Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

Grasselli [monsignor Emilio Teodoro Grasselli, segretario particolare dell’ex arcivescovo di Buenos Aires, cfr. L’isola del silenzio 03 Il Cristo sei tu - ndr] nacque il 25 maggio 1931 a Pujato, un paesino della provincia di Santa Fe talmente sperduto che aveva una chiesa ma non il parroco. Le donne di Pujato, come la madre, Ida Taccari, dovevano accontentarsi dei sermoni sporadici del missionario italiano Enrique Contradí, che girava per i villaggi in cerca di anime da salvare.

All’età di undici anni Emilio, all’uscita dalla scuola, si lasciò tentare dal pallone con cui Contradí attraeva la torma di bambini. Dopo che i piccoli ebbero sudato abbastanza correndo dietro al pallone nel cortile della chiesa, Contradí glielo tolse e li invitò a sedersi all’ombra. “Non avevo mai visto un prete”, rievoca Grasselli sessant’anni più tardi, con il ricordo ancora intatto di quel momento (Emilio Teodoro Grasselli, intervista per questo libro, a Buenos Aires, 2 agosto 2002).

Nel rievocarlo imita l’accento italiano e i gesti con cui il missionario lo sedusse: “Vado nelle carceri ed entro nelle celle dove sono rinchiusi i prigionieri che uccisero con un coltello. Dico loro che se si pentono e confessano, Dio è pronto a perdonarli”. Raccontò anche le visite negli ospedali, dove si faceva condurre dagli infermieri dai pazienti in condizioni disperate. Una volta solo con loro, li esortava a sistemare i conti con l’aldilà. “Ho aperto le porte del cielo a tanta gente che si è salvata all’ultimo istante”, diceva. Ai bambini sembrò sincero e commovente.

“Chi desidera essere come me?”, domandò Contradí.

“Io”, rispose Grasselli senza esitazione.

Qualche tempo dopo andò a Rosario ed entrò in seminario. “Passai tredici anni rinchiuso lì dentro. Ti formano a poco a poco, a piccoli tocchi”, racconta. Non si pentì mai di quella decisione. “Se avessi di nuovo undici anni lo rifarei. Mi ha cambiato la vita”. Le sue motivazioni non sono molto religiose. “Quando torno al mio paese e rivedo i miei compagni di scuola delle elementari, provo pena per loro e penso che sarei diventato come quello che adesso guida un camion o bada alle mucche o da’ da mangiare ai maiali, insomma che sarei uno di loro”. Uno di quelli che gestiscono una rivendita di pneumatici, come suo fratello Oscar Domingo che non ha mai messo piede fuori da Pujato, o che si occupano delle faccende domestiche come la sorella Ofelia, che se ne andò a Rosario. A dieci giorni dalla conclusione del seminariato, nel 1955, il cardinal Caggiano designò Emilio come suo segretario particolare strappandolo per sempre a quel destino campagnolo che ancora oggi lo terrorizza. Come Contradí, avrebbe frequentato prigionieri e condannati a morte, offrendo ad alcuni la salvezzadell’anima, ad altri quella del corpo.

Quello fu l’anno dell’ascesa di Caggiano al vertice della Conferenza episcopale. Grasselli cominciò ad accompagnarlo ogni volta che il cardinale di Rosario doveva recarsi a Buenos Aires per le riunioni della Commissione episcopale. Nel 1959 il Vaticano nominò Caggiano arcivescovo di Buenos Aires, vescovo di rito orientale e vicario generale castrense.

“Vuoi seguirmi?”, domandò al suo protetto.

“Buenos Aires non la conosco, cosa ci vado a fare?”, sì fece pregare Grasselli.

Come vicario castrense, Caggiano aveva diritto a un assistente. A differenza del segretario particolare, questo collaboratore avrebbe avuto un posto nella struttura formale della Chiesa.

“Sarò costretto a presenziare a una cerimonia dopo l’altra. Avrò bisogno di te, e in tal modo quando verrò a mancare avrai le spalle coperte”, gli disse.

Caggiano occupava un piccolo appartamento al secondo piano del palazzo curiale, in calle Suipacha. Si alzava alle sei e celebrava la messa nella cappella dell’oratorio privato della Curia, assistito da Grasselli (“Bodas de oro del cura gaucho” [“Nozze d’oro del parroco gaucho”], “Así”, 20 settembre 1962). Quindi faceva colazione con un bicchiere di latte o un caffelatte. Si sistemava nel suo studio, dove dava una rapida occhiata ai giornali prima di dedicarsi alle attività quotidiane. Grasselli gli avvicinava il bollitore con il mate. Caggiano non ne prendeva mai più di tre prima di cominciare le udienze del giorno. Pranzava con Grasselli e altri due sacerdoti, dormiva un paio d’ore e tornava al suo ufficio, dove si tratteneva fino alle otto. A volte, di sera, prendeva altri tre mate. Dopo cena, guardava la televisione e leggeva. Alle undici Grasselli lo lasciava nella sua stanza. “Ho imparato tutto da lui. Andammo insieme a Roma tredici volte. Lo accompagnai al Concilio. Sono rimasto con lui ventiquattro anni, fino all’ultimo giorno”, racconta Grasselli.

Cap. 5

Condividi post

Repost 0