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Ho trovato questi miei appunti del 1966 scritti a mano e intercalati da miei fumetti che presto inserirò (a quel tempo amavo leggere sia Topolino che i testi di Platone, e solo nel 1970, grazie a Rudolf Steiner, cominciai a interessarmi ai vangeli, alla Bibbia, e ad altri documenti religiosi). Nei seguenti appunti è comunque realmente verificabile quanto dichiarato da Steiner (lo dico con parole mie: se per effetto di un evento qualunque andassero perduti tutti i documenti religiosi, l’uomo, purché conservasse le sue attuali facoltà, potrebbe ugualmente comprendere i misteri dell’esistenza. Costruire esclusivamente in base alle fonti di conoscenza date da tali facoltà indipendenti da ogni documento è possibile. Dopo avere così indagato i misteri divino-spirituali del mondo, indipendentemente da qualsiasi documento, allora potrà accostarsi ai documenti religiosi; e solo allora questi si potranno riconoscere in tutto il loro valore; cfr. R. Steiner, “La dottrina  del Logos”).

Guardo la luce e il buio,

il caldo (estivo) e il freddo (invernale),

il piccolo (seme) e il grande (albero),

e vedo che tutte le cose che hanno il loro contrario nascono dal loro contrario.

Qualcosa di grande si genera da quel piccolo che era, e se si genera qualcosa di piccolo, questo si genera piccolo da grande che era.

Allo stesso modo il debole si genera dal forte, il male dal bene, il giusto dall’ingiusto, ecc.

Tutti gli esseri sono generati dai loro contrari.

Fra ogni coppia di contrari vi è un procedimento di transizione per cui da un essere si passa nell’altro e dal secondo nuovamente nel primo.

Per esempio: tra grande e piccolo o viceversa vi è sempre di mezzo il decrescere o il crescere.

Decomporsi e comporsi, raffreddarsi e riscaldarsi, e ogni altro mutamento di questo tipo, anche tenendo conto delle dovute eccezioni, tutti si sviluppano vicendevolmente l’uno dall’altro.

Ho dunque la certezza che, come al dormire si pone accanto come contrario l’essere sveglio, così al morire si pone accanto come contrario l’essere vivi.

Dunque, come è vero che questi due stati (l’essere vivi e l’essere morti) sono fra loro contrari, così è vero che pure questi si generano l’uno dall’altro.

Così come si può essere certi che al dormire si contrappone l’essere svegli e che il primo è generato dal secondo e viceversa - chiamandosi questi due processi generativi l’uno l’addormentarsi e l’altro lo svegliarsi - allo stesso modo, anche riguardo alla vita ed alla morte così contrapposti - si può essere certi che da ciò che è vivo si genera ciò che è morto e che da ciò che è morto si genera ciò che è vivo.

E poiché di questi due processi uno è indubbio - dato che il morire è certo - bisogna ammettere che l’altro processo generativo, cioè quello contrario al morire, è il rivivere.

Bisogna ammetterlo se non si vuole sostenere che la natura in quel processo è zoppa, cioè non conforme alla logica di realtà che esprime.

Se si guarda ad una simile ipotesi di non conformità alla logica, ci si rafforza ancora di più nella certezza che i vivi si sono generati dai morti, non altrimenti che i morti dai vivi, e che quindi le attività interiori (anime) dei morti devono necessariamente permanere in qualche luogo, dal quale poi ritornare, rigenerandosi: infatti fra il chiaro e lo scuro, il vegliare e il dormire, il parlare e il tacere, ecc., vi è certamente corrispondenza; se fra il generarsi delle cose non vi fosse corrispondenza come in un moto perpetuo e circolare, e se il processo generativo si svolgesse invece solo da una cosa al suo opposto (come in una linea retta incapace di curvarsi all’indietro verso il punto iniziale e di compiere così il suo ciclo), ogni cosa si troverebbe nelle medesime condizioni, cioè cesserebbe di generarsi; infatti se per esempio ci fosse da un lato l’addormentarsi ma non gli corrispondesse poi, dall’altro, lo svegliarsi che si genera dal dormire, tutti gli esseri si troverebbero nella medesima condizione di dormire; d’altronde, se tutti gli esseri si plasmassero senza più disintegrarsi, ben presto tutto sarebbe ammassato insieme come in un enorme nucleo; infatti se tutte le cose che partecipano alla vita fossero, sì, in processo di morte ma, dopo morte, restassero tutte in tale forma senza riprendere il loro corso verso la vita si renderebbe necessario per forza di cose che niente più alla fine potrebbe esserci, dato che tutto sarebbe morto.

Dunque se si ammette che i vivi si generino NON dai morti ma da altri esseri, e che questi poi muoiano, non si può immaginare quale mezzo possa esserci affinché tutto non cada assorbito e consumato nella morte.

Pertanto, è logica di realtà:

- il rivivere;

- che i vivi si generano dai morti;

- che le anime (attività interiori) non cessano di esistere;

- e, ovviamente, che il destino migliore spetta a quelle buone, ed il peggiore alle non buone.

 

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