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Il senso della vita è il mezzo mediante il quale posso dire a me stesso: “Sto bene... Mi sento bene”, oppure “Non mi sento bene”. Lo avvertiamo subito se stiamo fisiologicamente in disordine o no. Io mi sento stanco, o sento fame, sete, oppure avverto un senso di forza nel mio organismo. Percepisco tutto questo, così come percepisco un colore o un suono. Dunque lo percepisco prima che l’intelligenza entri in azione. Come stai? Sto bene! È immediato. Allo stesso modo: “Buon giorno... Buona sera”... “Buono” vuol dire “Ti auguro di passare una buona sera”. Oggi molti dicono anche “Buona vita” “Buona giornata”! La televisione ha insegnato a tutti che bisogna dire “Buona giornata”. “Buona Pasqua”, “Buon Natale”, “Buona domenica”, “Buon lunedì”, ecc. Quando percepiamo il nostro stato non è che ci pensiamo. Lo sentiamo: tramite il “senso della vita” l’uomo ha - assieme all’immediata e primigenia percezione di sé - consapevolezza della sua corporeità.

Comprendere l’uomo e i suoi sensi, escludendo fra questi proprio quello che gli conferisce il potere di sentirsi interiorità completa, è come una menomazione di sé. Bisognerebbe perlomeno considerarlo ogni volta che ci domandano: “Come stai?”...

La lettera zodiacale del segno del leone è la lettera TET. Premetto che le considerazioni che faccio sulla lingua ebraica e sulla lingua egiziana,  sono una curiosità, tanto per fare il video: non è che per conoscere il senso della vita bisogna studiare l'ebraico o l’egiziano.

Dunque: la lettera zodiacale del segno del leone è la lettera TET, la nostra “t”, nona lettera ebraica e valore numerico 9, che significa “utero” in ebraico, ed è il luogo dove inizia la vita dell’embrione. Non per nulla il nove, come avverbio latino significa “nuovamente”, e indica un venire alla luce attraverso nove mesi passati nell’utero…

Il geroglifico egiziano della lettera “tet” ebraica è invece un semicerchio superiore, anch’esso connesso con l’esistere. L’esistenza è per l’egizio un fiore e una lepre. Gli egizi distinguevano l’esistenza dalla vita. Per dire “esistere”, trascorrere la propria vita su questa terra, gli egizi usavano due geroglifici, un vegetale e un animale: il fiore e la lepre. L’esistenza è raffigurata in egiziano come un fiore sbocciato ed anche come una lepre dalle lunghe orecchie, dunque anche come capacità di ascolto, a cui si unisce la nozione di riproduzione, dato che è notorio che la lepre è un animale prolifico. La lepre è anche simbolo di Osiride, il dio morto e risuscitato. Scrivendo il termine “un” che significa “esistere”, lo scriba evocava abilmente l’immortalità di Osiride che dopo essere vissuto venne ucciso e smembrato dal fratello Seth, e poi ricostituito grazie all’impegno della moglie, la grande maga Iside. Uno dei nomi più frequenti di Osiride è infatti “Un Nefer”, la lepre perfetta, espressione che si traduce spesso “l’essere buono”, “colui la cui esistenza è rigenerata”. Si comprende allora perché ogni Egizio ambisse a diventare come Osiride: così infarti la sua esistenza - a patto che fosse stata buona e onesta - poteva trasformarsi in eternità.

Questa immagine è presa dalla tomba di Thutmosi 3°. Qui il falco Horus simboleggia il Re che deve unire l’alto ed il basso Egitto, e si trova al centro del serpente a due teste che porta proprio le corone che simboleggiano queste due parti del Paese: il serpente di sinistra, porta la corona rossa del basso Egitto, ed è messo così in rapporto con la “chiave della vita”, così che l’esistenza sia in rapporto con la vita. E questo è anche un augurio. Un augurio karmico. Anticamente “Stai bene” vuol dire “Fai il bravo che poi la vita è eterna...”. Il senso fisiologico della vita è dunque lo stare bene.

La donna. La donna in egiziano si dice “hemet”, ed è per l’Egizio un pozzo. Ma non un pozzo materiale. “Si tratta di un pozzo pieno di acqua fresca - certamente - di una sorgente e, per analogia, di un utero e del sesso femminile”: “hem” (Christian Jacq, “Il Segreto dei geroglifici”, Ed. Piemme 1995). Ritorna l'utero. La donna è come sorgente di acqua fresca, specialmente per quelli che vivevano nel deserto, come l’origine della quotidiana felicità, appunto in un paese caldo dove l’acqua è la prima ricchezza.

Osservando la lettera “tet”, i due serpenti e il nome della donna “hemet” si vede una certa somiglianza che fa pensare appunto all’utero.

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