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Con immagini concettuali sognate o non aventi a che fare con quanto è sensibilmente percepibile si cade facilmente nella teoria della relatività di Einstein, cioè nella fede nell’extrasensibile. Non così se ci si attiene a immagini concettuali realizzate a partire non dall’extrasensibile ma dal sensibile, cioè da oggetti sensibilmente percepibili. La relatività einsteiniana riesce dunque a valere solo scambiando la realtà con la matematica, e/o con la geometria, e/o con la meccanica (cfr. R. Steiner, “Le individualità spirituali del sistema solare”, Ed. Antroposofica, Milano 1995, pp.46-47).

Questo prendere lucciole per lanterne può soddisfare il pensare scollegato dal sentire, o il cervello scollegato dal cuore, però non può soddisfare chi sa ancora connettere il cuore col cervello.

Perciò Heisenberg diceva: “Comprendo la relatività con il cervello, ma non con il cuore” (W. Heisenberg, “Fisica e oltre”, Ed. Boringhieri, Torino 2000, pp.38-39).

E qui ci si scontra con Kant, cioè con un pensare creduto soggettivo e in quanto tale non scientifico, dato che la scienza vorrebbe partire e giungere all’oggettività, anzi, alla più scrupolosa oggettività (mentre il pensare è impalpabile in quanto sovrasensibile).

Il modo di procedere kantiano afferma che le categorie (ma le categorie sono già concetti, quindi pensare), valgono in quanto LEGES MENTIS, cioè manifestazioni della ragione. Aristotele invece chiamava  i concetti “LEGES ENTIS”, manifestazioni dell’essere, ed erano per lui oggettivi ed ontologici, non soggettivi e funzionali come in Kant. Per Kant il pensiero del soggetto, non poteva essere OGGETTIVO e in accordo con l’essenza delle sue “cose in sé”. Poteva tutt’al più essere solo INTERSOGGETTIVO, cioè poteva accordarsi col pensiero di altri soggetti.

Da ciò venne che L’OGGETTIVITÀ sarebbe GARANTE DELL’INTERSOGGETTIVITÀ (poiché la comprenderebbe), mentre L’INTERSOGGETTIVITÀ NON sarebbe GARANTE DELL’OGGETTIVITÀ (poiché non la comprenderebbe).

Ma queste sono solo masturbazioni verbali. Avrebbero senso se i concetti nascessero dalle rappresentazioni. Ma non è così. Infatti è vero proprio il contrario, dato che è la rappresentazione a nascere dal concetto: io percepisco una cosa dall’aggregato sconnesso di sensazioni che ho intorno (colori, calore, odori, rumori, ecc.) e nel rappresentarmela individuo i vari concetti che la formano (il rosso di una rosa, il suo profumo, il calore del sole, una folata di vento, ecc.). Quella rosa lì me la rappresento come è ora davanti a me. La rappresentazione è un concetto individualizzato. Però quando ti parlo della rosa non  mi rappresento più quella rosa lì, ma il CONCETTO di rosa che è qualcosa di universale come il concetto di triangolo. Se io parlo del triangolo non parlo del triangolo scaleno o isoscele o rettangolo. Parlo del triangolo, e il triangolo li comprende tutti. Lo stesso se parlo del triangolo rettangolo: non ho bisogno di parlare di lunghezza dei lati di quel triangolo rettangolo lì, perché quello è un suo caso particolare, così come quella rosa lì è un caso particolare della rosa. Il concetto di rosa è la mia garanzia che tu intenda il concetto di rosa. Non ho bisogno di oggettività scientifica.

Il credente nella garanzia dell’oggettività scientifica non sarebbe un masturbatore verbale se la scienza nascesse dal metodo. Ma così non è, dato che è il metodo a nascere dalla scienza. Infatti la scienza, in quanto concetto, o essenza o ente non materiale, È in grado di poggiare su di sé, così come ogni io umano è in grado di poggiare su di sé. Infatti la scienza essenziale (o il concetto di scienza) pur essendo in potenza forma, non ha alcuna forma; e proprio perché è forma senza avere una forma può prendere tante forme quante sono le realtà che intende investigare. La scienza dunque è UNA (come il suo concetto), mentre i suoi metodi (le sue forme) possono essere MOLTEPLICI (come le rappresentazioni). Da questo punto di vista, il cosiddetto pluralismo scientifico è un’altra aberrazione, un’altra CAGATA PAZZESCA  alla Fantocci. Sensato è casomai parlare di pluralismo metodologico.

Però queste cose chi le sa? Di tutto ciò si è completamente ignari, cioè incoscienti. E cosa si fa allora? Si attribuisce (proiettivamente) a una PARTICOLARE rappresentazione il valore di concetto, o la funzione di concetto, assegnando così valore o funzione UNIVERSALE alla rappresentazione, e valore o funzione meramente NOMINALE al concetto. ALTRA CAGATA PAZZESCA.

Ma vi rendete conto che questa operazione conduce all’alienazione essenziale? I matti non sono solo quelli che si credono Napoleone. I matti sono anche quelli che entrano nelle università per uscirne privi di universalità del pensare, E QUINDI privi di umanità, o privi del pensare stesso. Questi ultimi fanno poi gli economisti…

(Bibliografia essenziale: Francesco Giorgi, “L’antroposofia è scienza?”, ospi.it; Ospi.i (OSSERVATORIO SCIENTIFICO-SPIRTITUALE) è l'unico sito serio italiano in cui si può studiare scientificamente).

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