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Fra i motivi principali che hanno provocato l’attuale situazione catastrofica, detta terza guerra mondiale finanziaria, vi è la progressiva perdita di connessione del pensare umano con la vita. Ciò è dovuto al fatto che è stato progressivamente estirpato dagli uomini il giudizio critico, così che tutte le loro concezioni, radicate sia nel settore religioso, sia in quello scientifico o in quello estetico, hanno sempre più subito tale disconnessione con la vita, mediante l’assolutizzazione di concetti o idee, vale a dire mediante l’assunzione di pensiero “inchiodato” (cfr. “Vernagelt, l’inchiodato”) a precetti anticristiani predicati dal pulpito domenicale.

Un’inclinazione perversa ha di fatto staccato la vita quotidiana dalla ricerca personale in campo religioso o in quello partitocratico. Si pensi soltanto a come da secoli la gente, quella più religiosa, si dedica mezz’ora al giorno oppure solo alla domenica a tale ricerca al fine di trovare un nesso con l’elemento divino-spirituale e sociale che compenetra il mondo.

Quando il cristianesimo potrà impadronirsi ancora degli uomini, cioè quando si incomincerà a pensare a come si pensava prima dell’insegnamento della chiesa cattolica, tutto questo cambierà. Ed allora avverrà che dal cristianesimo sgorgherà un pensare che metterà tutti in condizione di osservare la vita in tutti i campi a ragion veduta, cioè secondo un giudizio che oggi è del tutto scomparso, grazie a predicazioni neotestamentarie fatte però nello spirito veterotestamentario dell’assolutizzazione della regola. È in fondo una forma di pigrizia mentale l’assolutizzazione delle regole e dei precetti, perché si arriva a credere che basta non pensare a un problema per risolverlo. Se le cose fossero così, basterebbe ubbidire alle antiche regole di Dio, per fare la sua volontà. Come mai allora il Cristo non ubbidisce al sabato e dice: “ma io vi dico” rispetto alle leggi della Torà? La risposta non sta nell’assolutizzazione dei versetti biblici ma nel superamento individuale della giustizia degli scribi e dei farisei (Mt 5,20): perché io vi dico. Che significa “io vi dico”? Significa forse che quell’io è solo nel Cristo di duemila anni fa e non anche nell’uomo che dice “io”? Se così fosse, dove sarebbe la risurrezione? Oggi Vernagelt, l’inchiodato, si comporta come se solo l’“io” curiale o della casta della chiesa sia risorto, così che tutti devono obbedire al clero o al ministero dell’economia per fare la volontà di Dio!

Un esempio classico di questa perversione della pigrizia lo abbiamo nella regola di Mt 7,1: “Non giudicate, affinché non siate giudicati”, la quale si perverte nella rimozione incondizionata del giudizio critico, in nome dell’obbedienza al vangelo. Si taglia la testa al toro: basta non pensare più di tuo, e tutto va a posto, così che diventi “apostolo”! È comico, certo, ma in tal modo, le parole di Mt 7,1 diventano anticristianesimo, cioè proprio il contrario di ciò che dovrebbero evocare. Infatti nell’assolutizzazione di Mt 7,1 passa inosservata la cosa più importante, vale a dire i versetti successivi: “perché col giudizio con cui giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo? O, come potrai tu dire a tuo fratello: “Lascia che io ti tolga dall’occhio la pagliuzza”, mentre la trave è nell’occhio tuo? Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello” (Mt 7,2-5).

Tutto ciò non significa che il cristiano non deve giudicare, o che per essere cristiano bisogna essere un “Vernagelt”, cioè un cretino, privo di giudizio critico. Questo è il cattolico papolatra, non il cristiano, e queste cose il Cristo le dice agli scribi ed ai farisei affinché una nuova giustizia superiore all’antica si attui. Le dice per condannare il formalismo religioso, non per riaffermarlo rimuovendo il giudizio critico degli uomini così che solo la gerarchia giudichi per loro!

Ebbene oggi il cattolico pretende di essere cristiano senza usare la propria facoltà di giudizio, “inchiodato” (“Vernagelt”) a questo o a quel versetto del vangelo, come se Gesù prima di parlare o fare qualcosa avesse sbirciato i vangeli scritti dopo di lui. Siamo proprio tutti impazziti con queste predicazioni…

Ecco perché coloro che, nonostante la predicazione cattolica, sono rimasti vivi, interiormente vivi, cioè sani di mente, non seguono tale perversione, che in fondo è accidia. Ed aumenteranno sempre più coloro che si rifiuteranno di seguire i principi di anticristianesimo predicati nel sermone pomeridiano della domenica.

Tutta la vita, durante tutti i giorni feriali ed anche la domenica, gioiranno del proprio giudizio critico in modo solare, senza alcuna paura di pensare con la propria autonoma facoltà di pensiero, che è l’unico vero potere che hanno a disposizione, grazie al loro essere nati e non essere rimasti embrionali nel pensare.

E proprio perché ciò non è ancora avvenuto, o è avvenuto solo in rari uomini, il mondo è entrato pian piano nel caos che ci sommerge tutti.

Si è trascurato di tener d’occhio quello che accade veramente nell’ambiente più prossimo, ed oggi ci si sorprende che si manifestino chiaramente le conseguenze di quella trascuratezza.

Se non si corre ai ripari, ci si sorprenderà sempre di più, perché le conseguenze si manifesteranno ancora più chiaramente.

Oggi non si dovrebbe in nessun caso trascurare quel che si sta preparando nell’umanità su tutta la terra.

Bisognerebbe cercare di procedere mediante un giudizio critico che ci metta in grado di comprendere i grandi impulsi presenti negli eventi del mondo, in ciò che oggi sta parzialmente in modo tanto enigmatico davanti all’attività interiore di ognuno, e che ha già trasformare la struttura sociale in un caos.

Non si dovrebbe continuare lasciando che le cose accadano come vogliono, senza cercare di penetrarle col proprio sano giudizio.

Deve cessare il principio che sostiene: “Questo è da credente; questo è da miscredente; quest’altro riguarda la politica, dunque non mi interessa e rivolgo lo sguardo solo ala mia fede”, ecc.

Bisogna che incominci il tempo in cui anche i fatti più comuni vengano messi in relazione col divino-spirituale, il tempo nel quale le cose desunte dal mondo spirituale non siano considerate solo dal punto di vista più astratto.

Un mutamento favorevole nel sociale potrà aver luogo solo se crescerà l’interesse degli individui per il loro prossimo, perché la struttura sociale è la struttura che collega gli uomini socialmente, e che può risanarsi solo se l’uomo sa di farne parte. Dunque occorre imparare a stare consapevolmente nella struttura sociale.

Il fenomeno malsano che ha provocato la catastrofe della terza guerra mondiale, invisibile in quanto occultata nell’attività finanziaria mondiale, è dato primariamente dal fatto che abbiamo trascurato di occuparci dei princìpi in merito al come stare nella comunità sociale.

L’interesse che ci collega come esseri umani ad altri uomini è cessato, anche se spesso si crede di avere un simile interesse.

Il giusto principio di “amare il prossimo”, “amo tutti gli uomini, mi interesso a tutti gli uomini” non risana alcunché perché è astrattizzato e non riguarda la vita reale.

Si tratta invece di agire sulla vita reale. Questa cosa va capita profondamente: l’incomprensione della vita reale è stata proprio una caratteristica degli ultimi secoli. E questi ultimi secoli, passati senza interesse per i vari processi sociali, hanno provocato la situazione attuale. Ovviamente la situazione attuale darà origine alla situazione futura., Non può essere altrimenti, a meno che gli uomini accompagnino anche col pensiero ciò che succede, ciò che avviene nella vita sociale in mezzo a loro.

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