/VNereo/Lettera-aperta-a-Bergoglio-Jorge-Mario.pdf

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