Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

Quelli che Grasselli visse accanto a Caggiano furono due decenni nei quali si preparò la tragedia che avrebbe lacerato la storia argentina. Il cardinale non vi recitò un ruolo secondario.

Nel 1958 sbarcò in Argentina il primo contingente della Cité Catholique, un virgulto dell’organizzazione monarchica cattolica Action Française creata da Charles Maurras. E con essa approdarono sulle sponde del Rio de la Plata la dottrina della guerra controrivoluzionaria e la tecnica della tortura, con il loro fondamento dogmatico tomista.

Creata dal segretario di Maurras, Jean Ousset, Cité Catholique si era sviluppata all’interno delle Forze Armate francesi. Nel suo libro “Il Marxismo-leninismo”, Ousset scrive che a quel nemico ci si può opporre con successo solo con “una fede profonda, un’obbedienza illimitata al Santo Padre, una conoscenza rifinita delle direttive della Chiesa”. Uno dei membri della Cité Catholique, il colonnello Charles Lacheroy, fu il primo a riflettere sulle cause ideologiche e tecniche della sconfitta dell’esercito coloniale francese in Indocina. Un altro membro dell’organizzazione, Roger Trinquier, teorizzò intorno alla tortura in varie opere fra cui la più celebre fu “La guerra moderna”. Una terza recluta di Ousset era il massimo esperto francese di Action psychologique, il colonnello Jean Gardes. Tutti costoro svilupparono un concetto innovativo, quello della “sovversione”, di un nemico proteiforme, fondamentale, non definito in base alle sue azioni e la cui finalità è sovvertire l’ordine cristiano, la legge naturale o il progetto del Creatore. Per questo, secondo Ousset “l’apparato rivoluzionario è ideologico prima che politico, e politico prima che militarre”, il che spiega l’ampia gamma di nemici che caddero sotto le sue attenzioni (Marie-Monique,Robin, “Escadrons de La mort, l’école française [Squadroni della morte, la scuola francese], Editions de la Découverte, Parigi, 2004).

Quando la tortura praticata dai paracadutisti francesi in Algeria suscitò reazioni e condanne, i cappellani militari recarono conforto alle anime turbate degli ufficiali. Uno di loro, il sacerdote Louis Delarue, scrisse un documento che ebbe diffusione in tutti i reparti: “Se la legge, nell’interesse di tutti, consente di sopprimere un assassino, perché mai si dovrebbe qualificare come mostruoso il fatto di sottoporre un delinquente, riconosciuto come tale e pertanto passibile di morte, a un interrogatorio duro ma il cui unico fine è, grazie alle rivelazioni che farà sui suoi complici e sui suoi capi, proteggere degli innocenti? In circostanze eccezionali, rimedi eccezionali” (Jacques Massu, “La vraie bataille d’Alger” [La vera battaglia di Algeri]. Citato in Marie-Monique Robin, op. cit.).

Quando la guerra in Algeria cominciò a prendere una piega avversa ai crociati, Ousset decise di creare filiali dell’organizzazione in varie parti del mondo. La prima, a Buenos Aires, nel 1958 (Marie-Monique Robin, op. cit.). I membri di Cité Catholique fecero parte della OAS, la clandestina Organizzazione dell’esercito segreto che terrorizzò Parigi e tentò di assassinare il generale Charles De Gaulle, accusato di tradimento per il ritiro dall’Algeria. Ma De Gaulle riuscì a sgominarla e fece fucilare diversi ex compagni d’arme. Il cappellano della OAS, Georges Grasset, organizzò la fuga di numerosi membri dell’organizzazione seguendo un itinerario che includeva Parigi, Madrid e Buenos Aires, dove lui stesso giunse nel 1962 per assumere la guida della filiale argentina, incaricata di accogliere i fuggiaschi. Un altro fondatore della OAS descrive Grasset come un vero monaco soldato, anticomunista virulento, che si convertì nella guida spirituale della OAS. Grazie a lui e alla rete di Cité Catholique, della quale era uno dei pilastri, diversi capi della OAS poterono rifugiarsi all’estero, e in particolare in Argentina (Marie-Monique Robin, intervista con Pierre Sultana, op. cit.).

Gardes arrivò nel 1963. Quarant’anni più tardi, sua figlia Florence mostrò alla giornalista francese Marie-Monique Robin gli appunti del padre. In uno di questi il profugo condannato a morte Gardes annota che nel marzo del 1963 un capitano di corvetta, tale Roussillon, gli propose questo scambio: gli avrebbe assicurato la protezione del governo argentino per stabilirsi a Neuquén, dove mise su un laboratorio artigianale di paté di fegato, se avesse accettato di tenere una serie di conferenze presso la ESMA sulle tecniche antisovversive impiegate nelle guerre coloniali. Gardes non chiese alcun compenso né un posto fisso, ma solo di poter agire come consulente. I manoscritti di Gardes conservati dalla figlia coincidono con l’incartamento relativo all’ufficiale di marina Lucas Roussillon. Diplomatosi all’Accademia navale nei primi anni Cinquanta, Roussillon aveva il grado di tenente quando, nel 1955, partecipò all’insurrezione del nazionalista cattolico Eduardo Lonardi che rovesciò Perón. Nello Stato maggiore di Lonardi figurava il maggiore Juan Francisco Guevara, che propose la parola d’ordine adottata dai congiurati per riconoscersi tra loro: “Dio è giusto” (Ibid., p. 69). Nel 1962 Roussillon diventò capitano di corvetta, grado con il quale Gardes lo menziona quando si incontrarono, un anno più tardi. Secondo il suo incartamento, Roussillon nel 1963 prestava servizio nell’Intelligence della Marina. Andò in pensione col grado di capitano di vascello nel 1979, l’anno dell’agonia di Caggiano (1° Reparto della Marina (Personale). Fascicolo di Federico Lucas Roussillon).

Poco dopo l’incontro tra Gardes e Roussillon, anche i cadetti dell’Accademia navale furono introdotti nel microcosmo della guerra controrivoluzionaria. In uno dei corsi assistettero alla proiezione del film “La battaglia di Algeri”, una coproduzione italo-algerina nella quale il cineasta comunista Gillo Pontecorvo denunciò i metodi utilizzati dall’esercito coloniale francese. Lì e nelle scuole militari statunitensi ci si serviva di quel film per l’addestramento nelle tecniche antisovversive. La proiezione fu preceduta da una presentazione in chiave religiosa ad opera del cappellano della Marina. Trentacinque anni più tardi due cadetti raccontarono quella esperienza a Marie-Monique Robin:

“Il cappellano giustificava i metodi della Battaglia di Algeri?”.

Anibal Acosta: “Interamente”.

“Inclusa la tortura?”

Julio César Urien: “Sì. La tortura non era considerata un problema etico, bensì un’arma”.

Anibal Acosta: “Un settore della gerarchia cattolica difese quella pratica. Ci fecero vedere quel film per prepararci a un tipo di guerra che non era affatto quella che ci aveva convinti a entrare in Accademia, la guerra tradizionale. Ci addestravano a missioni di polizia contro la popolazione civile, che diventò il nuovo nemico” (Marie-Monique Robin, op. cit.).

La prima edizione straniera de “Il Marxismo-leninismo” vide la luce a Buenos Aires, poco dopo l’uscita dell’originale in Francia, tradotta e curata dall’ormai ex colonnello Juan Francisco Guevara (Jean Ousset, “El Marxismo-Leninismo”, Iction, Buenos Aires, Ciudad Católica, 1961. [Ousset J., “Le marxisme-léninisme”, Parigi; Cité Catholique, 1960]). La prefazione, datata 6 febbraio 1961, è firmata dal cardinal Caggiano, che si congratula con “gli uomini della Cité Catholique argentina” per la pubblicazione dell’opera di Ousset. Il marxismo, scrive Caggiano, nasce dalla negazione di Cristo e della sua Chiesa “messa in pratica dalla Rivoluzione”. L’opera di Ousset, afferma il cardinale, è uno strumento di formazione nello “scontro mortale” che vede “tutti i popoli dell’Occidente, dell’America e quelli che ancora resistono in Asia in serissimo e imminente pericolo di soccombere” (Ibid., prefazione del Cardinal Caggiano). Secondo Caggiano, in questo confronto ideologico è necessario “prepararsi allo scontro decisivo”, nonostante i nemici “non abbiano ancora messo mano alle armi”. Come è consuetudine in un continente avvezzo a importare, la dottrina dell’annientamento precedette la sollevazione rivoluzionaria. Per rafforzare l’idea della guerra santa, Caggiano paragona quella vigilia armata a quella che precedette la battaglia di Lepanto nel sedicesimo secolo “per salvare l’Europa dalla dominazione dei Turchi” (Ibid.). L’opera include una raccolta delle encicliche papali che condannano il comunismo: erano la croce che avrebbe fermato Satana.

Grasset si mosse sempre in modo riservato, abitudine che conserva ancor oggi allorché, superati gli ottantacinque anni, continua a muoversi come un’ombra tra Argentina, Paraguay e Cile (Marie-Monique Robin, op. cit.). Non esistono prove scritte di una sua relazione personale con Caggiano. Secondo Grasselli si saranno visti tutt’al più una volta, poiché “Grasset era un uomo che lavorava da solo, in accordo col detto: il Vescovo da lontano riscalda, ma da vicino brucia” (Intervista dell’autore con Grasselli, 9 agosto 2004).

Nell’ottobre di quello stesso anno, il 1961, Caggiano inaugurò insieme al presidente Arturo Frondizi il “Primo corso interamericano di guerra controrivoluzionaria”, organizzato presso la Scuola Superiore di Guerra. Uno degli obiettivi del corso consisteva nello spiegare la frase pronunciata nel 1411 dal vescovo di Verden, Dietrick von Nielcin, secondo il quale:

 

“Quando la Chiesa si vede minacciata nella sua stessa esistenza, cessa di essere soggetta ai principi morali. Quando il fine è l’unità, tutti i mezzi sono benedetti: inganno, tradimento, violenza, simonia, prigione e morte. Giacché l’ordine è necessario per il bene della comunità e l’individuo va sacrificato al bene comune” (Prudencio García, “El drama de la autonomía militar [Il dramma dell’autono­mia militare], Alianza, Madrid, 1995, p. 102).

 

Il corso contava sulla consulenza dei colonnelli francesi Robert Bentresque e Jean Nougués, e tra i docenti figuravano intellettuali come Mariano Grondona e sacerdoti come Victorio Bonamin, che Caggiano scelse come suo vice al Vicariato generale castrense. All’inaugurazione, il direttore della Scuola Superiore di Guerra disse che il corso avrebbe trattato di un nuovo tipo di guerra “che potremmo classificare come guerra interna”, che si combatte “senza mezzi termini, né scrupoli o principi etici”. Una guerra che non ha limiti geografici e tra i cui nemici figurano la demagogia, l’immoralità, i vizi, le basse passioni, utilizzati “dalla dialettica d’azione comunista” che fomenta “opposizioni e contraddizioni”. Il “mondo libero deve capire che la guerra è già iniziata”. Caggiano, che presenziò alla cerimonia alla destra di Frondizi, impartì la benedizione e invocò l’aiuto di Dio sui militari affinché trovassero “il giusto sentiero per difendere la pace dei nostri popoli” (“Il Generale Túrolo: Legislar contra el comunismo”, “Clarín”, 3 ottobre 1961). Come d’abitudine, Grasselli era al suo fianco.

A Frondizi non fu di grande aiuto la partecipazione al corso. Pochi mesi più tardi venne deposto, con la motivazione che era tollerante verso il comunismo.

Cap. 6

Condividi post

Repost 0