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Sono in pochi oggi a sapere e a parlare della vituperabile condotta dell'attuale papa, colluso nel 1976 con la dittatura argentina che sterminò novemila persone.

In quel periodo, la chiesa cattolica - come sempre assetata di potere - era pienamente consapevole delle violazioni dei diritti umani, torture comprese, ma non fece sentire la minima voce di allarme. La chiesa si comportava, del resto, secondo il suo solito stile e come già si era comportata al tempo in cui aveva favorito l’avvento del nazismo.

Nel settembre del 1979 la pressione internazionale era arrivata a un punto tale che l’ispezione da parte della Commissione Interamericana per i Diritti Umani non poté più essere rimandata.

“Misericordiosamente”, pertanto, il mondo cattolico si offrì affinché tutti i prigionieri fossero trasferiti dall’ESMA, Scuola di Meccanica della Marina, e luogo di torture, ad El Silencio, un’isola di proprietà vaticana, dove i prigionieri torturati potevano essere al riparo da occhi indiscreti. E così avvenne.

La chiesa cattolica aveva fornito non solo questo nascondiglio ai prigionieri torturati ed alle nefandezze dell’ESMA ma iniziò ad avere un diabolico ruolo su due fronti: da una parte raccoglieva le richieste dei disperati familiari delle persone scomparse, impegnati nella ricerca di notizie dei propri cari e, dall'altra, forniva conforto ai militari offrendo loro supporto morale per giustificare le atrocità commesse sui prigionieri.

Queste cose sono documentate con dovizie di particolari nel libro di Horacio Verbitsky intitolato “Il volo”, in cui l’autore ricorda per esempio la perversa azione dell’ex-capitano Adolfo Scilingo, che dopo aver gettato dall’aereo persone vive nell’oceano, era cinicamente incoraggiato dalle altrettanto perverse parole del cappellano Zanchetta, il quale gli sussurrava che quella loro morte era comunque una «morte cristiana», che godeva della benedizione delle gerarchie ecclesiastiche.

Tra i personaggi che collaborarono in tal modo con la dittatura vi erano cardinali, arcivescovi e l’allora sacerdote Bergoglio.

Nel 2006, trent’anni dopo le vicende del colpo di stato argentino del 1976 e dell’infame isola El Silencio, fu pubblicato in Italia un altro libro di Horacio Verbitsky, intitolato “L’isola del silenzio”.

In tale libro Bergoglio, che divenne poi arcivescovo di Buenos Aires e presidente dei vescovi argentini, è accusato di colpe che ne fanno un essere abietto e crudele.

Il libro “L’isola del silenzio” è frutto di un’indagine lunga 15 anni, ricca di testimonianze dei familiari dei desaparecidos, dei prigionieri sopravvissuti, e anche dei militari e dei religiosi coinvolti nella dittatura. Le testimonianze provengono sia da interviste realizzate dall’autore che dai verbali dei processi giudiziari svoltisi dopo la caduta del governo militare. L’elenco delle note bibliografiche contiene oltre 300 riferimenti. Il libro riporta perfino le testimonianze di Bergoglio che espone la sua versione dei fatti nelle interviste realizzate dallo stesso autore.

Due interi capitoli sono dedicati al «programma di rieducazione» dei prigionieri, grazie al quale potevano avere la possibilità di non essere uccisi. La rieducazione aveva un doppio scopo: sottoporre le persone ostili al regime ad un lavaggio del cervello per “convertirle” in collaboratrici e, allo stesso tempo, ottenere informazioni sull’identità dei compagni da arrestare. Ma non tutti erano candidati al “recupero”. I prigionieri erano divisi in tre gruppi: gli irriducibili, i deboli e i recuperabili. Quelli che rientravano in quest’ultimo gruppo dovevano avere un minimo di competenze tecniche, ad esempio un tipografo era un ottimo candidato perché necessario per falsificare passaporti ed altri documenti. In questo modo si reclutavano schiavi utili allo scopo di favorire l’ascesa politica dell’ammiraglio Emilio Massera.

I legami tra la chiesa cattolica e le forze armate fanno parte di una tradizione poco conosciuta ma che dura da quasi due millenni, vale a dire da quando il cattolicesimo diventa religione di Stato. Nel caso argentino, ciò che è raccapricciante è in primo luogo che la chiesa appoggiava i militari a tal punto che non si capisce se la chiesa fosse al servizio delle forze armate, o viceversa. Molto eloquente è l’omelia di un certo Bonamín, citata a pagina 24: «Quando c’è spargimento di sangue, c’è redenzione: Dio sta redimendo la nazione argentina per mezzo dell’esercito argentino!».

In quel frangente, esattamente come al tempo del nazismo, tutti i principi morali sono caritatevolmente messi da parte ed il fine giustifica ogni mezzo, permettendo, in pieno secolo XX, il ritorno agli ormai dimenticati metodi della Santa Inquisizione...

Ciò che più colpisce dei fatti documentati da Verbitsky è che la chiesa non esitò a tradire i propri membri, cioè sacerdoti e catechisti che, seguendo il vangelo di Cristo, si dedicavano notte e giorno ai poveri. E questa è la storia dei gesuiti Yorio e Jalics, che hanno individuato nel cardinale Bergoglio il responsabile delle loro torture, durate sei mesi, ed ai quali è dedicato un capitolo che illustra i punti di vista di tutti e tre questi protagonisti.

L’edizione italiana ha un capitolo in più, che commenta un fatto che Verbitsky non poteva prevedere al momento di mandare in stampa l’edizione originale in spagnolo: e cioè che, dopo la morte di Giovanni Paolo II, il principale contendente del cardinale Ratzinger per la sua successione fosse proprio Bergoglio. E Verbitsky nel 2006 non escludeva che quest’ultimo avrebbe potuto avere - come di fatto è avvenuto - una seconda chance alla guida del Vaticano.

Delle torture dei due gesuiti se ne parla anche nell’articolo di Stella Spinelli dell’11/05/2006 in cui emerge l’aberrante comportamento di Bergoglio, allora Superiore Provinciale, contro questi suoi confratelli, appunto, Orlando Yorio e Francisco Jalics. Nel 1979, Francisco Jalics scappò in Germania. Orlando Yorio morì nel 2000 mai ripresosi pienamente dalle terribili esperienze a seguito delle torture.

Quanto segue è l’articolo integrale della Spinelli Il lato oscuro del cardinale, basato soprattutto sul libro “L’isola del Silenzio” sopracitato.

Stella Spinelli

IL LATO OSCURO DEL CARDINALE

«Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, presidente dei vescovi argentini, nonché tra i più votati, un anno fa, nel conclave Vaticano che ha scelto il successore di Giovanni Paolo II, è accusato di collusione con la dittatura argentina che sterminò novemila persone. Le prove del ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo 1976, sono racchiuse nel libro L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina, del giornalista argentino Horacio Verbitsky, che da anni studia e indaga sul periodo più tragico del Paese sudamericano, lavorando sulla ricostruzione degli eventi attraverso ricerche serie e attente.

I FATTI RIFERITI DA VERBITSKY. Nei primi anni Settanta Bergoglio, 36 anni, gesuita, divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Entrando a capo della congregazione, ereditò molta influenza e molto potere, dato che in quel periodo l’istituzione religiosa ricopriva un ruolo determinante in tutte le comunità ecclesiastiche di base, attive nelle baraccopoli di Buenos Aires.

Tutti i sacerdoti gesuiti che operavano nell’area erano sotto le sue dipendenze. Fu così che nel febbraio del ‘76, un mese prima del colpo di stato, Bergoglio chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che si rifiutarono di andarsene. Non se la sentirono di abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro.

LA SVOLTA. Verbitsky racconta come Bergoglio reagì con due provvedimenti immediati. Innanzitutto li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della chiesa era ormai venuta meno. E la colpa fu proprio di Bergoglio, accusato di aver segnalato i due padri alla dittatura come sovversivi. Con l’accezione “sovversivo”, nell’Argentina di quegli anni, venivano qualificate persone di ogni ordine e grado: dai professori universitari simpatizzanti del peronismo a chi cantava canzoni di protesta, dalle donne che osavano indossare le minigonne a chi viaggiava armato fino ai denti, fino ad arrivare a chi era impegnato nel sociale ed educava la gente umile a prendere coscienza di diritti e libertà. Dopo sei mesi di sevizie nella famigerata scuola di meccanica della marina (Esma), i due religiosi furono rilasciati, grazie alle pressioni del Vaticano.

BOTTA E RISPOSTA. Alle accuse dei padri gesuiti di averli traditi e denunciati, il cardinal Bergoglio si difende spiegando che la richiesta di lasciare la baraccopoli era un modo per metterli in guardia di fronte a un imminente pericolo. Un botta e risposta che è andato avanti per anni e che Verbitsky ha sempre riportato fedelmente, fiutando che la verità fosse nel mezzo. Poi la luce: dagli archivi del ministero degli esteri sono emersi documenti che confermano la versione dei due sacerdoti, mettendo fine a ogni diatriba. In particolare Verbitsky fa riferimento a un episodio specifico: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede nell’Argentina delle torture. Bergoglio si offrì di fare da intermediario, fingendo di perorare la causa del Padre: invece l’istanza fu respinta. Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli esteri, c’è scritto: “Questo prete è un sovversivo. Ha avuto problemi con i suoi superiori ed è stato detenuto nell’Esma”. Poi termina dicendo che la fonte di queste informazioni su Jalics è proprio il superiore provinciale dei gesuiti Padre Bergoglio, che raccomanda che non si dia corso all’istanza. E non finisce qui. Un altro documento evidenzia ancora più chiaramente il ruolo di Bergoglio: “Nonostante la buona volontà di padre Bergoglio, la Compagnia Argentina non ha fatto pulizia al suo interno. I gesuiti furbi per qualche tempo sono rimasti in disparte, ma adesso con gran sostegno dall’esterno di certi vescovi terzomondisti hanno cominciato una nuova fase”. È il documento classificato Direzione del culto, raccoglitore 9, schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires, documento 9. Nel libro di Verbitsky sono pubblicati anche i resoconti dell’incontro fra il giornalista argentino e il cardinale, durante il quale quest’ultimo ha cercato di presentare le prove che ridimensionassero il suo ruolo. “Non ebbi mai modo di etichettarli come guerriglieri o comunisti – affermò l’arcivescovo – tra l’altro perché non ho mai creduto che lo fossero”.

Ma… ad inchiodarlo c’è anche la testimonianza di padre Orlando Yorio, morto nel 2000 in Uruguay e mai ripresosi pienamente dalle torture, dalla terribile esperienza vissuta chiuso nell’Esma. In un’intervista rilasciata a Verbistky nel 1999 racconta il suo arrivo a Roma dopo la partenza dall’Argentina: “Padre Gavigna, segretario generale dei gesuiti, mi aprì gli occhi - raccontò in quell’occasione - era un colombiano che aveva vissuto in Argentina e mi conosceva bene. Mi riferì che l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede lo aveva informato che secondo il governo eravamo stati catturati dalle forze armate perché i nostri superiori ecclesiastici lo avevano informato che almeno uno di noi era un guerrigliero. Chiesi a Gavigna di mettermelo per iscritto e lo fece”. Nel libro, inoltre, Verbistky spiega come Bergoglio, durante la dittatura militare, abbia svolto attività politica nella Guardia di ferro, un’organizzazione della destra peronista, che ha lo stesso nome di una formazione rumena sviluppatasi fra gli anni Venti e i Trenta del Novecento, legata al nazionalsocialismo. Secondo il giornalista, l’attuale arcivescovo di Buenos Aires, quando ricoprì il ruolo di Provinciale della Compagnia di Gesù, decise che l’Università gestita dai gesuiti fosse collegata a un’associazione privata controllata dalla Guardia di ferro. Controllo che terminò proprio quando Bergoglio fu trasferito di ruolo. “Io non conosco casi moderni di vescovi che abbiano avuto una partecipazione politica così esplicita come è stata quella di Bergoglio”, incalza Verbitsky. “lui agisce con il tipico stile di un politico. È in relazione costante con il mondo politico, ha persino incontri costanti con ministri del governo”.

 

Oggi nonostante non abbia mai ammesso le sue colpe, il presidente dei vescovi argentini ha spinto la Chiesa del paese latinoamericano a pubblicare una sorta di mea culpa in occasione del 30esimo anniversario del colpo di Stato, celebratosi lo scorso marzo. “Ricordare il passato per costruire saggiamente il presente” è il titolo della missiva apostolica, dove viene chiesto agli argentini di volgere lo sguardo al passato per ricordare la rottura della vita democratica, la violazione della dignità umana e il disprezzo per la legge e le istituzioni. “Questo, avvenuto in un contesto di grande fragilità istituzionale – hanno scritto i vescovi argentini - e reso possibile dai dirigenti di quel periodo storico, ebbe gravi conseguenze che segnarono negativamente la vita e la convivenza del nostro popolo. Questi fatti del passato che ci parlano di enormi errori contro la vita e del disprezzo per la legge e le istituzioni sono un’occasione propizia affinché come argentini ci pentiamo una volta di più dai nostri errori per assimilare l’insegnamento della nostra storia nella costruzione del presente”.

Tanti tasselli, quelli raccolti dal giornalista argentino nel suo libro che ci aiutano a vedere un po’ meglio in un mosaico tanto complesso quanto doloroso della storia recente di Santa Romana Chiesa».

Verbitsky oggi afferma che Bergoglio e il suo portavoce Lombardi, “tacciono su questi documenti e preferiscono insultare chi li ha trovati, preservati e pubblicati” (Huffingpost.it).

Continuando a comportarsi da fagno (cfr. Signoraggio secondo NV nell'anno 2015 del Sissignore, questo “santo padre” continua da un lato a predicare la pace, e dall'altro a NON escludere la pena di morte e la guerra dal suo catechismo (Pena di morte nel catechismo attuale e precedente e Il catechismo che contraddice il papa”).

I papolatri che ogni domenica sbraitano fanaticamente in Piazza S. Pietro, sono ovviamente ignari della politica NWO (New World Order) di questo nuovo faraone. Ciò fa agghiacciare il sangue, in quanto è segno che davvero l’ignoranza è forza, come profetizzato da Orwell…

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