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Pagina dedicata a Gimmy Moltra ed ai coraggiosi come lui

Chi predica programmi, evoca non realtà ma astrazioni.

Una strutturazione sociale desumibile da esigenze reali non dovrebbe dunque avere a che fare con programmi.

Di conseguenza, l’idea della triarticolazione sociale di Rudolf Steiner può realizzarsi non attraverso programmi ma solo attraverso impulsi storici.

E poiché non esiste la possibilità di parlare di triarticolazione a chi ha il potere, delle due l’una: o ci si adegua alle cose aderendovi con intelligenza, oppure si assiste al caos del loro attuarsi attraverso cataclismi e rivoluzioni, perché il corso del divenire storico del mondo non prevede alternative: al giorno segue la notte così come alla luna piena segue la luna nuova, ecc., dunque una stagione mafiosa che non termini è per il divenire storico un’irrealtà.

La prima di tutte le esigenze è dunque che si comprendano queste cose ricavandole dagli impulsi realmente attivi nel mondo.

Oggi per esempio si parla molto di mafia capitale considerando che la mafia riguarda Roma ma non Roma come IOR (Istituto Opere Religiose) o Roma come chiesa cattolica romana, e nemmeno si può perciò osservare che una mafia senza omertà non può esistere. E gli omertosi appartengono alla sfera partitocratica, massmediatica, e “papolatrica” cioè degli idolatri anticristiani del “Santo Padre” (anticristiani in quanto per essere cristiani non dovrebbero chiamare nessuno “Padre”: Mt. 23,9).

La mafia non potrebbe avere humus in cui affermarsi se non vi fossero questi omertosi.     

Pertanto chi non è in grado di osservare o non vuole, omertosamente, osservare ciò che vuole realizzarsi nel tempo, non può nemmeno prevedere cosa possa succedere domani.

La struttura sociale confusa, che ha provocato le due guerre mondiali e che oggi ne ha messo in atto una terza, nascosta nell’economia ma ugualmente catastrofica, sarà semplicemente sostituita dalla triarticolazione della struttura sociale che ho sempre evocato, accennando al numero tre.

L’unico scopo della triarticolazione è quello di triarticolare in settori diversi ciò su cui confusamente poggia l’unitaria (apparentemente unitaria) organizzazione dello Stato; vale a dire nei suoi tre principali settori: 1) l’ordinamento politico in senso stretto, 2) l’ordinamento socio-economico, e 3) il settore della libera produzione spirituale (o culturale, o immateriale, o del pensare, o dell’io).

Questi tre settori si articoleranno, e in modo sempre più evidente, in modo autonomo in ogni direzione.

Alla catastrofe dell’odierna crisi economica, o della guerra odierna ci si sottrarrà sempre più solo se si sarà disposti a comprendere queste cose.

Queste cose potranno però essere comprese soltanto a condizione di approfondirle davvero.

E affinché quanto sto dicendo non sia frainteso, sottolineo che il problema sociale non è dialettico, né deve essere creato dialetticamente o in altro modo, o discusso in modo teorico, ma è semplicemente qualcosa che va accettato come esistente dato di fatto reale.

Occorre solo concepirlo esattamente e comprenderlo come un fatto naturale.

Se si osservano i fatti senza pregiudizi ci si accorge che l’uomo, soprattutto oggi, è completamente invaso da resti di ciò che egli si ritrova ancora accanto a sé e nella struttura sociale in cui vive, resti che appartengono a tempi antichi.

Le esigenze attuali si prestano però a superare adeguatamente e ordinatamente quei resti.

Se così non fosse, la gente sarebbe tutta contenta di “mafia capitale” o degli applausi a Bergoglio, esempio di pastore, che consegna le pecore al lupo senza difenderle e senza riscattarle (cfr. Emilio Mignone, “La testimonianza negata: Chiesa e dittatura in Argentina”, Ed. Emi), e dell’omertà, così che il silenzio sarebbe un’“isola” senza problemi.

Nella realtà de “L’isola del silenzio” di Verbitsky, le cose stanno però diversamente, dunque non si può davvero essere contenti dei resti faraonici del passato che si insinuano nelle strutture sociali in cui viviamo e che ci schiacciano come avveniva nell’antico clima teocratico, per liberarsi dal quale sorse infine, a costo del sangue che scorreva a fiumi, la triade “liberté, fraternité, égalité”.

La razza di vipere continua invece a giustificare il male, cioè l’anacronismo di una papolatria faraonica che ben si guarda di...  guardare per esempio all’incongruenza degli art. 2266 e 2267 del catechismo cattolico rispetto alla predicazione della cattolica “pace” di orwelliana memoria... (ne parlerò ancora).

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