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“Gli scienziati - scrive Philippe Godard - procedono lungo una propria strada senza porsi mai la domanda sull’uso che verrà fatto delle loro scoperte. Einstein sarà pure passato per un pacifista, ma ha fatto fare passi da gigante alla teoria che ha portato alla bomba atomica ed è uno dei responsabili dei massacri di Hiroshima e Nagasaki. Oggi gli scienziati non hanno fatto nessun progresso in questo campo perché continuano a vivere in laboratori separati dal mondo, anzi lo fanno sempre di più come molti di loro ammettono apertamente” (Philippe Godard, “Contro il lavoro”, pag. 92, Ed. Elèuthera, Milano 2011).
Il seguito della trascrizione di questo video è pubblicato qui:

http://digilander.libero.it/VNereo/senso-dell-auto-movimento-e-la-vergine-yod.htm

 

Ancora a proposito di Einstein

e della sua partitocratica "genialità"

 

Viviamo nel mito della (e nella fede nella) materia, senza renderci conto che tutta la materia è comunque la materia pensata, cioè la materia che non sorge come oggetto di coscienza, se il pensiero non la pensa secondo il PROPRIO movimento.

È evidente come tutta la filosofia materialista sia in sostanza l’idea che vuole muovere la materia, non in quanto sia prassi della materia attuantesi mediante l’individuo pensante, ma in quanto ponendosi come DOTTRINA della prassi e scienza del materialismo, tende a dominare il mondo della natura e la storia né più né meno che come il moto hegeliano dell’idea, cioè come idealismo. Il materialismo è infatti l’idealismo dei tonti che non se ne accorgono!

Questa è la ragione per cui in sostanza il mondo è stato invaso da una dottrina idealistica influenzando vasti strati della società e della politica, cioè operando dinamicamente sulla realtà ma negando realtà alle idee, cioè all’io ed all’attività interiore umana, in altre parole a tutto ciò che come sovrasensibile possa agire sul sensibile.

Questa invasione di imbecillità è potuta avanzare, appunto, con la potenza di questa contraddizione. Anzi, si è fatta persuasiva proprio grazie a questa contraddizione: non in quanto la contraddizione sia consapevole in chi la professa ma in quanto risponde ad una situazione subconscia dell’uomo rimbecillito di questo tempo. Ecco spiegato l’impulso del cretino attuale a risolvere attivisticamente e materialmente problemi che hanno radici unicamente nell’attività interiore. Quei problemi provengono infatti solo dal karma…

L’immateriale, il sovrasensibile, è sempre presente. Ed è percepibile. Eppure non è accettato perché coi soli cinque sensi promossi dalla scuola dell’obbligo non “deve” essere percepito. Eppure si va al cinema e si crede di vedere una storia, non una sequenza di immagini… Così lo si identifica col sensibile, per insufficienza di coscienza pensante. Questa insufficienza è poi codificata come dialettica e la dialettica identifica la forza vitale nelle sue manifestazioni sensibili: ritiene reale la materia percepita e pensata, ma irreale l’io, cioè l’essere che percepisce e pensa, chiamandolo sovrastruttura della materia. Per cui non si distinguono dalla materia le forze vitali del percepire e del pensare.

I fondatori del materialismo riuscirono, sì, a vedere il pensare come attività “riflessa”, ma credettero si trattasse del riflesso del mondo esteriore nell’interiore cioè dell’azione della materia nella coscienza umana. Invece si tratta del riflesso della VIVENTE universalità del pensare, cioè di un’attività superiore della coscienza, in cui l’io vive oggettivamente, costituendo il mondo nella sua realtà e verità.

Restiamo tutti (politicamente, culturalmente, ed economicamente) in uno stato di sogno o di sonno proprio perché le forze intuitive originarie sono vitalità non vista che in quanto non vista non può essere vista come reale. Così, quando con la mera connessione della dialettica, lo scienziato, come psicologo pretende indagare l’inconscio, è veramente lui stesso ad essere afferrato dall’inconscio. Un vero pirla… E la partitocratica genialità di Einstein? Occorrono due parole sulla luce. Perché anche Einstein è un pirla. Qualcuno deve dirlo prima o poi…

 

Sulla luce

 

La velocità della luce NON ESISTE. La luce NON è movimento. Il movimento è soltanto la reazione della materia (elemento sensibile conduttore) alla luce, che è in sé incorporea, immateriale.

Solo la materia può “condurre” (fra virgolette) il movimento. Investigando le forme di quel movimento, non si identifica che cosa percorre la materia bensì mediante quali veicoli ciò che è immateriale, la luce, si presenta sotto forma di movimento nella sfera materiale. La materia, che è priva di luce, riveste e sensibilizza la luce e con ciò fa apparire il movimento. Ma parlare di velocità della luce è parlare di una parvenza.
 
Il darsi della forma, del colore, e del suono degli enti sensibili va riconosciuto sempre come atto interiore che si estrinseca nel percepire. È un’ingenuità della scienza ritenere che la luce si muova, in quanto sembra propagarsi mediante movimento. Parlando del senso dell’auto-movimento (
http://digilander.libero.it/VNereo/senso-dell-auto-movimento-e-la-vergine-yod.htm) ho mostrato già la contraddizione del moto costante della luce rispetto alla non costante relatività. Eppure si accetta la contraddizione come genialità di Einstein. Ma è un’imbecillità: sia la presunta genialità di Einstein, sia la fede in tale genialità. In verità “la figura e l’opera di Einstein costituiscono una delle maggiori mistificazioni di tutti i tempi. Attivista politico più che scienziato, Einstein fu issato ad altezze inusitate mediante l’argano della propaganda, e lì mantenuto per ragioni che di “scientifico” non hanno assolutamente niente” (cfr. B. Thüring, “Einstein e il Talmud. Il tentativo einsteiniano di scardinare la fisica” Ed. AR; cfr. anche S. Freud, “Lettere 1873-1939”, Boringhieri, 1960. Trad. di M. Montinari: il ritratto di Freud nelle lettere private alla fidanzata, ad Einstein, a Mann, a Jung ed altri; http://www.iisf.it/discorsi/einstein/carteggio.htm).

Il movimento è solo il reagire del mezzo materiale, mediante il quale la luce si manifesta.

Solo quel mezzo è misurabile come movimento in quanto reagisce non movendo se stesso ma venendo mosso.

Si crede che sia la luce a muoversi ma essa è un’entità sovrasensibile, immateriale, che entra nel sensibile, nella materia, dov’è percepibile: qui la scienza manca di indagine positiva. Infatti le forme di quel movimento non sono luce. Ciò che con esse è trasmesso non è altro che il veicolo di quanto è creduto luce ma la luce è immateriale, anche se si manifesta mediante materia. La materia (nel caso della luce: la materia più sottile, cioè l’atmosfera) è infatti sempre priva di luce e perciò è reale portatrice dell’oscurità. Modificandosi, grazie alla luce, si può solo dire che la materia è mossa. Mentre la luce è onnipresente in quanto immateriale e come tale è colta sotto forma di movimento dal soggetto che l’accoglie da una determinata fonte.

Ripeto: sembra che luce si propaghi. Ma non è così. La luce è un’entità onnipresente ed extrasensibile, che è appunto posta al di là del sensibile, al di là della materia e che solo l’elemento interiore del percepire può cogliere (attraverso il senso dell’automovimento, non contemplato dalla cultura dell’obbligo o di Stato, o dell’obbligo alla cecità volontaria in nome della genialità einsteniana, che in verità è pecoronismo, bestialità, contraddizione normante la legalità degli schiavi scientificamente persuasi che la deficienza è la regola, elemento che però normalmente non è consapevole a chi percepisce).

L’oscurità è il simbolo della materia. Si immagini un’astronave risplendente e viaggiante nell’oscurità dello spazio: non si può dire che la luce si muova con l’astronave, ma che la luce è presente in ogni punto dello spazio e perciò riflessa dall’astronave in movimento. In verità la luce non ha bisogno di muoversi, perché è. La luce è. Punto e basta (si veda in proposito M. Scaligero, “Il pensiero come antimateria”).

Al cretino sedicente scienziato occorre una più rigorosa coscienza della funzione del pensare nel percepire. Senza questa coscienza la materia diventa per lui un mito, una fede, che è il segno della sua incapacità di penetrare la materia.

Quanto più profondamente il pensare si lega alle categorie sensibili tanto più elevatamente deve attingere all’intimo delle proprie forze sovrasensibili, se vuole avere chiarezza razionale. Ma il cretino lo ignora.

In contrapposizione al superuomo di Nietzsche ed al suo “delirio di potenza”, l’uomo attuale, essendo scientificamente persuaso di essere animale o “bestia” vive davvero se stesso come sub-umano in un “delirio d’impotenza”. Ecco perché di un atto che dovrebbe essere profondità del proprio conoscere, egli fa un’operazione riflessa, che però riflette solo il vincolarsi, l’incatenarsi inferiore, e questo è il perdere potere del pensare. Da qui la sua impotenza pensante e la sua schiavitù appresa a scuola come cosa buona e giusta.

In effetto, il pensare che come attività logico-matematica indaga i processi della materia, dando luogo alla scienza del mondo fisico, alla chimica e alla meccanica razionale, è il tipo di pensiero razionalmente più determinato, e perciò più vincolato alle dinamiche del cervello arcaico, detto rettiliano.

Tuttavia, è proprio per questo motivo che il pensare ha la possibilità di congiungersi col potere più elevato di sé. Perché ciò avvenga l’uomo deve conquistare la coscienza del proprio moto (mediante il senso dell’auto-movimento, appunto) nella determinazione razionale più bassa.

Ciò può avvenire grazie a un atto volitivo, nello stesso veicolo del suo riflettersi. Allora la forza della sorgente può essere suscitata. Solo allora il pensare ha la possibilità di penetrare la materia. Perché supera in sé il limite a causa del quale la materia sembra essergli opposta. Solo allora quel limite scompare, si scioglie, sorgendo come forma, luce, colore ecc., cioè come contenuto interiore. Non esiste infatti una forma che non sia idea.

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