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http://youtu.be/9doxygPiweM

In latino “Res Publica” significa “Cosa pubblica”. Ma solo in latino, dato che la nostra Repubblica significa in realtà “Cosa nostra”, cioè MAFIA, e la nostra “democrazia” permane un’impossibilità pratica. Infatti, senza la previa eliminazione del monopolio dell’emissione monetaria, tutto l’impianto informativo sembra finalizzato al “divide et impera” dell’imperialismo romano oggi “democraticamente” imperante, come se il “demo” (pluralità) della “crazia” (governo) non significasse sovranità popolare o governo del popolo ma il suo esatto contrario: dittatura, assolutismo totalitario, monocrazia.

Ma la democrazia non è monocrazia.

Io vado al mercato per comprare o per vendere qualcosa, dando per scontato che chi vende o chi compra concorre al suo scopo solo se lo scambio mercatorio è conveniente. Conveniente lo è però solo se lo scambio è democraticamente bilanciato da ciò che è giusto in base al sentimento di uguaglianza da uomo a uomo, venditore o compratore che sia.

Quando però lo Stato democratico garantisce la possibilità della concorrenza attraverso la vessazione dei nativi con scelte obbligate a sostegno dello status quo monopolistico, significa che la libera scelta è impedita e, con essa, è impedita l’uguaglianza.

Lo Stato allora promuove NON la democrazia ma un ingiusto mezzo per attuarla. L’antico adagio del fine che giustifica i mezzi dovrebbe essere allora un anacronismo da superare, dato che il mezzo ingiusto rende iniquo il fine giusto. Senza la rimozione del mezzo ingiusto, che in questo caso è il monopolio di emissione monetaria concesso alla banca centrale DALLO STATO nel 1926 (dovrebbe essere detto ai signoraggisti che credono ancora oggi nell’aggiustamento del mondo tramite la statalizzazione del monetaggio), non può dunque esservi democrazia alcuna, né garanzia di concorrenza democratica o di libera scelta di scambio economico.

L’economia politica è già in sé un’ambiguità in quanto contiene due logiche contrarie: la logica economica della distruzione delle merci per renderle rare e la logica politica che se fosse onesta dovrebbe giuridicamente impedirlo). Ecco perché poi l’economia politica del gioco borsistico sostituendo l’economia reale manda tutto in rovina. Per poter controllare i prezzi di borsa e manovrarli basta l’illimitata disponibilità oggi in mano ai signori del monopolio di emissione dei soldi (ovviamente costoro non sono i soli responsabili della rovina, dato che non solo gli statalisti sono i parassiti che possono permettersi di giocare in borsa, allo stesso modo dei controllori e dei manipolatori di capitali).

Il monopolio di emissione della moneta fu possibile in quanto nessuno pensò che con esso lo Stato si sarebbe comportato ancora da imperatore, cioè in modo tutt’altro che democratico.

Questa palese aporia fra democrazia e scelte obbligate fece dello Stato un traditore della Repubblica perché trasformò la cosa pubblica (res publica) in “cosa nostra”, o cosa dell’imperatore, cioè dell’anacronistico impero romano occultamente riciclato, dato che Roma imperiale aveva imposto il suo primo monopolio sulla coniazione delle monete già nel 1° secolo dopo Cristo!

Chi oggi parla di democrazia o di Repubblica democratica dovrebbe pertanto ritenere impensabili sia le dinamiche del monopolio di un imperatore assente che signoreggia però kantianamente come imperativo categorico, sia le dinamiche borsistiche.

Come in un organismo umano è impensabile che un organo cerchi di prelevare sangue ad un altro perché quest’altro è infortunato o sta crollando, così in quanto individui soci dell’organismo sociale non dovremmo ridurci a cercare solo di prelevare soldi a chi è meno fortunato e sta crollando.

Eppure questa è l’attività dei giocatori borsistici, sostenuta dai banchieri biscazzieri e dai politici loro camerieri, attraverso menzogna su menzogna. se d’inverno la casa è fredda e il termometro segna sotto zero, per riscaldarmi devo riscaldare la stanza, non dimostrarla calda. Per la mera dimostrazione basta un fiammifero: lo accendi e lo avvicini al termometro, e immediatamente il termometro segna che la temperatura si sta alzando. Intanto tu però muori assiderato. Se vuoi scaldarti devi lavorare, pagare il gas che consumi o raccogliere legna e metterla a bruciare nella stufa. Un solo fiammifero non ti può bastare!

Eppure oggi con dimostrazioni e con giochetti di parole ci si comporta come se quel fiammifero potesse bastare: la borsa funziona dunque secondo questo sdoppiamento di giudizi di valore magicamente trasformati in “oscillazioni di borsa”: bastano le parole di qualche politico a produrle.

I problemi economici però rimangono. Il freddo rimane. Questa diavoleria è dovuta al fatto che nell’attuale nostro pensiero debole saltiamo passaggi importanti, dando per scontata questa o quella giustizia della morale convenzionale proveniente e diretta da fuori di noi.

Credo che dovremmo avvicinarci maggiormente a tali passaggi. E “La filosofia della libertà” di Rudolf Steiner offre ad ognuno la libera conoscenza di essi...

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