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La “scoperta” di Ron Paul circa la truffa delle emissioni monetarie senza alcuna garanzia aurea, attuate dalla Federal Reserve, è in fondo ciò che - ben prima di Ron Paul - avevo intuito quando creavo il testo e la melodia del brano “FLAMEL IL BANCHIERE SENZA RISERVE” (https://youtu.be/PZvs4AHlh_U).

 

 

L’intuizione della mancanza della garanzia aurea mi venne grazie ai miei studi sulla triarticolazione sociale ed ai miei contatti con il professore di diritto Giacinto Auriti che - come mi disse telefonicamente nel 2000 - voleva trasformare le banche in tipografie, cioè in ciò che realmente esse sono in quanto usano inchiostro e carta per stampare dal nulla soldi, a fronte dei quali non hanno alcuna riserva aurea. Condividevo questa sua intenzione come un sano pensare, ma sentivo anche che l’attuazione di ciò non poteva arrivare per vie istituzionali o di Stato come invece lui prefigurava.

E la storia ha dimostrato che avevo ragione.

Nel seguente video (“AURITI’S ROCK” https://youtu.be/0pvMyXKVnRg) che avevo registrato nel 2000 e che ripropongo in quanto ancora attualissimo, visti i recentissimi fatti o meglio misfatti di banche ancora una volta salvate dal governo in carica, intendevo divulgare quanto Giacinto Auriti diceva della truffa dell’emissione monetaria.

 

 

Le parole di Auriti pur essendo estremamente chiare, a cosa hanno portato? A nulla di fatto perché la soluzione del problema generato dallo Stato (e non dalle banche, come credeva Auriti), che concede il monopolio di emissione alle banche, non può essere, e non sarà mai risolto dallo Stato stesso.

Domanda logica: che differenza c’è fra le morti per suicidio del risparmiatore perché la banca, con il beneplacito dello Stato, gli rapina i risparmi di una vita intera di lavoro, o dell’imprenditore a cui la banca sequestra tutti i beni a fronte anche solo di una piccola insolvenza, e le morti per mano dei terroristi dell’ISIS? Non è la stessa cosa? La differenza è che per gli atti di terrorismo compiuti dall’ISIS tutti si indignano, mentre per gli equiparabili atti di terrorismo compiuti dai banchieri, nessuno dice una parola, anzi… I politicastri di destra e di sinistra si accordano per eleggere i banchieri a capi di Stato: il fatto che il truffatore Ciampi, governatore della banca d’Italia, sia divenuto Presidente della Repubblica, la dice lunga sulla colpevolezza dello Stato che resta sempre il mandante dei misfatti attuati dalle banche emittenti, che in realtà sono killers di chi lavora generando benessere.

Il problema era ed è infatti culturale. Non è un problema giuridico, né economico. Perché una truffa può essere scoperta solo facendo luce su di essa, e la parola “cultura” ha appunto in sé la luce (in ebraico “ur)”, proprio nella sua etimologia di “culto di Ur”.

Ecco perché, oggi come ieri, la cultura massmediatica e scientista ha invece come suo unico scopo il contrario della verità, l’oscuro, la “materia oscura” dei sedicenti fisici, e… l’oscurantismo degli analisti e degli economisti.

Ecco perché il contrario della verità è quanto si sa oggi dalla TV e dai giornali. Non sto esagerando: ogni qualvolta si sente “bianco” dai TG, oggi sarebbe bene pensare “nero”!

Sappiamo da questi “informatori” che l’America, per esempio, incomincia in questa fine 2015, ad alzare i “tassi” perché le cose, così si dice, incominciano ad andare meglio per gli americani. Ebbene, è vero il contrario, dato che gli anglofoni continuano ad essere i Paesi, le cui fortezze restano le più indebitate del mondo. Ma non solo gli anglofoni. Si potrebbe dire ciò di tutto il mondo occidentale.

L’economia americana, pur avendo il debito (pubblico e privato) più alto del mondo, sembra sempre al riparo solo perché sa trincerarsi dietro un triplice scudo, costituito dalla fede nella sua potenza strategico-militare, dal dollaro, spacciato come unità di conto mondiale, e dal “quantitative easing” (letteralmente “quantitativo facilitato”, ma è un trucchetto: col “quantitative easing” le banche centrali stampano i soldi con cui comprare nei mercati finanziari titoli statali o di altro tipo, provocando immediatamente sul cambio deprezzamento della valuta, dato che più si stampano soldi, più si genera inflazione).

Si tratta dunque di uno scudo di cose insensate fatte credere come piene di senso.

È così avvenuto che, grazie alle debolezze dell’Europa, gli USA sono riusciti perfino a far dimenticare ai mercati ed ai loro analisti che il contagio finanziario è partito proprio dalle bolle tossiche di Wall Street. Allo stesso modo, sono al riparo dall’evidenza della propria disfatta la Germania, che pure ha il secondo più alto debito pubblico mondiale e il terzo debito privato occidentale, la Gran Bretagna, l’Italia e la Francia.

So che questa cosa sembra paradossale. Eppure ognuno può accorgersi del fatto che i tre big del mega-debito del mondo occidentale, USA, Germania e Inghilterra, hanno sempre pagato tassi di interesse minimali, come se la guerra finanziaria li avesse sempre beneficiati più che colpiti o minacciati. Nell’Eurozona invece i tassi di Spagna e Italia hanno sempre pericolosamente ballato ai limiti della sostenibilità, e nei paesi “periferici” più deboli gli interessi sui titoli di Stato si sono sempre impennati in modo costante fuori di ogni scala.

Oggi, perciò, tutte le economie occidentali sono piene di debiti, sia pubblici che privati.

Ciò nonostante, solo alcuni Paesi piccoli (a cominciare dalla Grecia), medi (la Spagna) e la solita Italia, col perenne marchio di inaffidabilità che giustamente o no si porta addosso, sono sotto il tiro incrociato del “downgrading” (concetto valutativo utilizzato per il cosiddetto “declassamento” o revisione al ribasso del grado di affidabilità che un ente emittente titoli azionari e obbligazionari, pubblico o privato, è in grado di esprimere rispetto alla propria capacità di ripagare i debiti contratti, secondo la valutazione che ne fanno le agenzie di “rating” appositamente incaricate), della speculazione, dei disinvestimenti e del rischio di fuga di capitali.

Le grandi potenze debitrici riescono a confondere le idee dei mercati e degli investitori sulla reale sostenibilità dei loro debiti. Su questa attività del confondere le idee si basa dunque il loro sorreggersi al riparo del fallimento, per cui sono risparmiate dalla catastrofe e continuano a lucrare sui disinvestimenti che avvengono negli altri Paesi. Il momento della verità si sta avvicinando nella misura in cui la guerra li toccherà, anche nella misura in cui, volendo evitarla, saranno costretti a dar vita ad una sorta di moratoria generale sui debiti (inclusi i propri), facendo terminare la brama della speculazione che ha finora danneggiato solo i pesci piccoli.

 

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